Principale Cultura & Società Festa della mamma? Intervista a Maria Rachele Ruiu

Festa della mamma? Intervista a Maria Rachele Ruiu

Festa della mamma? Intervista a Maria Rachele Ruiu
di Rita Lazzaro
Festa della mamma?
Quale di preciso? Forse di: Brooke Brown morta nell’ ottobre 2015? Crystal Wilhite morta nel febbraio 2017? Michelle Reaves morta nel gennaio 2020? Jane Doe morta nel maggio 2021?
Nomi delle madri surrogate ricordate da Jennifer Lahl, presidente della CBC.
Morti silenziate, gettate nel limbo, forse forse perché si tratta di una realtà scomoda.
Come, ad esempio, quella che dimostra il rischio maggiore che si ha nelle gravidanze artificiali rispetto a quelle naturali? Realtà che vale anche per la fecondazione artificiale. Infatti, quando l’embrione impiantato nell’utero non appartiene geneticamente alla donna (come nell’utero in affitto), la letteratura medica dimostra la presenza di una serie di rischi, che si moltiplicano in modo esponenziale
Ma cos’è l’utero in affitto?
Perché è al centro di accesi dibattiti in Italia e nel resto del mondo?
Perché ancora oggi, 2022, si associa la vita umana a concetti di mercato come “affitto”, “saldo” , “stipulazione di un contratto” o nel “migliore dei casi” di “surrogazione solidale”, ossia il figlio anzichè essere venduto “al miglior offerente”, viene donato dalla stessa madre per mero “spirito solidaristico”.
In sintesi madre = forno di pacchi regalo o a titolo oneroso o gratuito, un pacco che però ha sembianze umane.
“Piccolo dettaglio”…
A queste domande e a tanto altro risponderà Maria Rachele Ruiu, componente del direttivo di Pro Vita e Famiglia Onlus e Associazione Family Day, dottore in psicologia alla Sapienza, con attestato in “Sviluppo Manageriale” alla Luiss Business School e diploma di counsellor professionista socio-educativo. Ha collaborato altresì con il “Dono Onlus”, accompagnando in team donne che subivano le conseguenze di un aborto indotto o eugenetico.
Ma principalmente moglie e mamma.
Dottoressa, a proposito di mercificazione del corpo della donna e del bambino, viene in mente quella che viene definita la “fabbrica dei bambini”, realizzata dalla dottoressa Nayna Patel che, nella città di Anand (nello stato indiano di Gujarat), ha fondato la Akanksha Infertility Clinic da molti soprannominata appunto la “fabbrica di bambini”, perché da anni importante centro del “turismo riproduttivo.” La sua clinica attualmente serve circa 29 Paesi.
1)Ecco, fatta questa premessa, com’è possibile che siano permesse “fabbriche di esseri umani”, nonostante le carte nazionali e non in difesa della vita, della libertà e dignità dell’essere umano? Non per nulla si decanta l’abolizione della schiavitù in quanto forma di mercificazione dell’essere umano e quindi discriminatoria verso lo stesso.
Perché questo stesso principio giuridico, nonché valore umano, non viene applicato altresì nel caso di queste “fabbriche di bambini”?
L’ India e non solo è una delle mete più ambite per avere un figlio tramite maternità surrogata, al punto che lo stesso Parlamento indiano ha vietato la pratica “commerciale” della maternità surrogata, concedendo quella “altruistica” solo nell’ambito della famiglia e per le coppie sposate (di nazionalità rigorosamente indiana) da almeno 5 anni, con accertata infertilità.
Una piaga umana, sociale e giuridica che ha luogo altresì nella Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Romania e Armenia.
Paesi questi, in cui la pratica è priva di una regolamentazione esplicita ed effettuata con criteri stringenti solamente in strutture pubbliche.
Invece in Cambogia, Thailandia, Russia e Messico, le donne possono affittare il proprio utero ma non donarlo e quindi gli aspiranti genitori devono pagare. In Brasile, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda e Inghilterra, la maternità surrogata è consentita solo se la gestante non riceve alcun pagamento. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese che autorizzano entrambe le pratiche e quindi sia dietro compenso economico, sia pro bono. Negli altri Paesi del mondo la pratica è vietata.
Com’ è possibile che l’Occidente tolleri una pratica tanto violenta quanto aberrante?
R: Io ritengo che tutto parta proprio dall’occidente, anzi dalle ideologie mortifere diffuse dall’occidente. Provo a spiegarmi: Il diritto di “disporre del proprio corpo” ha fatto del bambino una proprietà della donna, separata dal compagno, maschio, cioè nemico pubblico giurato.
