Principale Arte, Cultura & Società  Origine dei titoli nobiliari, istituti e organi di araldica

 Origine dei titoli nobiliari, istituti e organi di araldica

Nell’antica Grecia tutte le famiglie reali si vantavano di discendere da Zeus. Durante la dominazione Achea del XV secolo a. C. il Laos, ovvero il ceto Nobile e guerriero costituiva l’aristocrazia che esercitava la sovranità sui paesi conquistati.
A Sparta per un determinato periodo il potere fu diviso tra le due famiglie aristocratiche “diarchia”che vantavano una genealogia Divina ovvero gli Agiadi e gli Euripontidi. A Roma erano i Patrizi ed esercitare funzioni pubbliche per ricoprire cariche di Stato.
I romani avevano sviluppato il senso della gens, del vincolo di sangue che la univa, diffuso in tutti i popoli civili come i greci ma anche tra i barbarici quali i Tartari.
Sebbene le distinzioni di rango della genealogia, tutti gli appartenenti alla gens si ritenevano discendenti dal primo fondatore della tribù, un capostipite comune individuato dal nomen gentilizio, il prenomen individuale, il cognomen che divenne ereditario per distinguere padri e primogeniti durante la Repubblica e l’impero.
Testimoniata da Tacito, l’usanza del capo barbaro di circondarsi di fedeli, aveva avuto un chiaro sviluppo nell’età merovingia, quando intorno alla figura del re si era costituito un gruppo di guerrieri scelti (trustis) che a lui prestava il servizio militare e che per questo si collocava su un piano più alto nella scala sociale. Chiunque avesse ferito o uccidesse uno di loro, era destinato a pagare un indennizzo, il guidrigildo. Gli elementi del rapporto feudale si definirono quando i guerrieri della trustis cominciarono a ricevere dal re protezione ma anche beni in cambio del loro servizio armato.
Prima della nascita dei regni romano-barbarici (circa nel VI sec. d.C.) un sistema molto simile a quello feudale fu istituito in Danimarca che era abitata da un popolo vichingo che darà, successivamente, il proprio nome a una regione nel nord-ovest della Francia, i Normanni. A seguito di questa recente scoperta, alcuni storici attribuiscono la nascita della “rete vassalla” a questi ultimi.
I titoli propri degli appartenenti alla nobiltà più antichi, sviluppo di istituzioni romano-barbariche, risalgono ai secoli X-XIII, epoca in cui a essi era ancora connesso l’esercizio di diritti e poteri feudali. Dalla nascita o rinascita delle città derivarono i titoli nobiliari del patriziato delle repubbliche aristocratiche (Genova e Venezia) o dei decurionati delle città minori e, più tardi nell’epoca delle signorie, i titoli nobiliari conferiti dai grandi vassalli dell’impero e dai vicari imperiali.
A partire dal sec. XIV si diffusero i titoli nobiliari puramente onorari, conferiti per diploma o lettera di nobilitazione da imperatori, papi, re, principi e città. Non esiste una teoria veramente soddisfacente che possa spiegare la nascita e il repentino sviluppo dell’araldica, in tutti i paesi d’Europa.
La maggioranza degli studiosi la ritiene apparsa nel XII secolo con la nascita dei tornei, utilizzata dai membri dell’aristocrazia e del clero, ma è stata anche avanzata l’ipotesi che essa sia nata durante le Crociate, quando i cavalieri cristiani avrebbero imitato l’usanza islamica di distinguere i cavalieri per mezzo di emblemi, colori e disegni simbolici applicati sugli abiti e sulle bardature dei cavalli, sugli scudi e sugli stendardi, al fine di riconoscere alleati e avversari.
In seguito si sarebbe diffusa a poco a poco in tutta la società occidentale, tanto che anche importanti famiglie ebraiche sentirono il bisogno di dotarsi di uno stemma. Per quanto riguarda l’Italia, la più antica immagine dell’araldica ebraica (1383) si trova in un manoscritto appartenuto a un certo Daniele di Samuele, proveniente da Forlì, oggi al British Museum.
Bartolo da Sassoferrato, uno dei famosi pittori giureconsulti italiani, fu anche uno dei primi, a conferire all’araldica, un abbozzo iniziale di interpretazione e di razionalizzazione giuridica. Fra gli stemmari, il prezioso manoscritto del XVII secolo, Stemmi gentilizi delle più illustri famiglie romane, raccoglie 922 stemmi disegnati a penna e acquarellati con notevole perizia araldica e una ricca collezione di Blasones, (secc. XVI-XVII) ne raffigura oltre cinquecento, dipinti con vivaci colori, appartenenti a sovrani, città, regioni e nobili famiglie spagnole di cui si forniscono anche numerose notizie storiche e genealogiche.
Il “De Nobilitate”, saggio sulla nobiltà attribuito a Leonardo Bruni, è un codice del XV secolo, impreziosito da rubriche e iniziali in inchiostro rosso e azzurro, acquistato dalla biblioteca Casanatense. Molteplici le storie e genealogie familiari a carattere monografico. Nata dalla pratica dei tornei, dagli araldi (che daranno il loro nome all’araldica) e dalla necessità di costituire degli annuari affidabili (gli stemmari) con la doppia funzione di raccolta di identità e di deposito di elementi esclusivi, la blasonatura sviluppa in un suo vocabolario e sintassi di grande rigore e precisione, che permette di riconoscere e descrivere rapidamente i blasoni più complessi. Il primo titolo nobiliare, diffusosi in età barbarica, ovvero quello di conte, ebbe origine dalla figura del “comes”, o compagno dell’imperatore.
