Principale Politica Diritti & Lavoro Legge 328: la grande assente 

Legge 328: la grande assente 

Politiche sociali. A più di vent’anni dal suo varo, la legge quadro del 2000 è ancora un nodo critico

di Roberto Traetta

Le politiche sociali sono politiche fondamentali per rispondere ai bisogni della società.

Al di là del sentito dire, si tratta di politiche calde e creative, che richiedono un forte coinvolgimento personale e, soprattutto, presuppongono una pratica politica concreta che mette al centro le persone, le relazioni con le persone, utilizzando la capacità di ascolto e di condivisione. Esse affondano le loro radici storiche nella cultura cattolica e in quella della mutualità, della cooperazione sociale. Con estrema sintesi, possiamo affermare che la storia dei servizi sociali coincide con quella della carità e dell’assistenza.

In Italia, la prima legge che inaugurerà il cammino verso un sistema di assistenza sociale professionale, sganciato dallo spirito filantropico e caritatevole, è la legge Crispi del 1890, che trasforma le Opere Pie (enti di beneficenza privati) in istituti pubblici, mettendoli sotto il controllo dei Comuni.

Da allora, si cercherà sempre più di superare il carattere discrezionale degli interventi, perché le politiche sociali, (considerate purtroppo locali, quindi minori) diventino legge nazionale.

Il riferimento legislativo più significativo è il dettato costituzionale, che sancisce i diritti e la dignità delle persone, fondando così i diritti sociali.

Dopo il 1948, le tappe più memorabili in ambito normativo sono la legge 833 del ‘78, che pone a base dell’assistenza sanitaria pubblica l’integrazione socio-sanitaria, e il decreto legislativo 112 del ‘98, che assegna compiti amministativi alle Regioni e agli enti locali.

Nonostante queste novità, le politiche sociali continuano a essere considerate locali. Sì, perché in Italia manca una legge nazionale che si occupi di emergenze, che promuova iniziative di sostegno alla normalità della vita delle famiglie, alle esigenze dei disabili o dei minori, che faccia sentire protagonista la comunità, con il Terzo settore, con tutti i suoi attori e con tutte le risorse disponibili, per realizzare un benessere individuale e comunitario, di cui il nostro paese ha estremo bisogno.

Ecco che nel 2000 viene varata la legge-quadro 328, un corpus normativo dotato di un titolo profetico: “Disposizioni per un sistema integrato di interventi e di servizi sociali”. Quello che mancava nello Stivale.

Sembra proprio una legge della dignità sociale, utile per costruire il pilastro del welfare che in Italia ancora non c’è. Da allora, nel vocabolario degli operatori sociali, parole come capacità, rete, integrazione saranno di uso comune e saranno adatte per operare quella rivoluzione del settore tanto attesa.

Ma, come spesso accade dalle nostre parti, i principi della 328 rimarranno perlopiù lettera morta.

Negli anni, il processo di attuazione è risultato tutt’altro che fluido e lineare, sollevando più di un dubbio sulla volontà di portare a compimento il disegno riformatore.

La 328 doveva rappresentare un’occasione per superare la differenziazione territoriale tipica del settore, ma la riforma ha mantenuto la preesistente disomogenietà regionale: ogni contesto locale, infatti, continua a sperimentare modelli differenti di programmazione.

Inoltre, tanti servizi che la 328 ha disegnato, non sono diventati mai realmente esigibili. Perché lo siano in concreto, occorre un esercito di assistenti sociali operativi sul territorio. Di sicuro, non un assistente sociale ogni 5mila abitanti, come prescrive la legge di bilancio del 2021 per il potenziamento dei servizi sociali, ma ne serve uno ogni 3mila.

Insomma, possiamo affermare che, dopo più di un ventennio, l’intuizione lungimirante della riforma è ancora un progetto incompiuto.

Guarda caso, l’emergenza sanitaria legata alla pandemia ha mostrato tutta l’urgenza di avere una infrastruttura sociale integrata, e il tema dell’incompiutezza della 328 è tornato a tenere banco nel dibattito pubblico. Un triste e amaro refrain.

Per un futuro migliore, è urgente rimettere al centro le persone e i loro diritti sociali. Per farlo, a volte non occorrono nuove leggi: bastano anche quelle vecchie…

foto welforum.it

 

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