Principale Cronaca “Ancora sul caso di Stefano Puzzer”

“Ancora sul caso di Stefano Puzzer”

STEFANO PUZZER, IL PORTUALE TRIESTINO A CAPO DEL MOVIMENTO NO GREEN PASS

di Vincenzo Cerceo*

‘Non riteniamo giusto che l’oblio cada precocemente sulla vicenda che vide l’assalto contro i dimostranti da parte della Polizia all’ingresso del Porto di Trieste, nell’autunno del 2021.

Qualcuno potrà dire che trattasi di cose ormai passate, ma le vicende che coinvolgono i diritti fondamentali della democrazia verso i cittadini non possono considerarsi superati. Innanzitutto, il fatto che allo spiacevole episodio triestino sia seguito l’ancora più spiacevole episodio romano con il DASPO al portuale Stefano Puzzer, poi revocato dal TAR del Lazio, mostra come forse in quella circostanza il potere esecutivo esercitato dal Ministero degli Interni sia stato di qualche linea superiore alle righe nella normale gestione dell’ordine pubblico, e su ciò va effettuata una valutazione, non per criticare tale comportamento ma per riflettere meglio in situazioni che potrebbero anche ripetersi.

Se un Tribunale Amministrativo ha deciso di non convalidare un provvedimento della Questura di Roma, che restringeva pesantemente il diritto di quel cittadino, la cosa non può essere considerata assolutamente normale, ed è spiacevole che tutto ciò accada proprio nella Capitale, dove la vicinanza al Ministero è un dato di fatto obiettivo. I diritti dei cittadini vanno difesi innanzitutto dal potere costituito, ma se un TAR è costretto ad annullare un DASPO in quanto eccessivo per un comportamento che più innocuo di così, parlo di quello di Puzzer, non poteva essere, forse sarebbe opportuno riflettere meglio su quale sia la reale situazione nel nostro Paese in proposito.

Ma torniamo anche al momento in cui il funzionario ministeriale, dott. Fabio Soldatich, ordinò la carica ai dimostranti, i quali erano seduti davanti all’ingresso portuale che aveva in ogni caso uno spazio attraverso il quale il traffico portuale era assolutamente garantito.

Forse un dialogo più pacato ed un’azione più blanda avrebbero portato allo stesso risultato. Per concludere ci pare strano che ad ordinare quella carica sia stato inviato un funzionario che non di ordine pubblico si occupava (quando arrivò a Trieste), bensì nell’ambito della Questura triestina svolgeva funzioni di pubbliche relazioni ed altro. Naturalmente è la Questura che decide chi incaricare di servizi simili ma in quel caso molti cittadini avrebbero preferito che fosse tenuto un comportamento diverso.
Dott. Vincenzo Cerceo – Colonnello (c.a.) della Guardia di Finanza*

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