Principale Politica Lettera aperta al vicepresidente della Regione Emilia Romagna

Lettera aperta al vicepresidente della Regione Emilia Romagna

Lettera aperta ad Elly Schlein

Carissima Vicepresidente della Regione Emilia Romagna,
chi le scrive la stima molto e da tempo segue con grande interesse le sue idee e la sua attività politica, a cominciare dal suo impegno nella lotta alle diseguaglianze sociali, di genere e generazionali.
Ed è proprio di diseguaglianze che vorremmo parlarle. Di quelle che potrebbero amplificarsi, fino ad esplodere, qualora fosse approvata la riforma Gelmini che introdurrebbe nel nostro ordinamento l’autonomia differenziata.
Io e tanti altri sindaci del Sud da tempo abbiamo iniziato un percorso di acquisizione di consapevolezza sulle cause del nostro ritardo di sviluppo, una storia che purtroppo va avanti da almeno centocinquant’anni, al punto che annoia perfino parlarne. Eppure questo gap, anziché diminuire, cresce e le regioni meridionali continuano a essere in coda alle classifiche europee sul PIL procapite.
Sperimentiamo ogni giorno le diseguaglianze causate dalla disparità nell’assicurare servizi cruciali come gli asili nido infrastrutture scolastiche al livello del resto d’Italia, elementi che contribuiscono a ridurre il rendimento scolastico dei nostri studenti, come dimostrano le statistiche Invalsi.
Differenze fondamentali si verificano in ogni campo, dalla dotazione di impianti sportivi ai trasporti, dalla cultura fino alla mortalità infantile, maggiore del 50% nel Mezzogiorno rispetto al Centro-nord secondo la Società italiana di pediatria. Ci sono forti dubbi che i finanziamenti del Pnrr possano incidere significativamente su questi divari: sarebbe stata necessaria una “cura da cavallo” adeguata all’entità dei dislivelli, e i parametri europei di distribuzione dei fondi avrebbero dovuto suggerire di premiare il Mezzogiorno nella misura del 68%.
Sì è invece scelto di attestarsi sul 40%, una quota che, benché vincolata, potrebbe ridursi ulteriormente a causa della scellerata logica dei bandi pubblici che finiscono per avvantaggiare i Comuni più attrezzati, che spesso sono quelli che hanno meno bisogno.
L’autonomia differenziata aggraverebbe la situazione, anche perché, nel frattempo, la riforma del Titolo V della Costituzione ha avviato nel 2001 la stagione del federalismo fiscale senza introdurre gli elementi di perequazione che l’avrebbero reso “solidale”.
Avallare oggi il processo di regionalismo, come – sia pure con molti distinguo e in modo “temperato” – sembra voglia fare la Regione di cui lei è Vicepresidente, rischia di produrre in Italia ulteriori diseguaglianze e pericolosi risentimenti localistici di fasce della popolazione ricacciate in una marginalità senza speranza da quella che l’economista Gianfranco Viesti ha definito la “secessione dei ricchi”. Si asseconderebbe quella logica neoliberista che riproduce assimetrie su scala mondiale dividendo il mondo in territori “forti” e territori “deboli” a seconda di dove l’economia di mercato decide di investire di più.
Oltre al coordinamento “No Ad”, oltre al Movimento 24 Agosto e a diversi parlamentari come Gregorio De Falco ed Elena Fattori, due ex presidenti dell’Emilia Romagna, Pierluigi Bersani e Vasco Errani, si sono pronunciati contro il disegno di legge sull’autonomia differenziata. Lo stesso ha fatto il sindaco di Bologna Matteo Lepore. In questo vediamo i segnali positivi di un Nord che non rincorre le pulsioni egoistiche leghiste ma comprende l’importanza della coesione nazionale.
Insieme agli amministratori di questo “Nord solidale”, noi sindaci meridionali siamo pronti ad avviare un confronto che porti a combattere insieme le cause delle diseguaglianze, anche attraverso lo scambio delle buone prassi, anche attraverso l’intensificazione dei rapporti tra realtà produttive di aree settentrionali e meridionali, anche intervenendo su alcune disfunzioni più pronunciate nei contesti meridionali (corruzione, radicamento della criminalità organizzata, burocrazia, scarso senso cooperativo, eccetera) di cui anche noi sindaci, in quanto classe dirigente, portiamo storiche responsabilità e che comunque sono da molto tempo, ormai, un problema italiano non confinabile solo nel Sud.
Di questo vorremmo che Lei parlasse con il suo presidente di Regione, Stefano Bonaccini, consentendoci di avviare con lui un inedito confronto con un’altra parte del Paese, inducendolo a ripensare l’approccio nei confronti di un tema così delicato e così potenzialmente carico di conseguenze come l’autonomia differenziata. Siamo sicuri che il coraggio non le manca, lei lo ha anche reso uno stile politico. Bene, quel coraggio serve a tutti gli italiani, ora più che mai, e avrebbe un valore esemplare per tutto il mondo.
Davide Carlucci
Sindaco di Acquaviva delle Fonti
Rete Recovery Sud

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