Principale Cultura & Società Fondo Vita Nascente: Chi difende realmente la legge 194?

Fondo Vita Nascente: Chi difende realmente la legge 194?

Fondo Vita Nascente: Chi difende realmente la legge 194?
di Rita Lazzaro
“La famiglia è la prima pietra della nostra società. È il luogo principe della solidarietà, è il fulcro di molte nostre aziende, il principale ammortizzatore sociale che abbiamo.
È la garanzia della nostra stessa esistenza, perché senza la famiglia non ci sono figli, senza figli non c’è più niente. Qual è l’architrave della famiglia? L’ architrave della famiglia sono le donne in quanto madri. È nel grembo materno, che noi impariamo a essere due.
È nel rapporto tra madre e figlio, che si fa esperienza della cura dell’accettazione delle imperfezioni, dell’ amore gratuito, in una parola dell’umanità stessa.
Ecco perché noi difendiamo l’identità di donna e l’identità di madre e anzi, crediamo che questo sia il tempo delle donne, dentro e fuori dalle mura domestiche.
Perché Dio sa, se questa Nazione non avesse bisogno della deduzione, della velocità, della concretezza, dell’abnegazione con le quali le donne e le madri crescono i loro figli.”
(Giorgia Meloni, leader di fdi, nel suo intervento di apertura alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia.)
Parole forti, incisive, soprattutto in uno Stato in cui, secondo i dati Istat, c’è un “rischio d’estinzione”. Situazione allarmante, che già Save the Children aveva rilanciato poco prima di un mese rispetto a quelli Istat. Nell’Atlante dell’Infanzia, infatti, in Italia negli ultimi 15 anni, la popolazione di bambine, bambini e adolescenti è diminuita di circa 600 mila minori e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni.
I dati Istat rilevano una denatalità alle stelle, confermando così la situazione disastrata in cui versa la Nazione.
Un Paese in cui nascono sempre meno bambini e dove questi sono sempre più poveri.
Situazione così drammatica da portare Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – a ribadire l’urgenza di politiche e investimenti orientati ai giovani e alla genitorialità.
Proprio come ha fatto la Regione Piemonte col Fondo Vita Nascente.
Un fondo che destina 400mila euro per sostenere progetti di tutela materno infantile.
“L’obiettivo del fondo Vita Nascente è sostenere donne in situazioni di fragilità sociale, consentire a chi dovesse sentirsi sostanzialmente obbligata all’aborto per motivi economici, di poter compiere una vera scelta, quindi anche una scelta per la vita.
In Regione Piemonte abbiamo deciso di dare finalmente applicazione ad una misura prevista dalla legge nazionale 194, ma fino ad ora mai applicata in Piemonte. Purtroppo troppo spesso chi cita la 194, prima ancora che la Costituzione, lo fa usandola come una bandiera “di parte” ma senza averla letta nella sua completezza. Non si può ignorare a piacimento parti del testo in base alla propria visione ideologica.”
Queste le parole del promotore di questa iniziativa a tutela della vita e quindi della maternità e dell’infanzia, proprio come Costituzione prevede.
E a proposito di visione ideologica, non sono mancati gli attacchi da parte di una certa sinistra – che per di più si considera a tutela delle donne – contro questo fondo.
Un fondo, che non fa altro che garantire alle donne un diritto inviolabile, garantito a sua volta dall’art 5 della legge 194, paradossalmente la stessa normativa difesa a spada tratta da chi muove questi attacchi.
Non per nulla, l’art 5 prevede testualmente che: “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.”
Leggendo il presente articolo in combinato disposto con la legge regionale così tanto attaccata e marchiata, qualche domanda sorge sponte: Dove sarebbe “il trattare la maternità come una riffa”? Dove sarebbe “l’umiliazione?”
Usando le parole dei capigruppo Nadia Conticelli (PD) e Alice Ravinale (Sinistra Ecologista), le quali hanno depositato una mozione che chiede al “Ministero della Salute di impugnare” la legge della giunta Cirio.
Situazione tanto triste quanto paradossale visto che, quanto è successo nella Regione Piemonte col Fondo Vite Nascenti è un piccolo grande passo di civiltà, non solo per la nostra Nazione ma anche per un panorama decisamente più ampio che, l’anno scorso, ha registrato 42,6 milioni di aborti nel mondo.
Da ricordare altresì alle care paladine dell’universo in rosa e garanti della legge 194, che l’art 1 della stessa normativa prevede una garanzia da parte dello Stato “al diritto alla procreazione cosciente e responsabile” e riconosce altresì “il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”.
Prevede altresì, che l’interruzione volontaria della gravidanza non deve essere “mezzo per il controllo delle nascite”.
Ma prevede soprattutto che “lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.”
Passaggio quest’ultimo, indubbiamente interessante, che infatti porta a chiedere in particolar modo alle care guardiane della legge 194, chi è davvero a garantire la stessa e quindi il diritto delle donna ad abortire nella sua piena libertà di scelta.
E già, perchè l’obiettivo della legge non è garantire il diritto all’aborto ma la libera scelta della donna nel decidere se ricorrere o meno allo stesso.
Occhio alle sfumature, sono proprio queste a far la differenza e forse forse a far sì che la legge venga “garantita in concreto e non in senso propagandistico”, come disse chi va “nella direzione opposta rispetto a quella della 194”.
Che dire, punti di vista o di mera ideologia.
“Peccato” però, i diritti si tutelino applicando i principi cardine del nostro ordinamento, come la tutela dell’infanzia e della maternità ex art 31 Cost docet e non certo secondo una loro interpretazione “ideologizzata”.

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