Principale Politica Taranto – Rosa D’Amato il mio commento al voto comunale

Taranto – Rosa D’Amato il mio commento al voto comunale

Taranto, l’istanza ecologista sfibrata nelle urne. Astensione e voto parlano chiaro.

È tempo di allestire un fronte ecologista, progressista, coerente e tenace sui temi della qualità della Vita e del Lavoro.

Auguro al sindaco Melucci, e a tutti i consiglieri eletti, un proficuo lavoro per il bene della nostra Città. Sull’obiettivo la mia disponibilità è totale.

Il dato politico è nell’astensione. Duole affermarlo ma è così.

Il messaggio reale, forte e chiaro, costante nella sua progressione temporale – una parabola inesorabile discendente dal 2012 – giunge da chi decide di non decidere.

Da questo punto di vista, i candidati sono stati sconfitti dal 48% dei tarantini, vertice basso di un comune denominatore che lega la città alla Puglia e all’Italia dove anche per il proprio sindaco i cittadini non votano più come prima (dal 1993, debutto dell’elezione diretta, ai primi anni del 2000, le medie erano ben oltre il 70%).

Dunque, cosa succede in città?
Nulla di così tanto diverso da quanto accade in altre località italiane.

Aumenta sempre di più il numero degli italiani che non votano per il proprio sindaco.

Ma ci hanno detto che Taranto è peculiare, strategica, centrale, irrinunciabile alla ragion di Stato e all’economia europea.

E allora succede tanto, tantissimo… se la metà dei suoi residenti è stanca di dover determinare il proprio destino politico-amministrativo.

Una riflessione amara, condita peggio dalla valutazione del consenso emerso: l’istanza ambientalista è in profonda crisi, dopo essersi sparpagliata tra le liste, riconoscibile con sfumature diverse, persa negli eufemismi.

Siamo in tanti a volere Taranto libera dal cappio industrialista che a tutti i costi sembra doversi stringere al collo di questa comunità ormai a corto di fiato, sfiancata dai decreti salva Ilva e da una serie ripetuta di incursioni governative e politiche che hanno restaurato ciò che sembrava stessa cedendo sotto i colpi della “primavera tarantina”.  Stagione che le urne rischiano di aver archiviato per sempre.

Per evitarlo, occorre adesso un’azione matura e condivisa dopo aver preso atto di quanto dicono i numeri.

Non è facile commentare il dramma politico nella città del dramma ambientale.
Ma va fatto senza tanti giri di parole: il filo comunemente definito No Ilva si è spezzato?

Le urne lo hanno decretato anche perché la proposta elettorale locale quel filo lo aveva già sfibrato.

Basti confrontare le coalizioni di appena cinque anni fa e quelle allestite per il 12 giugno scorso per osservare un quadro stravolto, interi pezzi di attivismo contro l’inquinamento scomparsi, altri legittimamente in corsa isolata o riposizionati per tentare di incidere… dall’interno.
Ce la metteranno tutta, di sicuro, dentro il dibattito consiliare e nell’Amministrazione.

Sull’obiettivo dichiarato di liberare davvero Taranto dalla morsa inquinante, avranno la mia disponibilità di parlamentare europea ed attivista ecologista tarantina, e quella gruppo Greens/Efa, per proseguire le battaglie e per costruire percorsi virtuosi.

Tornando al voto, sul piano dei numeri assoluti il centrosinistra si afferma nel segno della continuità, sfondando nei seggi anche grazie all’apporto di candidati al Consiglio capaci anche di fare corsa a sé.
Il centrodestra si è confermato “una somma” che per dirla con Totò mai e poi mai avrebbe fatto “il totale”.

Sul piano relativo, la città registra una svolta e alcuni spunti di riflessione: scompare At6 dai radar municipali (prima volta dal 1993..).
Fratelli d’Italia non sfonda come forse avrebbe potuto se il centrodestra non avesse candidato a sindaco un ex dirigente del Pd.
La sinistra è ormai un pezzo della memoria elettorale.
Il centro si afferma ovunque, ritagliandosi spazi potenziali di mediazione non indifferenti.
Il Pd si risolleva rispetto a cinque anni fa.

Infine, il Movimento Cinque Stelle che anche a Taranto perde il contatto con gli elettori dopo averlo perso con la propria storia.

E se l’ambientalismo l’occasione la perse nel 2012, il M5S paga ancora lo scotto dei gravi errori compiuti nel 2017, quando il  destino elettorale di Taranto non fu deciso a Taranto!
E paga anche un’involuzione tematica che non convince sul piano nazionale.

C’è quindi un enorme vuoto politico sancito dalle urne (astensione+istanza ambientalista in difficoltà…) ma non si avverte un senso di smarrimento tra chi credeva e crede ancora che la battaglia non si debba mollare.

L’esigenza di proseguire alla costruzione di un fronte largo ecologista e progressista, maturo, consapevole, forte e tenace sui temi roventi del nostro tempo (dall’ex Ilva … all’emergenza climatica, passando per tutte le istanze di ambiente e salute che riguardano chiunque!) si fa pressante e trova oggi nuovi spazi di ragionamento e confronto.

A Taranto come in Puglia, in Italia come in Europa, è tempo di accelerare e di spingere maggiormente sulla qualità della vita attraverso una politica che restituisca fiducia ed entusiasmo alla gente.

Non esiste la disaffezione alla politica. Esistono politiche sbagliate che allontanano la gente.

Rivolgo al sindaco Rinaldo Melucci l’augurio di un proficuo e significativo lavoro per il bene della nostra Taranto.

Tra i banchi del Consiglio, in maggioranza come all’opposizione, chi lotta per l’affermazione della Vita e della Salute, del Lavoro al Sicuro, della tutela dei Diritti di ognuno, muovendo la propria azione sulla imprescindibile linea della trasparenza e della coerenza, mi avrà accanto se il traguardo da tagliare sarà il comune obiettivo di vivere un giorno in una TARANTO… LIBERA!

E’ l’unica vera matrice di una possibile trasversalità d’intenti, fatte salve premesse e sfumature di ognuno. E il rispetto delle parti.

Rosa D’Amato
Parlamentare europea
Green/Efa

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