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Fil …per passione

Filippo Debernardis: dalla radio alla IULM di Milano. Piccoli uomini crescono

di Roberto Traetta

Nonostante il dominio dei social network, la radio continua a essere uno dei medium più amati e seguiti d’Italia.

Dopo una fase di flessione, ultimamente la radio sta vivendo una seconda giovinezza in un proficuo connubio con le tecnologie digitali.

Dato di fatto che si può cogliere dai tanti volti televisivi che, negli ultimi tempi, hanno deciso di tuffarsi nell’esperienza. E la lista è davvero lunga.

La radio è essenzialmente esercizio di passione. Come quella che anima Filippo Debernardis, per i suoi tanti ascoltatori… solo Fil.

Classe 2003, altamurano, è una delle voci più interessanti del circuito radiofonico locale. Da circa un anno conduce un programma di intrattenimento musicale attraverso i microfoni di Radio Regio, una delle stazioni radiofoniche storiche di Altamura.

La comunicazione in radio, si sa, si è virtualizzata grazie alla mediazione con i telefoni, whatsapp, Facebook e Twitter. Come dire: mondo analogico e mondo digitale che si fondono per dare vita a qualcosa di molto intrigante, che strega giovani e adulti.

E il programma di Fil rispecchia questo mood. È un contenitore dove si alternano canzoni, momenti di riflessione con ospiti che variano di puntata in puntata, mettendo al bando superficialità e assenza di pensiero. Tema centrale, la musica, ovvero il suo dolce tormento, soprattutto quella che passa dal Festival di Sanremo, “virus” benigno trasmessogli da suo padre, fervido cultore della manifestazione canora.

Il suo spazio in radio si intitola “L’ora di Fil”, che potrebbe somigliare a tanti altri programmi fotocopia. Invece a renderlo originale ed estroso è proprio la sua personalità frizzante, affiancata dalla immarcescibile Rossella Simone, la sua docente di inglese presso il liceo scientifico Federico II, presenza che Filippo ha voluto fortemente accanto a sé per il suo debutto. Una sorta di sostegno morale.

Sì, perché Filippo è un liceale alle prese con la maturità. A settembre, diploma in tasca, lo attende un percorso universitario entusiasmante presso la IULM di Milano, che gli permetterà di entrare nel mondo dello spettacolo, come autore di programmi radio-televisivi, oppure come giornalista. Insomma, gli piacerebbe diventare un conduttore preparato, un vero anchorman, magari seguendo le orme di Carlo Conti, suo idolo.

Forse è presto pretendere da lui il talento, ma alla sua età è sufficiente parlare di passione e di intelligenza, doti che non tutti i suoi coetanei possiedono.

Perché il talento non deve essere un punto di partenza, ma un obiettivo di vita, una scoperta lenta e meravigliosa che accompagna un percorso esistenziale, dall’adolescenza alla vecchiaia.

Filippo dunque è un appassionato di comunicazione, sogna di far esplodere e di affinare il suo talento in contesti professionali e professionalizzanti. Per questo vuole studiare, affilare i “ferri del mestiere” che già maneggia con buona disinvoltura.

Al momento è soddisfatto: c’è chi crede in lui come Roxa (curioso nome d’arte della professoressa scelto per l’occasione), e il direttore di Radio Regio, Alessio Dipalo, che qualche mese fa ha deciso di metterlo ai microfoni della sua emittente, quando si è accorto delle sue doti durante una manifestazione scolastica.

Filippo brilla davvero, ha stile che sgorga da un fertile intreccio tra impegno, studio e maturità. Il suo programma trasmette qualità e per Altamura risulta molto innovativo. Fin troppo. C’è di tutto all’interno: i tormentoni musicali del momento, la leggerezza non frivola, un pizzico di sana informazione. Il suo eloquio fa il resto: sciolto, supportato da una dizione pulita e da un registro colloquiale. Banditi tecnicismi e inutili pose intellettuali, “L’ora di Fil” punta all’immediatezza e alle soluzioni creative, investe in ciò che lo fa star bene. Il gradimento del pubblico poi è la conferma che è ben sintonizzato sulle frequenze della gente comune. Certo, sa comunicare non solo con il suo target anagrafico, quello più prossimo per età, ma anche con fasce eterogenee, senza risultare scontato. Il suo punto di forza, (strength…come direbbe la sua insegnante di lingue) è la semplicità, essere se stesso, senza maschere e orpelli da divo.

E in una società addormentata, che spesso non riconosce meriti e virtù, Filippo può rappresentare una scommessa di cambiamento. E …ora che qualcosa cambi.

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