Il bambino non è più frutto di una relazione, ma di una “decisione”, di un progetto. Se abbiamo accettato che il bambino sia “solo della madre” e sia accolto solo quando è un “progetto”, perché ci stupiamo del bambino prodotto a tavolino?
Se la donna è sola e solo lei, se “possiede un figlio”, se il figlio è un bene disponibile, da desiderare, o rifiutare a seconda delle contingenze, allora è un bene che può essere anche progettato. O ceduto a terzi. Il figlio è diventato un diritto e non più soggetto di diritto a partire dal “fantomatico” diritto all’aborto.
Quando il bambino è diventato un possesso della mamma (e non più appartenenza), tanto da poter decidere di ucciderlo, se di troppo, perché stupisce che si possa vendere, o regalare? O pretendere?
Se la maternità è un status, lo puoi e lo devi cercare di raggiungere come puoi, quando vuoi, Se abbiamo accettato che si scorporasse il corpo dall’anima, dalla mente, se possiamo fingere che il nostro corpo sia altro da noi, se possiamo invitare i giovani a farci di tutto con il proprio corpo, come se fosse altro, perché siamo sconvolti che si possa scorporare la maternità? O perché siamo sconvolti che possiamo sfruttare il corpo di un’altra persona.
Nasce tutto da qui, a mio avviso. E’ proprio l’occidente che sta facendo da culla culturale a questa aberrazione, e infatti è l’occidente che la sfrutta. Le donne povere, sono quelle sfruttate, ma gli sfruttatori siamo noi. 
2) Sulla base di questo, noi, ossia l’Ue quanta responsabilità ha?
Quali sono le pecche, ossia l’omettere che invece si sarebbero dovute fare e il fare che invece si sarebbe dovuto omettere per porre fine a questa pratica che genera “fabbriche” umane e che a loro volta danno “prodotti” umani?
E a proposito di fabbriche, si è parlato dell’Ucraina, considerata addirittura “Fabbrica d’Europa”, una fabbrica che neppure un conflitto bellico riesce a far chiudere, non per nulla i “solidali” e “umani” committenti pretendono che le madri incinte lascino il Paese a prescindere che ciò le porti a lasciare famiglia, terra, radici.
A queste pretese a sfondo egoistico si aggiunge uno spettacolo agghiacciante, che va oltre i limiti dell’inimmaginabile, come quello di
neonati “depositati” come merce all’hotel Venezia di Kiev, in attesa di essere ritirati dai committenti durante il lockdown.
A porre il problema è stato il britannico Sunday Times: “Nel settore della maternità surrogata la crisi ha anche messo in luce le profonde differenze e le disuguaglianze tra le povere donne ucraine che portano i bambini – e di solito vengono pagate tra i 12.000 e i 18.000 euro – e ricchi genitori biologici all’estero”.
Che dire, già parlare di settore maternità, come fosse un ramo della produzione, fa notare i livelli di “civiltà” e quindi di rispetto per la donna ma soprattutto per la figura materna”, parole seguite da un’ aggravante, ossia non indignarsi di quei pacchi regalo pronti a essere trasportati versione “ti porta la surrogata”, pardon la cicogna, ma indignarsi invece delle disuguaglianze socioeconomiche emerse tra genitore surrogato e compratore, pardon acquirente, pardon genitore che compra o riceve in donazione un figlio altrui, ovviamente in “nome dell’amore”.
Non sarebbe stato più civile o semplicemente umano, indignarsi principalmente del fatto che delle creature siano state parcheggiate come se non fossero esseri umani ma meri oggetti del desiderio di genitorialità, tipo regali sotto l’albero?
R: Dopo il video, le grida e i pianti dei bambini stipati durante il Covid all’hotel Venezia, la BioTexCom di Kiev ha pubblicato un video forse ancora più surreale di quello, cioè quello dei bambini nel bunker in attesa dei “compratori”. Un video da matti, che restituisce all’Occidente quello che l’Ucraina pensa di noi: un Popolo di ricchi sfruttatori a cui offrire la sicurezza dei loro interessi, custoditi come bambini in un malandato bunker di Kiev.
È antiumano quello che sta accadendo nel bunker della fabbrica di neonati di Kiev.
E restituisce anche la cifra stilistica dell’utero in affitto, la verità su questa pratica che proprio in questi giorni qualche parlamentare nostro vorrebbe edulcorare: quel bunker grida con chiarezza, lucidità e franchezza che tutto è, tranne che amore.
