Principale Arte, Cultura & Società Il fascino della politica estera – retrospettiva del prof. Pietro Pepe

Il fascino della politica estera – retrospettiva del prof. Pietro Pepe

Il fascino della politica estera - retrospettiva del prof. Pietro Pepe

Foto di copertina: Prof. Pietro Pepe

by Giovanni Mercadante

Il Prof. Pietro Pepe, già Presidente del Consilio Regione Puglia, sempre attento alla politica generale, questa volta ha affrontato l’arte del governo salendo sulla  scala dei valori più alti, quella della politica estera.

Tema fascinoso per la complessità delle dinamiche geopolitiche, di cui bisogna possedere ottime argomentazioni storiche nelle analisi critiche.

Lasciamo al lettore il gusto di apprezzare le sue riflessioni sulla situazione del conflitto russo-ucraino, riportando qui di seguito il suo testo integrale.

“Dal Comunismo alla finta Democrazia Russa, dalla invasione dell’Ucraina alle sanzioni Occidentali”

Da appassionato di cultura politica generale sono sempre rimasto affascinato da quella estera, perché ti proietta nel mondo e ti spinge a conoscere gli ordinamenti giuridici e i relativi sistemi politici degli altri Stati.

Gli occhi sono caduti sulla Russia e sulla perdurante invasione dell’Ucraina e sulle tragiche conseguenze che ogni guerra produce con i problemi sociali, economici e culturali.

Ho iniziato la mia analisi utilizzando “l’incipit” di un articolo apparso sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” del direttore Partipilo che scriveva: “Non c’è niente di più attuale del passato” ricavata da una frase dello storico Marc Block (1886-1944) ucciso dai nazisti durante la Resistenza Francese, inventore dell’analisi storica.

La riflessione è stata complessa ed ha richiesto un’indagine a tutto campo;  per farla mi sono rifugiato nella cultura e in particolare nella nostra storia che già dai tempi antichi è stata assediata da profezie apocalittiche presenti nelle Sacre Scritture e in libri scolastici che possono offrire qualche utile riflessione all’uomo contemporaneo.

Il dibattito è stato ricco; tanto che mi sono chiesto: sta forse tornando di moda la “Buona Politica” che impone a chi la esercita in questo mondo globale pieno di conflitti e disuguaglianze una visione mirata a superare i tanti opposti dentro la società del terzo millennio.

Ce ne siamo accorti all’improvviso, quando è stata sferrata dalla Russia la micidiale invasione armata dell’Ucraina. E’ di nuovo tornata la guerra in Europa che riapre l’antica questione dei rapporti tra Ovest ed Est; dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa venne divisa tra gli americani e i suoi alleati con il patto Atlantico, e i Russi con la Federazione delle Repubbliche Sovietiche, con il “Patto di Varsavia”.

Partirei dalla straordinaria saggezza di Aristotele che scriveva: “Vincere una guerra non basta, è più importante organizzare la Pace”. Segue Leone Tolstoy, lo scrittore russo, che ricorda al mondo che: “l’uomo persegue sempre la pace, ma che in qualsiasi momento è sempre pronto a fare la guerra”.

Eravamo convinti che l’ipotesi di un’invasione di un paese sovrano da parte di una potenza straniera veniva considerata fuori dal mondo. Invece dopo 77 anni di pace si è materializzata una guerra vera, purtroppo, spietata e disumana. L’Europa che stava concentrandosi sul “PNRR” cioè sul suo “Piano di Rinascita” ha sottovalutato la dichiarata nostalgia del Presidente Putin di desiderare la ricostruzione della grande nazione zarista; Una vera espressione di Revanscismo, cioè una disperata voglia di rivincita.

Infatti per lui la più grande tragedia del Novecento non è stata la guerra mondiale ma la dissoluzione dell’URSS, cioè dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

È tornato l’uso medievale della forza che, purtroppo, nei secoli ha attraversato la storia dell’uomo. Si impone un breve tuffo nel passato per raccontare gli avvenimenti più significativi dei 2000 anni trascorsi, seguiti da diverse civiltà, dinastie e sistemi politici.

Il più duraturo è stato quello “Monarchico”, che solo dopo il 1945 è stato sostituito da  quello Repubblicano e Democratico in Italia ed in Europa. Infatti siamo passati dalla caduta dell’Impero Romano all’affermazione del Cristianesimo che è diventata la religione di Stato; dalle invasioni barbariche al Sacro Impero Romano di Carlo Magno dell’800 sino al Medioevo con le dinastie dei “Franchi e dei Normanni, degli Svevi con il nostro Federico II, degli Angioini, degli Aragonesi e dei Borboni”. Abolito il sistema feudale e la schiavitù con la Rivoluzione Francese del 1789 si affermano i valori della “libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza”; si rimette in moto la guerra con il secolo breve del 1900, che aveva per oltre vent’anni regalato il Fascismo all’Italia e il Nazismo all’Europa.

