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Tre russi famosi che vissero a Napoli e si innamorarono della città partenopea

I legami tra la Russia e l’Italia affondano le radici nel passato. E tra le città italiane che più hanno colpito e affascinato i russi c’è Napoli. Moltissimi artisti hanno trascorso lunghi periodi nella città partenopea, godendosi il sole cocente del Mediterraneo, il mare cristallino del Golfo di Napoli, i giri in barca con i barcaioli locali. Lo storico Aleksej Kara-Murza ha realizzato un libro, “Napoli russa” (Sandro Teti Editore), dove ha raccolto le vite napoletane dei tanti russi che hanno soggiornato in città. Abbiamo selezionato per voi alcune tra le storie più interessanti, tratte da questo libro.

Nikolaj Gogol

Lo scrittore Nikolaj Gogol amò e sognò l’Italia fin da ragazzo. Conobbe e visitò varie città, come Roma e Firenze. Ma Napoli occupò un posto speciale nel suo cuore.

Nikolaj Vasilevich giunse per la prima volta nel Belpaese nel 1837. All’epoca era già uno scrittore conosciuto, e a Roma, dove visse per un certo periodo, portò avanti la stesura de “Le anime morte”. Nella primavera dell’anno successivo, dalla capitale italiana scrisse all’amico Aleksandr Danilevskij: “Mi chiedi dove andrò in estate… Nessun desiderio tormentoso mi attira lontano. No, forse me ne andrò a Napoli”. E così arrivò per la prima volta nella città partenopea. Era l’estate del 1938. Fu ospite della famiglia della principessina Varvara Repnina-Volkonskaja e alloggiò da loro sia a Napoli, sia nella loro casa di villeggiatura a Castellammare. Lì Gogol si rilassò sulle spiagge di Napoli, fece varie escursioni in barca tra le isole e visitò la Grotta Azzurra di Capri. Nella casa di villeggiatura della famiglia Repnin-Volkonskij portò avanti la stesura del primo volume de “Le anime morte”.

Gogol tornò nuovamente a Napoli nell’autunno del 1846, e si stabilì per qualche mese negli appartamenti della famiglia Apraksin-Tolstoj. “Sono arrivato felicemente a Napoli (…) – scrisse in una lettera -. Mi sento così quieto e sereno (…) Napoli è meravigliosa, ma sento che non mi sarebbe mai parsa così bella, se Dio non avesse predisposto la mia anima ad accogliere le impressioni di tale bellezza”.

“Ho scelto Napoli per il mio soggiorno perché vi trovo maggior tranquillità che non a Roma e perché l’aria (…) mi è più favorevole di quella romana”. A Napoli, nell’inverno del 1846-1847, Nikolaj Vasilevich si occupò della nuova stesura di alcune vecchie opere. In quello stesso periodo alloggia anche all’Hotel de Rome di Napoli. “A Napoli conduco una vita piuttosto solitaria e tranquilla, nonostante io alloggi in una locanda”, scrisse a un suo amico. Lasciò la città nella primavera del 1848, spinto dai moti rivoluzionari napoletani: “(…) restare a Napoli non è affatto allegro. In città c’è agitazione”. E così partì in nave, a bordo del piroscafo Capri, il 20 gennaio 1848. Tornò in Russia qualche mese dopo, dopo aver visitato la Siria e Gerusalemme.

Ivan Turgenev

Lo scrittore Ivan Turgenev arrivò per la prima volta in Italia nel 1840, dopo essere partito da San Pietroburgo a bordo di una slitta e aver proseguito il viaggio su una carrozza di posta. Soggiornò a Roma, e arrivò a Napoli nell’aprile dello stesso anno. “Ricordo il mio soggiorno a Napoli – avrebbe scritto qualche anno più tardi in una lettera -. Il tempo era stupendo, era il principio di maggio, avevo appena compiuto 22 anni (…) Ricordo che una notte feci un giro in barca nel Golfo. Eravamo in due, il barcaiolo e io… Che notte, che cielo, che stelle, come tremolavano e si frangevano contro le onde!”.

Turgenev tornò nuovamente a Napoli tre il 1857 e il 1858, dove soggiornò all’Hotel Roma, che secondo le sue descrizioni era “stipato di turisti”. In quell’occasione visitò Pompei, Capri e la Grotta Azzurra. “Pompei ha prodotto su di me una profonda impressione, e così la Grotta Azzurra e il viaggio da noi effettuato per raggiungerla”.

Orest Kiprenskij

Anche il pittore e ritrattista Orest Kiprenskij trascorse alcuni periodi nella città partenopea. Dopo un primo viaggio in Italia, nel 1816-1817, Kiprenskij tornò nel Belpaese nel 1828 e si stabilì a Roma. Arrivò a Napoli l’anno successivo, e vi rimase quasi senza mai andarsene fino al 1832, vivendo in una casa al numero civico 31 del lungomare di Santa Lucia.

A Napoli realizzò moltissimi quadri, come la tela allegorica “Sibilla tiburtina”, oltre a paesaggi marini e a studi sul Golfo di Napoli; tra i più celebri ci sono “Veduta del Vesuvio dal mare”, “Fanciulla con grappolo d’uva” e “Fanciulla con spighe e una cesta tra le mani”. Conobbe addirittura il re di Napoli Francesco I e lavorò per lui su commissione: dipinse il quadro “Ragazzini che riposano sul lungomare di Santa Lucia”, oggi esposto nel museo di Palazzo Reale.

Per i suoi meriti artistici, l’Accademia di Belle Arti di Napoli lo insignì del titolo di membro-corrispondente.

Sapete che anche il padre della Rivoluzione Vladimir Lenin trascorse un lungo periodo nel Golfo di Napoli? Ne abbiamo parlato qui

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