Bambini abbandonati in un bunker, alle sirene, e alle angosce di chi vorrebbe stare altrove.
Madri che, senza lo psicologo, senza l’agenzia, senza il bombardamento “contrattuale” sentono vero solo l’istinto di custodire i loro figli, di attaccarli al seno, di proteggerli dall’angoscia delle bombe.
Compratori cui l’istinto consiglia di restare a casa, al sicuro. In fondo, noi lo diciamo da sempre: mica è tuo figlio che sta da solo sotto le bombe, no? Se sopravvive poi vado a prendermelo, se non sopravvive la formula soddisfatti o rimborsati in qualche modo risolverà? Chissà. Intanto salviamo la pelle. Perché lo sappiamo per certo tutti, che, ancora oggi, tantissime persone riescono ad attraversare la frontiera, entrare in Ucraina, e raggiungere Kiev. Chi per lavoro. Chi per volontariato. Chi per andare a combattere.
Perché questi che fingono di chiamarsi “genitori” non corrono lì. Io ho due figli, se sapessi uno dei due figli sotto le bombe, correrei a prendermelo. A qualsiasi prezzo. Anche mio marito. Perché non vanno questi compratori?
Perché quelli non sono i loro figli, è il loro “capriccio”. E non vale la pena rischiare la vita per loro, al massimo, compreranno un altro bambino.
3) Dottoressa, secondo lei, da parte non solo nostra ma di tutti i Paesi che giustamente tendono la mano ai profughi ucraini, in primis donne e bambini, non c’è una certa ipocrisia? Non è cioè ipocrita parlare di rispetto della vita umana, di pace, di solidarietà tra i popoli e contestualmente tacere su questa mercificazione di esseri umani che non si arresta neppure in tempo di guerra? Cosa avrebbe dovuto fare in questo caso l’ Europa?
A proposito di Europa, nell’Unione Europea la maternità surrogata non è consentita nella maggior parte dei Paesi. Ma la politica di Bruxelles sembra sempre più incentivare questa pratica “retributiva” e nel migliore dei casi “solidaristica” . Non per nulla, nel 2015 c’è stato un caso che ha fatto giurisprudenza nel nostro Paese. Un caso in cui, la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per non aver riconosciuto lo status di figlio.
Ma ci sono altresì altri casi che dimostrano l’incoerenza della condotta Europa tra il vietare e il fare. Come è ad esempio avvenuto con l’eurodeputato slovacco Miroslav Mikolasik del Ppe, il quale vorrebbe far inserire un emendamento che denuncia la pratica della maternità surrogata all’interno della Relazione annuale sui diritti dell’uomo e la democrazia nel mondo, firmata dall’europarlamentare Petras Austrevicius. Un emendamento che impegna il Parlamento europeo a ribadire «la sua condanna della pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono utilizzate come merce». Ma nonostante il politico slovacco del Ppe abbia raccolto le 76 firme necessarie per depositare l’emendamento, una simile iniziativa ha però poca probabilità di concretarsi, vista la situazione politica che ormai caratterizza l’agire europeo.
Basti pensare alla battaglia di Ursula Von Der Leyen.
Nella sua rubrica social denominata #Askthepresident, ha infatti affermato che si impegnerà con forza sul “reciproco riconoscimento delle relazioni familiari nell’Unione Europea”, spiegando che “chi è genitore in un Paese deve poter esserlo in tutti i Paesi membri”. Ma dietro questa affermazione apparentemente tranquilla e condivisibile, ci si chiede però, se nell’adozione internazionale sia incluso anche l’utero in affitto.
Un’altra condotta, in cui si può ben vedere la mano tesa dell’UE all’utero in affitto, è stata la bocciatura dell’emendamento di Simona Baldassarre contro l’utero in affitto.
Bocciatura che ha indignato voi di Pro Vita & Famiglia, al punto da definire l’Europa un “mostro” che accetta l’eugenetica ma è anche vero che, proprio in questi ultimi giorni, il Parlamento Europeo con la Risoluzione del 5 maggio sull’impatto della guerra contro l’Ucraina sulle donne ha condannato l’utero in affitto come “sfruttamento delle donne di tutto il mondo” nonché come pratica “inaccettabile” e “lesiva della dignità umana e dei diritti umani”.