Il dialogo viene sostituito dalla “violenza politica e dall’uso spregiudicato del potere”. A nulla è servito il libro illuminante di George Orwell “La fattoria degli animali” con la sua incisiva allegoria sul potere assoluto.

Netta la sua contrarietà a ogni totalitarismo, agli scandalosi privilegi dei Tiranni e che adottano solo leggi e regole fatte su misura per loro. È il ritratto del presidente russo e dei suoi oligarchi.

Le attuali ambizioni di Putin evocano il passato, quando la Russia si allargò fino alla Svezia e all’Alaska; una espansione mossa da motivi politici, economici e religiosi. Sin dal 1500 Mosca si vanta di essere la “Terza Roma” con i suoi sogni di grandezza, prima, durante e dopo l’avvento dal “Comunismo”.

Nel 1917 inizia la Rivoluzione, lo zar Nicola II si dimette ad ottobre. Lienin prende il potere e quattro anni dopo con Stalin nasce l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche con l’idea di diffondere il Comunismo in tutto il mondo assieme alla statalizzazione dell’economia e alla dittatura del proletariato.

Dopo la fase nazifascista e la vittoria degli alleati nel 1945 con la Conferenza di Yalta (Crimea), l’Europa venne divisa in Ovest e in Est. Negli anni ‘60 arriva Krusciov e avvia il processo di distensione con gli USA; purtroppo bloccato dai suoi successori Breznev, Andropov, Cernenko.

Nel 1985 viene eletto segretario generale del Partito Comunista Gorbaciov. Realizza la Perestroika ristrutturando l’assetto del potere e dei rapporti tra lo Stato e i cittadini e liberalizzando l’informazione della “Glasnost”.

Riceve il premio Nobel per la pace nel 1990. Con il crollo del comunismo si dissolve l’URSS; Golbaciov viene allontanato e al suo posto succede Eltsin che attribuisce i poteri esecutivi al Capo dello Stato.

Nasce la Repubblica presidenziale e nel 1999 Putin, già responsabile del servizio segreto detto (Kgb), diventa primo ministro e nel 2004 eletto Presidente. Al suo secondo mandato, modifica la costituzione russa a suo vantaggio, cioè può essere “rieletto” senza alcun limite temporale.

Con lui sorge, anche, il nuovo potere “Cibernetico” e la Russia risulta la più attrezzata alla guerra Cibernetica. L’Italia, solo l’anno scorso nel 2021, ha messo su la sua Agenzia Nazionale per la “cyber security”.

Intanto viene proclamato con un referendum svolto nel 1997 l’indipendenza dell’Ucraina. Il filorusso Kucma resta in carica sino a quando nel 2019 viene eletto Zelensky, Capo del movimento Democratico Ucraino.

Tre anni dopo, il 2022, Putin riconosce l’indipendenza delle Repubbliche separatiste nel Donbass e il 24 febbraio invade l’Ucraina. Si apre un nuovo capitolo della nostra storia, la Russia negli anni si è trasformata in una dittatura fascista, spacciata per finta democrazia.

La guerra e le bombe, sebbene siano state sganciate in Ucraina, hanno effetti devastanti anche su di noi, sulla nostra società, sulla nostra economia, sul futuro dei nostri figli; da questi dati il fattore che dominerà la vita dell’Europa sarà la percezione della precarietà della pace e della minaccia costante alla nostra libertà; accanto alla corsa agli armamenti, all’impennata del prezzo del petrolio e del gas, del grano, e delle materie prime, gli europei hanno approvato le dure sanzioni inflitte alla Russia.

Un quadro politico generale che crea paura ed ansia, perché non prevede al momento una soluzione diplomatica e politica ed un ritorno alla normalità. Come reagire di fronte a questa realtà pericolosa: l’augurio che possa finalmente rafforzarsi negli europei la convinzione di accelerare la costruzione di una Unione più forte e più unita con una sola politica estera e con una sua politica di difesa, con un esercito comune ed un’efficace legislazione sociale così come fu pensato dai padri fondatori. In una parola la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Prof. Pietro Pepe

già Presidente del Consiglio Regione Puglia

 

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