Principale Cultura & Società Monstra te esse matrem. L’arte di nutrire e proteggere

Monstra te esse matrem. L’arte di nutrire e proteggere

Madonna della Misericordia, Domenico Ghirlandaio 1444-1464, Cappella Vespucci, Chiesa di Ognissanti Firenze

Monstra te esse matrem
L’arte di nutrire e proteggere
di Claudia Babudri

Da sempre, contro le avversità, l’uomo ha invocato l’aiuto dei santi e della Vergine, intermediaria per eccellenza tra l’uomo e il divino. Fu san Francesco, con la sua opera e il suo insegnamento, a incentivare il culto mariano, donandogli una statura mai raggiunta in precedenza. La Madonna è madre di Cristo così come dell’umanità intera: con affetto e benevolenza, ella guarda i suoi figli, intervenendo in aiuto degli ultimi e degli sfortunati. Ma come si traduce l’accudimento mariano nell’arte? Attraverso il tema della Madonna della Misericordia.

Madonna della Misericordia, Lippo Memmi, 1350, Duomo di Orvieto

La Vergine, spesso in piedi su un basamento rialzato, troneggia sul gruppo di fedeli inginocchiati ai suoi piedi. Dolce e maestosa, allarga le braccia, sollevandole lateralmente. In alcune raffigurazioni, degli angeli si affrettano ad avvolgere nel suo mantello i fedeli in preghiera. Nell’iconografia medievale, distendere le braccia sopra una o più persone alludeva ad un atto di protezione, in questo caso enfatizzato dalla presenza del mantello, noto elemento di salvaguardia e protezione, sin dall’epoca bizantina.

Madonna della Misericordia, particolare del Polittico della Misericordia, Piero della Francesca, 1445-1462, Museo civico, Sansepolcro

Si sono cimentati in questa tematica diversi autori. Ne cito alcuni: intorno al 1350 Lippo Memmi, tra il 1444 e il 1464 Piero della Francesca e infine, tra il 1472 e il 1473, Domenico Ghirlandaio. Il Memmi ritrae una Vergine vestita in modo opulento, fiancheggiata da una schiera di angeli intenti nell’aiutarla ad accogliere sotto il suo mantello la folla di fedeli ai suoi piedi. In questo caso, le mani di Maria, sono giunte in preghiera a differenza degli altri due esempi citati in cui la Vergine, come vedremo, ha le braccia distese e le mani pronte all’accoglienza. Piero della Francesca realizzò la sua Madonna per il Polittico della Misericordia, opera commissionata per l’altare della chiesa della Confraternita della Misericordia, oggi al Museo civico di Sansepolcro (in provincia di Arezzo). La Vergine troneggia al centro, su un rialzo. Apre il suo mantello, accogliendo i fedeli gerarchicamente più piccoli, disposti a semicerchio. Spiccano un confratello incappucciato, un ricco notabile vestito di rosso e, secondo una lunga tradizione, lo stesso Pietro della Francesca (individuato nell’uomo voltato verso lo spettatore). Domenico Ghirlandaio realizzò la sua Madonna della Misericordia per la Cappella Vespucci, ubicata all’interno della Chiesa di San Salvatore in Ognissanti a Firenze. In questa raffigurazione compaiono nuovamente gli angeli: aiutano la Vergine ad allargare il mantello sotto il quale trovano riparo i fedeli e devoti Vespucci.
Protezione ma anche nutrimento come atto d’amore. Qual è, infatti, il primo gesto di generosità di una madre verso i figli? Farsi cibo per loro, allattarli. Tralasciando la questione del baliatico, sulla quale, nei tempi passati, era indubbia la diffidenza pontificia, la Santa Sede ha sempre insistito sul diretto accudimento (e allattamento) della prole. L’opinione di Roma incontrava il parere dei dottori. “Se fare el puoi, lacta il fiolo tuo, per suo e per tuo tanto bene” raccomandava alle madri il medico e umanista Michele Savonarola nel suo Trattato ginecologico – pediatrico. Stabilito questo, era giunto il momento di rendere più incisivo il concetto, affidandolo all’arte. Sin dal Trecento, la Chiesa espresse la sua ferma ideologia tramite l’iconografia della Vergine che offre il seno al suo Bambino.

Vergine con Bambino, particolare del Dittico di Melun, Jean Fouquet, 1450- 1455,

La Madonna era colta nell’atto di allattare Cristo o in procinto di farlo. L’intimo motivo della Madonna del Latte è da connettere all’exploit del culto mariano sin dal secolo prima, celebre per l’interesse sull’umanità di Maria, sposa e madre. Questa riflessione, a livello sociale, affonda le sue radici nei secoli compresi tra il X e il XII, il tempus muliebre, in cui sovrane, poetesse, badesse e mistiche evidenziarono idee e problemi al femminile. La presenza di donne colte nella società (in grado di sollevare questioni particolari) unita ai cambiamenti di mentalità e alla predicazione di uomini come Francesco d’Assisi, non poté non far risaltare il ruolo femminile in relazione all’esempio della Vergine, anche lei, sposa e madre. Quindi, nella quotidianità, la donna acquisiva dignità e salvezza attraverso il matrimonio e la maternità, animata da nuova umanità dopo il peccato. Questa consapevolezza veniva sublimata attraverso il semplice atto di offrire il proprio corpo in nutrimento al figlio, tematica accolta anche nei Bestiari del XIII secolo. Ad esempio, il Bestiario d’amore di Richard de Fournival  recita: “non vi è calore naturale paragonabile a quello che si gode sotto l’ala della propria madre, né nutrimento così buono per i bambini come il latte materno”. Ecco, dunque, la comparsa nell’arte delle Vergini allattanti. Inoltre, dipingerne l’intimità dell’atto, decretò l’ingresso del quotidiano in pittura.

Madonna del Latte, Ambrogio Lorenzetti, 1324-25, Museo diocesano, Siena

Tra le opere più conosciute, annoveriamo la Madonna del Latte tra San Leonardo del Limosino (fine del XIII secolo) del Maestro della Maddalena oggi conservato alla Yale University Art Gallery, la Madonna del Latte (1324-1325) di Ambrogio Lorenzetti, esposto al Museo diocesano di Siena e il celebre particolare del Dittico di Melun con la Vergine a seno scoperto in procinto di nutrire il suo Bambino (1452-1455). L’opera, di Jean Fouquet, è conservata al Louvre.  Tornando al particolare, la raffigurazione della Vergine allattante fu sospesa nel corso del Seicento, sopravvivendo come tematica generale e simbolica della Carità, presente anche nel Medioevo. Infatti, autori vissuti tra Duecento e Trecento, come Tino da Camaino e Andrea Orcagna, proposero la Carità come una donna che allatta. Tra Cinque e Seicento fu introdotta la Carità romana, raffigurato da Guido Reni e Giulio Romano, ma anche dal Caravaggio. Nelle Sette opere di misericordia, olio su tela realizzato per la Chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli, l’artista propone la raffigurazione di un vecchio mendicante nell’atto di nutrirsi dal seno di una giovane donna. Ella è l’incarnazione di Roma, Chiesa e città, in grado di offrire nutrimento ad un prigioniero. Dunque, colei che fa del proprio corpo cibo per un altro essere umano che non è suo figlio, diviene l’incarnazione delle necessità umane, le stesse per le quali si è immolato Cristo.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento, grazie!
Inserisci il tuo nome qui, grazie

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.