Principale Arte, Cultura & Società La geopolitica della tensione: intervista a Decimo Alcatraz

La geopolitica della tensione: intervista a Decimo Alcatraz

“Un tavolo di esperti e liberi pensatori che nessun talk show ha mai avuto il coraggio di mettere insieme
Fausto Biloslavo in collegamento dall’Ucraina
Generale Marco Bertolini
Ambasciatore Marco Carnelos
Giuseppe Cruciani
Gianfranco Peroncini
In sala
Uno dei più importanti momenti storici di questo inizio di millennio deve essere analizzato attraverso riflessioni di ampia portata e aggiornamenti in tempo reale dal fronte”.
Queste le parole riportate sulla locandina che annuncia l’evento che avrà luogo Giovedì sera, a Milano presso la Fondazione Stelline, alle ore 21.00.
Un annuncio postato sulla pagina facebook del Centro Studi Primo Articolo che dedica ricerche e approfondimenti per indagare la sovranità popolare, proporre riflessioni e visioni su come riportare i popoli al centro della vita politica, economica e culturale.
Tutto questo “perché siano artefici della storia e del proprio destino”, come riportato sulla stessa pagina.
Parleremo di questo evento con lo scrittore e saggista Decimo Alcatraz.
Su Facebook ha descritto questo evento come “il più rilevante a cui abbia preso parte. Per qualità dei relatori, impatto sociale e servizio alla verità”.
“Servizio alla verità”, frase mordace che sa quasi di provocazione in un’Italia dove è Costituzionalmente riconosciuta la libertà di pensiero ma, contestualmente, con liste di proscrizione coi nomi di chi “osa discostarsi” dal pensiero ormai imperante con un solo buono e un solo cattivo. Un pensiero fatto di marchi, di censura e di licenziamenti verso chi è considerato “putiniano”.
Cosa pensa di questa situazione socioculturale in cui versa la nostra Nazione?
“Pare davvero che la teoria di Guenon sulla fine dei tempi e la chiusura dal basso dell’uovo cosmico stia trovando compimento. Tutto appare rovesciato: dai fatti ai valori, dal comportamento degli Stati a quello dei cittadini. La cultura del controllo è stata inoculata nella vita quotidiana delle persone con la scusa di un bene superiore, un interesse sociale che viene poi disatteso dalle decisioni assunte in campo di politica estera, economica, del lavoro. La sovranità non appartiene più al popolo, immediatamente considerato incapace di intendere e di volere, un fanciullino da blandire coi rituali del voto inutile – referendum e amministrative – e da indirizzare a suon di dpcm, decisioni assunte per mandato esterno, tornaconto dei governanti non più ancorati al passaggio parlamentare”.
A suo avviso, la politica nazionale e non solo, come stanno affrontando il conflitto Russo-Ucraina? Quali sono i loro errori e di conseguenza, quale strategia avrebbero dovuto adottare?
“Dopo oltre 100 giorni, l’unica cosa su cui ormai concordano tutti è che il conflitto non sia tra Russia e Ucraina, ma tra una visione del mondo a trazione USA e un modello diverso, che per comodità viene indicato come multipolare. Servirebbe un libro o una conferenza che indaghi la modulazione della narrazione di questa guerra dal giorno 1 ad oggi: la Russia del terribile neo-zar, con cui tutti i politici occidentali per 20 anni hanno intessuto rapporti, stretto mani e dispensato sorrisi, rimane sempre il feroce aggressore, divoratore di bambini e di terre, ma il contesto in cui l’Orso si è mosso è andato via via mutando dalla santificazione di Zelenskj, alla primarietà del ruolo degli Stati Uniti, passando per i rapporti e il ruolo dell’Unione Europea, le speculazioni finanziarie della Cina, la supremazia euroasiatica. Recentemente Anthony Blinken ha rilasciato un’intervista alla CNN in cui ha spiegato in maniera chiara e precisa gli interessi e le ambizioni di questa guerra per procura alla Russia attraverso l’Ucraina. Gli interessi sono di lungo periodo, per tanto appaiono sfumati sullo sfondo e nessun mass media ha volontà, interesse e mandato a renderli evidenti. Blinken ha sottolineato la diversità tra tattica e strategia, ascrivendo alla prima la battaglia per il Donbass e alla seconda la crescita della NATO e soprattutto il disaccoppiamento delle economie russa e cinese. Che ciò accada non è certo, perché in campo ci sono anche gli strateghi di Mosca e Pechino, ma la volontà statunitense è stata espressa in maniera concisa e determinata. Non mi pare di averne letto resoconti sulla nostra stampa e nei talk show dedicati”.
Lei parla di “Liberi pensatori” e mancanza di coraggio dei talk show nell’invitarli.
A questo punto, verrebbe da chiedersi quali siano i contenuti di questo evento al punto da tener ben lontani i suoi invitati dai salotti televisivi.
Aspetto che, sicuramente, non fa onore a uno Stato che si erge a portatore di pace e garante di democrazia.
“I nostri relatori sono stati presenti sia nei salotti tv sia nelle colonne dei giornali, sempre con le stesse modalità: uno contro tutti, la voce stonata o l’esperto che per dimostrare di esserlo deve dire il contrario di quello che tutti dicono. Sono queste le tecniche della disinformazione di massa: non silenziare, ma lasciar bisbigliare così da creare un rumore di fondo insopportabile per le persone alle prese con le rogne quotidiane delle bollette, della precarietà del lavoro, dell’incertezza della salute e la rabbia per le ristrettezze pandemiche. Noi abbiamo invece costruito un contesto molto diverso e per questo rilevante: abbiamo portato a un tavolo menti lucide e informate, che nella diversità delle convinzioni e degli approcci, si confronteranno su un tema che va per oltre il conflitto in Ucraina. La geopolitica della tensione rimanda alla tristemente nota strategia terrorista che negli anni 70 e 80 del secolo passato ha insanguinato l’Italia: oggi l’ambito e l’obiettivo non è più un paese ma una visione della storia, del futuro e delle relazioni che attraversano un mondo che pareva aver trovato nella globalizzazione dei mercati e delle economie la panacea a una parte dei suoi mali e che invece si ritrova con un incendio capace di ardere chissà per quanto tempo”.
Rita Lazzaro

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