Principale Cultura & Società “Taranto, non avere paura”

“Taranto, non avere paura”

“Taranto, non avere paura”

San Cataldo, il discorso dell’arcivescovo mons. Santoro.

L’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro chiude i festeggiamenti per San Cataldo invitando i tarantini a non aver paura. Nel suo discorso, dal balcone della chiesa del Carmine, ci sono parole di pace riferendosi alla guerra in Ucraina, ma anche di richiamo ancora una volta al Governo, affinchè non dimentichi la nostra città.

“Amici, stimate autorità, fedeli tutti, facciamo la sosta della nostra bella processione per ricevere la benedizione apostolica ed immergerci nel dono dell’indulgenza plenaria che altro non è che il tesoro di Dio posto nelle mani della Chiesa perché possiamo avere un surplus di misericordia così che, carichi della fiducia del Padre, possiamo riprendere con vigore il nostro cammino, più capaci di compiere il bene.
Stiamo godendo in questi giorni ancora una volta della bellezza della nostra comunità ecclesiale e cittadina. Essere uniti, sentirci popolo, appartenenti al Signore ci ripaga di questi due anni di isolamento e di smarrimento.

Così numerosi e assiepati intorno al nostro santo patrono Cataldo, vorrei approfittare nel chiedervi con semplicità qualche istante di massimo silenzio perché in comunione con il nostro amato papa Francesco, ciascuno implori da Dio il dono della pacepace sull’Ucrainapace per il mondo intero.

Pace, Signore, chiediamo a te, per intercessione di San Cataldo. Abbiamo sperimentato tutto il disorientamento per il Covid e quanti cari abbiamo perso in questa pandemia! Ora ci hanno raggiunti immagini di guerra che pensavamo relegate nei racconti del passato. Eppure sono vere e documentate come quelle dell’ospedale oncologico pediatrico ucraino evacuato con quei bambini malati di cancro portati in salvo accompagnati dalle mamme. Come non rabbrividire vedendo le separazioni delle famiglie, i morti, i viaggi di tanta povera gente, specie anziani, verso luoghi sicuri? Tanti ucraini sono presenti nelle nostre comunità. Il male che accade nel mondo non può non riguardarci perché ci tocca da vicino, ci interpella e deve smuovere la nostra fede.

La festa che noi viviamo è la festa del popolo in cammino che rinnova lo sguardo del Redentore sul mondo. Infatti la maggior parte del suo tempo il Signore lo ha trascorso proprio nel camminare. I Sinottici ci descrivono un Cristo instancabile, che ha percorso a piedi la Galilea, la Samaria, la Giudea e le terre pagane limitrofe. Cristo camminava in mezzo a suoi annunciando che il Regno di Dio è vicino che bisogna convertirsi, guarendo ogni sorta di male, fisico e spirituale.

Lo sguardo del Signore è lo sguardo della compassione, di colui cioè che sente vibrare in sé ciò che patisce il cuore di ogni uomo e di fronte ad ogni affanno dell’uomo la sua risposta è sorprendente. Anche le situazioni più gravi innanzi a sé non sono mai percepite come catastrofiche, ma come messi abbondanti e biondeggianti, egli infatti sa che nel cuore dell’uomo possono annidarsi i sentimenti peggiori come anche sa di aver messo in noi il seme della grazia e della risurrezione. Di fronte al campo sterminato dell’umanità egli ci rivolge un invito. La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi, pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe!

Ecco il primo invito: pregate il Padre!

La devozione ai santi si consolida con l’esperienza della loro potente intercessione, banalmente potremmo dire con la loro capacità di compiere miracoli. Ma il miracolo che il Signore ci suggerisce di chiedere innanzi al campo sterminato dei problemi, delle emergenze, delle possibilità è quello che nasce dalla preghiera. Una preghiera specifica: manda operai alla tua mietitura.

Noi siamo già il miracolo. Nel momento in cui le nostre coscienze vengono sollecitate da Dio a diventare autori di bene. Non so a quanto serva chiedere il dono della pace, ma so per certo quanto sia utile implorare da Dio la vocazione degli operatori di pace!
San Cataldo chiedo il miracolo di suscitare nel nostro cuore il desiderio di essere promotori di vita, annunciatori di pace, operai della giustizia. Così che anche per noi si compia il mistero della festa dei redenti ovvero le beatitudini, il ribaltamento dei valori del mondo secondo i valori di Dio.

Non viviamo tempi facili in questa città. Negarlo sarebbe una grave omissione. La crisi ambientale, lavorativa, sociale, le molteplici povertà, i morti sul lavoro. Adesso non solo i giovani emigrano ma anche famiglie che non riescono vedere qui il tempo sereno del pensionamento e devono assistere i loro figli e nipoti altrove. In questa circostanza verrebbe da dire: ci vorrebbe un miracolo! Ma non ci sono miracoli che accadono senza la volontà di rialzarsi, di convertirsi, di reagire. Siamo chiamati a superare una mentalità individualista e riscoprire la dignità di essere tutti protagonisti come popolo che è fatto da una pluralità di persone, ma tutte hanno l’obiettivo di non perdere le opportunità che in questo tempo sono offerte al nostro territorio.

A questa città vorrei rinnovare l’invito a non avere paura, a ciascuno l’esortazione di rimboccarsi le maniche nel proprio ambito, con coscienza, con amore disinteressato, con responsabilità. Vorrei dire ad ognuno: il cambiamento di Taranto comincia da te! Da te Dio si aspetta la collaborazione e offre il suo aiuto. Noi non finiremo mai di richiamare il Governo a non defilarsi da questa terra a cui tanto deve in termini di devastazione ambientale, ma nessun Governo che potrà mai supplire a quello che ciascuno deve compiere per cantierizzare un mondo migliore! San Cataldo ci aiuterà ma ciascuno faccia la sua parte.

Questo a partire dalle nostre comunità parrocchiali sollecitate nel cammino sinodale per riscoprire la vocazione di essere un unico corpo dove ogni parte non è superiore all’altra ma tutti serviamo a Cristo!

In questa benedizione vorrei raggiungere i nuovi e pronti operatori di pace, di giustizia sociale, di assetati della verità!
Il Signore Gesù, compia questo miracolo per intercessione di San Cataldo nostro patrono.
Viva San Cataldo! Viva la nostra terra!“.

Foto Paolo Occhinegro

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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