“Ai punti 12, 13 e 14, l’Europarlamento ha affermato ciò che noi denunciamo da sempre, ovvero che l’utero in affitto è un abominio, con “gravi ripercussioni sulle donne, sui loro diritti e sulla loro salute”, soprattutto “quelle più povere e in situazioni di vulnerabilità”.
Parole queste, con cui lei ha risposto a questa vittoria di civiltà.
E a proposito di passi di civiltà, abbiamo parlato di Europa, di paesi considerati “l’ El Dorado” dell’utero in affitto. In Italia invece, grazie alla vostra battaglia, sostenuta e supportata dai partiti “fascisti” e ovviamente “omofobi” come Lega e FdI, la pratica dell’utero in affitto ha avuto qualche battuta di arresto: dalla bocciatura del ddl Zan alla fiera dell’utero in affitto, che si sarebbe dovuta tenere a Milano ma poi saltata sempre grazie agli “omofobi” e adesso, la proposta di legge firmata fdi per far sì che l’utero in affitto diventi reato universale.
R: Siamo molto contenti della proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, che ha inglobato quella presentata dalla Carfagna, perché l’utero in affitto diventi reato universale, contenti anche che Lega ha già risposto alla chiamata positivamente. . Ma voglio chiarire: stiamo accanto a chiunque voglia spendersi contro questa pratica. Mi vengono in mente Marco Rizzo, Stefano Fassina, le femministe della differenza, arcilesbica: checchè ne dica il mainstream per fortuna c’è un mondo nutrito e trasversale contro questa pratica. Siamo la maggioranza opportunamente silenziata.
Ovviamente non siamo neanche stupiti della sfacciataggine con cui molti politici di sinistra hanno bollato questa proposta come “lesiva dei diritti lgbtiq”, anzi questo dimostra che quando si parla di fantomatici #diritti #LGBTIQ , si parla di questa roba qui (cioè il diritto di comprare bambini, strappare loro mamma e/o papà, sfruttare il corpo delle donne, strappare al seno delle mamme neonati, motivo per cui il ddl zan è pericolosissimo.
4) Questi piccoli grandi passi possono essere un punto di inizio per costruire solide fondamenta contro l’ideologia Gender e questa abominevole pratica che rende vite umane mero strumento da un lato e mero oggetto di desiderio dall’altro?
R: Questa battaglia contro l’utero in affitto, che stanno conducendo anche inaspettati professori, io penso possa essere una grande opportunità., per contestare l’ideologia gender, per riscoprire che il legame tra la mamma e il bambino è sin dal concepimento e non dipende da un desiderio, ma da un fatto; indagare i fattori i rischio per la salute psico fisica del bambino strappato dalla mamma (come per esempio l’esposizione del bambino alle tossine a causa dello stress con cui la mamma attraversa la gravidanza, ; la mancanza di legame prenatale; la nascita spesso programmata con cesareo o induzione senza motivo medico; lo stress della separazione dalla madre; l’assenza della madre; la mancanza di allattamento al seno) certificano che non è il desiderio a renderti meno mamma; indagare tutta la psicologia prenatale ( l’impronta che il tempo della gravidanza lascia su ogni essere umano da oltre un secolo, Lo psichiatra Thomas Verny afferma addirittura che il periodo prenatale è il più importante della nostra vita), restituisce la dignità al concepito; l’impatto della gravidanza sulla donna che chiarisce che non è vero che puoi interromperla come fosse nulla, visto la trasformazione biologica potentissima e chiarisce perché c’è la sindrome post aborto.
Riscoprire che se è vero che ciascuno ha diritto di muoversi per la propria felicità, non ha diritto di farlo a discapito, né di una qualsiasi donna sfruttata, né di qualsiasi nascituro. Né vendendolo, né uccidendolo (perché nel 2021 anche chi non è d’accordo siamo d’accordo che quello è un bambino, grazie agli ecografi).
Ecco, siamo scesi molto in basso con l’utero in affitto, ma possiamo approfittare di questa crisi, per ridecidere di risalire la china, riscoprire la libertà, riscoprire il dono, e abbandonare la pretesa, il prodotto, ma anche la pretesa del progetto.
Parole queste ultime, che fanno venire in mente quanto detto dal leader di FdI per quanto concerne l’essenza della donna e l’importanza della maternità: “È nel grembo materno che noi impariamo a essere due. È nel rapporto tra madre e figlio che si fa esperienza della cura dell’ accettazione delle imperfezioni, dell’ amore gratuito, in una parola dell’umanità stessa.”
Per questo motivo, la difesa di quest’ architrave è un dovere morale, civile e istituzionale.

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