Principale Ambiente & Salute Facciamo la storia del tunnel dopo il deragliamento del Freccia Rossa

Facciamo la storia del tunnel dopo il deragliamento del Freccia Rossa

La grande paura, che hanno vissuto i passeggeri della freccia rossa deragliata nei pressi della galleria Serenissima, dovrebbe indurre a una riflessione rigorosa sui tunnel ferroviari.

La storia dei tunnel, in questo Paese ha sempre appassionato molto, specialmente quella dei tunnel dell’alta velocità.

Quello della stazione di Bologna, del Frejus, di Firenze conosciuta come stazione interrata Foster, connessa a episodi opachi della fresa “Monna Lisa “ e della galleria appenninica per i treni Alta Velocità (AV), Firenze/Bologna. Il Brennero fa storia a sé.

Inquieta non poco sapere che la galleria appenninica Firenze/Bologna, lunga 73,3 Km (su 78,5 Km di tratta) e realizzata per i treni av, non presenta quelle condizioni di sicurezza che dovrebbe e tutto nella totale indifferenza istituzionale.

Riporto l’inascoltata valutazione richiesta postuma, del Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze sulla connessione della linea A.V con il nodo di Firenze (luglio 1998): “si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso”. La galleria “Vaglia” è un unico “tubo” entro cui ci sono due binari e priva quindi del tunnel di servizio, con finestre intermedie poste a distanza reciproca di 6-7 km.

“Nel caso di gallerie con finestre intermedie non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all’incidente. Tali mezzi, infatti, potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell’incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km”.

Si apprende anche che nulla esisteva agli atti dei Vigili del Fuoco affinché potessero esprimere un parere sulla tratta av nel momento in cui si progettavano gli ultimi km di linea conosciuti come “Variante di Castello “e reso obbligatorio dalla legge 191 del 1974.

Incredibile, se si considera che la questione riguardava la sicurezza. Nei 13 anni di realizzazione della linea inaugurata nel 2009 nulla e nessuno è intervenuto.

Rilievi critici sono stati fatti anche dalla Commissione Sicurezza delle Gallerie ferroviarie del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e sono contenute in una relazione.

Gli organi competenti sono stati ripetutamente messi a conoscenza dall’associazione Idra, ma anche il Ministro dell’Interno Salvini tanto sensibile alla sicurezza fu messo a conoscenza della questione.

A margine va detto che a seguito di un’inchiesta di anni fa del Procuratore Guariniello sulle gallerie ferroviarie che rispondevano agli standard della sicurezza fissati da una direttiva UE del 2007 e da un decreto del ministero delle infrastrutture del 2004 su 334 tunnel 230 non rispondevano alle condizioni per la sicurezza.

Il problema della sicurezza delle gallerie fu risolto con il decreto “Lunardi”

Il ministro delle infrastrutture del Governo Berlusconi che con la sua società Rock Soli aveva operato da assistenza e consulenza del consorzio CAVET (Cooperative rosse più la Congedar di Fiat che era anche il general contractor che firmò il contratto con TAV Spa) per la galleria av Firenze/Bologna.

Una galleria che non rispetta le norme “Lunardi”, realizzata con un costo di 95 milioni di euro a km!

Ultimo in ordine di tempo è la galleria di Monza e la sua sicurezza oggetto di interrogazione parlamentare.

L’ultima indagine che ricordo è di 12 anni fa e fatta dal Procuratore Mariniello sui tunnel ferroviari: il 67% era fuori legge.

Tunnel superiori a un km che non disponevano di piani di emergenza. L’Agenzia per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF) quantificò su 444 tunnel, 230 erano irregolari. N

el 2005 un decreto dava 10 anni di tempo per la messa in sicurezza delle gallerie ferroviarie.

Un DM del 12 luglio scorso aggiorna alcuni allegati del Dlgs 264/2006 sulla sicurezza delle gallerie.

Sarebbe interessante conoscere a che livello di attuazione si trovano i tunnel delle ferrovie, ai fini della sicurezza.

Forse, invece di concentrarsi su progetti folli con 160 km di tunnel su 443 come la linea av Salerno/Reggio Calabria o interventi sulla rete della Grecia qualcuno dovrebbe ricordare al Ministro delle Infrastrutture che prioritaria è la sicurezza se dopo viene tutto il resto, ma in questo paese è forse chiedere troppo.

Erasmo Venosi

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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