Il visconte, proprio delle istituzioni franche, fino al sec. X si limitò al vicariato del conte. Il marchese ebbe funzioni definite come amministratore di un territorio di confine o marca e in seguito come capo di più contee. Queste cariche furono istituite da Carlo Magno il quale conquistando nuove terre ne affidò l’amministrazione ai conti, le marche erano i distretti militari di confine i cui comandanti erano i marchesi. Sotto Carlo Magno erano 8: la marca di Bretagna quella di Spagna il Ducato ex longobardo di Spoleto, del Friuli, dell’Istria, della Norbaldigia e i due distretti della Baviera.
Nel sec. VI nell’Italia bizantina e longobarda il duca era un ufficiale con funzioni civili e militari, mentre nel periodo franco il duca scomparve, sostituito dal conte, per ricomparire alla fine del sec. XIV come titolo nobiliare. Nobile (senza titolo specifico), cavaliere (ereditario), barone, che indicava in origine i più importanti tra i feudatari, con il crollo del sistema feudale si ridusse a titolo onorario senza una vera connessione con ciò che era stato e rappresentava in età barbarica e imperiale.
Il processo rivoluzionario volto alla sostituzione delle antiche franchigie feudali con un nuovo regime monarchico di stampo assolutistico era stato innescato anche nelle successive decadi per impulso del ministro e reggente Bernardo Tanucci. Con la celebre prammatica XXIX denominata “de administratione universitatum” del 23 febbraio 1792 promulgata dal Re Ferdinando IV di Napoli fu regolata, per la prima volta, la questione delle ripartizioni dei demanii e fu introdotto de facto, l’affrancamento delle servitù civiche.
L’abolizione del sistema feudale ebbe luogo durante la famosa sessione notturna dell’Assemblea nazionale del 4 agosto 1789. Si riferisce che fu suggerita dalla lettura di un rapporto sulla miseria e il disordine che prevalevano nelle province.
Seguì la legge eversiva della feudalità del 2 agosto 1806 del governo di Giuseppe Bonaparte :“la feudalità con tutte le attribuzioni resta abolita. Tutte le giurisdizioni sinora baronali, e i proventi qualunque che vi siano stati annessi sono reintegrati alla sovranità, dalla quale saranno inseparabili”.
Abrogò interamente la legislazione antecedente sulla feudalità nei soli territori del regno di Napoli (il Re Giuseppe Bonaparte rivendicava formalmente anche la sovranità politica sulla Sicilia controllata dagli anglo – borbonici), accrescendo da un lato la potestà dello stato sulla società e il monopolio della sovranità politica del Regno a danno dei diritti conculcati del ceto baronale e aristocratico e, dall’altra, contribuendo a parcellizzare e a frammentare le vaste proprietà terriere. Il provvedimento proseguì con la legge del primo settembre del 1806 e con il decreto reale del 3 dicembre 1808, attraverso il quale, si affidava agli intendenti di ciascuna provincia del regno il compito di determinare i diritti riconosciuti degli antichi baroni.
Nell’Italia attuale, ad esempio, lo Stato non garantisce più il sistema araldico individuale e familiare, in quanto lo si ritenne direttamente connesso con i titoli nobiliari, non più riconosciuti legalmente con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1º gennaio 1948).
Nel nostro Paese gli organi che si occupano ancora di araldica sono rimasti sostanzialmente tre.
Il primo è l’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che continua a garantire l’araldica delle istituzioni civili e militari cui è stato concesso uno stemma. cura inoltre gli adempimenti connessi all’autorizzazione a fregiarsi in Italia delle onorificenze cavalleresche pontificie, nonché alla concessione di emblemi araldici.
Di natura privata, è invece il Corpo della Nobiltà Italiana, costituito a Torino nel 1958 da alcuni studiosi italiani di storia, diritto, araldica e genealogia, che si sono assunti la funzione di accertare e di difendere i diritti storici di coloro che hanno diritto a un titolo nobiliare.
 Il terzo è l’Istituto Nazionale del Nastro Azzurro, fondato nel 1923 dal Conte Ettore Viola di Ca’ Tasson (pluridecorato e più volte Deputato del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana). Quest’ultima organizzazione, per volontà del Re Vittorio Emanuele III, con Regio Decreto del 17 Novembre 1927, è autorizzata a concedere ai decorati al Valore Miliare, e con successive modifiche ai loro discendenti e congiunti, uno stemma araldico; essa è riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica n° 158 del 10 gennaio 1966, è oggi la quinta Associazione Combattentistica italiana.
Svolge un ruolo fondamentale  affermando i principi di amor di Patria alla base della vita di ogni Popolo con iniziative di carattere patriottico: raduni di ex Combattenti Decorati al Valor Militare, erezione di monumenti ai Caduti, visite ai Campi di Battaglia, organizzate soprattutto a favore di studenti, intitolazione di edifici scolastici ed aule scolastiche al nome di Decorati al Valor Militare Caduti, offerte di Bandiere Nazionali alle Scuole e ad altri Enti. Altresì conferenze e proiezioni di film patriottici e numerose altre iniziative per ricordare fatti d’arme e il Valore del Soldato Italiano.
Oggi i titoli nobiliari sono riconosciuti ufficialmente nelle nazioni in cui è presente un governo di tipo monarchico, spesso principati e paradisi fiscali come Regno Unito, Principato di Monaco, San Marino e anche da nazioni come la Francia e la Spagna.
D. ssa Melinda Miceli Critico d’arte

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