Principale Politica Dare concretezza alla speranza di pace si può, si deve!

Dare concretezza alla speranza di pace si può, si deve!

Dario Patruno

Il Pontefice, all’Udienza Generale del 23 marzo, aveva rafforzato la condanna alla guerra, sottolineando che “le notizie delle persone sfollate, delle persone che fuggono, delle persone morte, delle persone ferite, tanti soldati caduti da una parte e dall’altra, sono notizie di morte”.

Poi ha raccontato una parte della sua storia personale: “L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparato da mio nonno che aveva fatto il Piave nel ’14. Lui mi ha trasmesso questa rabbia alla guerra, perché mi ha raccontato le sofferenze di una guerra. E questo non si impara nei libri. Si impara così, trasmettendola di nonni ai nipoti”. Francesco ha quindi esortato a pregare “perché i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione del problema”, che “la soluzione è lavorare insieme per la pace e, come dice la Bibbia, fare delle armi strumenti per la pace”.

Ognuno di noi che abbia più di sessanta anni, ha avuto un parente in famiglia che ha combattuto nella prima guerra mondiale. Ricordo con tristezza e affetto il fratello di mia nonna, lo zio Vincenzo che, superati gli ottanta anni, in preda ad incubi notturni si alzava di notte, attraversando la casa e gridando “all’assalto”, veniva redarguito dalla sorella e invitato a tornare a letto. Ma si continua senza alcun rispetto per traumi che nel tempo la guerra provoca a perseguire disegni di morte.

Francesco parla di “un’ira facilitata” forse, dall’abbaiare della Nato alla porta della Russia” che ha portato il Cremlino a “reagire male e a scatenare il conflitto”. “Non so rispondere, sono troppo lontano, all’interrogativo se sia giusto rifornire gli ucraini – ragiona – La cosa chiara è che in quella terra si stanno provando le armi. I russi adesso sanno che i carri armati servono a poco e stanno pensando ad altre cose. Le guerre si fanno per questo: per provare le armi che abbiamo prodotto”.

Ma a questo punto a quasi tre mesi dall’inizio del conflitto diventa importante ogni spiraglio. Secondo quanto riportato da  askanews.it  il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo russo, Sergey Shoigu, il primo dallo scorso 18 febbraio. Lo riferisce il Pentagono. “Il segretario Austin ha chiesto un immediato cessate il fuoco in Ucraina e ha sottolineato l’importanza di mantenere le linee di comunicazione”, ha riferito la Difesa Usa.

E’ uno spiraglio, un uso delle parole a fine di bene, diventa fondamentale che USA e URSS tornino a parlarsi perché diventa essenziale un cessate il fuoco immediato per poi trattare un pace duratura. L’Ucraina dovrà comprendere che allo stato attuale la popolazione è stremata e ha bisogno di pace prima di tutti gli altri. La speranza si esprime e si nutre di quel silenzio del papa nel ricevere le mogli dei due comandanti asserragliati nell’acciaieria di Mariupol.

Il 14 maggio 2014 il Papa a Fatima auspicava “ E anche oggi c’è tanto bisogno di preghiera e di penitenza per implorare la grazia della conversione, per implorare la fine di tante guerre che sono dappertutto nel mondo e che si allargano sempre di più, come pure la fine degli assurdi conflitti grandi e piccoli, che sfigurano il volto dell’umanità.

Al Regina Caeli di quel 14 maggio, il Papa ha pronunciato parole che si legano anche a questi giorni scossi in Europa dal devastante frastuono delle armi: “Affido a Maria, Regina della pace, la sorte delle popolazioni afflitte da guerre e conflitti”.

Il conflitto in Ucraina non era prevedibile ma se le guerre nel mondo oggi sono 60 forse la situazione non è migliorata.

Per questo ogni spiraglio va perseguito con determinazione facendo appello alla creatività diplomatica che non è mai mancata ai grandi statisti di cui forse sentiamo nostalgia e stentiamo ad individuare nel panorama politico italiano e mondiale.

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