Principale Cultura & Società La Voce in Divisa: intervista a Elena Ricci

La Voce in Divisa: intervista a Elena Ricci

La Voce in Divisa: intervista a Elena Ricci

di Rita Lazzaro

Domenica 5 giugno, a Torino, ha avuto luogo la cerimonia di commemorazione per il 208° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Il tutto celebrato con una corona d’alloro posta al Monumento dei Caduti all’interno della storica caserma ‘Bergia’ di piazza Carlo Emanuele a Torino, che ha ospitato il Comando Legionale e che nel 1815 fu la prima sede torinese del corpo dei Reali Carabinieri.

Cerimonia avvenuta in presenza di diverse cariche: il comandante della Legione, Piemonte e Valle d’Aosta, il generale di Divisione Aldo Iacobelli, il prefetto di Torino Raffaele Ruberto, il comandante provinciale, il generale di Brigata Claudio Lunardo, il comandante della Legione dei Carabinieri Forestale Piemonte Benito Castiglia e una delegazione di una rappresentanza.

Commemorazione o forse, dovrebbe essere un momento di riflessione sulla situazione in cui versano i nostri uomini e donne in divisa?

A questa domanda e alle prossime risponderà la dott.ssa Elena Ricci, nella rubrica “La Voce in Divisa”:

-“L’annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri è un momento importante che serve innanzitutto a ricordare quanto forte e preziosa sia la presenza sul territorio di uomini e donne che quotidianamente si sacrificano la nostra sicurezza. L’Arma dei Carabinieri è fatta da uomini, padri e madri, chiamati a sacrifici e rinunce importanti, alle quali mai si sottraggono per alto senso del dovere. Ovviamente, oltre a ricordare chi sono e cosa fanno, occorre ricordare come lo fanno e con quali sforzi. La situazione in cui versano tutte le forze di polizia in Italia, non è sicuramente delle migliori: organici sempre carenti, equipaggiamenti scarsi o poco idonei e malessere diffuso. Non possiamo non citare il triste fenomeno dei suicidi tra le forze dell’ordine che in questo 2022 sta registrando numeri catastrofici. In soli 5 mesi contiamo, purtroppo, già 30 episodi”.

A tal proposito, da ricordare altresì la denuncia dei sindacati durante il governo Renzi: “Le criticità dell’organico comportano un disagio per gli agenti che, per sopperire alle esigenze d’ufficio, sono costretti a fare doppi turni, a dover rinunciare al riposo settimanale o alle ferie” – puntando il dito anche contro le carenze di mezzi e strutture- “Autovetture vecchie o inadeguate, strutture fatiscenti, dotazioni come caschi e giubbotti antiproiettile scaduti o inidonei. Ad esempio per gli agenti donne non ci sono le misure”.

Per di più, secondo i sindacati, anche le stesse pistole in dotazione sono datate, e nessun poliziotto è mai stato addestrato a sparare contro un bersaglio in movimento.

Questo è quanto veniva denunciato nel 2016.

E oggi? E’ ancora così? O la situazione è migliorata o addirittura degenerata? E se è ben lontana dal mostrare segni di miglioramento, quali sono stati gli errori della politica e degli stessi sindacati e cosa dovrebbero fare affinché si risani?

-“Quanto alla formazione, stando alle attuali denunce dei sindacati, la situazione sicuramente non è variata dal 2016. Per fare un esempio, qualche settimana fa, il Nuovo Sindacato Carabinieri ha denunciato che a Roma e Napoli il reparto scorte incontra numerose difficoltà perché il personale che vi viene aggregato non ha adeguata formazione, non possiede le qualifiche previste e i mezzi a disposizione del reparto sono datati e non idonei. Se invece dobbiamo parlare di errori della politica, bé direi che molto spesso all’eccessiva propaganda sono seguiti pochi fatti. La sicurezza dovrebbe essere centrale nelle priorità di un Governo e non oggetto di campagna elettorale”.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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