Principale Cultura & Società Sergio Ramelli: quando la politica degenera in barbarie

Sergio Ramelli: quando la politica degenera in barbarie

Sergio Ramelli: quando la politica degenera in barbarie
di Rita Lazzaro
Il 13 marzo 1975 Ramelli stava ritornando a casa, in via Amadeo a Milano; parcheggiato il suo motorino poco distante, in via Paladini, si incamminò verso casa. All’altezza del civico 15 di via Paladini, fu assalito da un gruppo di extraparlamentari comunisti di Avanguardia operaia armati di chiavi inglesi, e con queste colpito più volte al capo. A seguito dei colpi perse i sensi e fu lasciato esangue al suolo. La testimonianza resa da Marco Costa durante il processo fu la seguente.
“Ramelli capisce, si protegge la testa con le mani. Ha il viso scoperto e posso colpirlo al viso. Ma temo di sfregiarlo, di spezzargli i denti. Gli tiro giù le mani e lo colpisco al capo con la chiave inglese. Lui non è stordito, si mette a correre. Si trova il motorino fra i piedi e inciampa. Io cado con lui. Lo colpisco un’altra volta. Non so dove: al corpo, alle gambe. Non so. Una signora urla: “Basta, lasciatelo stare! Così lo ammazzate!” Scappo, e dovevo essere l’ultimo a scappare.” (Marco Costa)
“Aspettammo dieci minuti, e mi parve un’esistenza. Guardavo una vetrina, ma non dicevo nulla. Ricordo il ragazzo che arriva e parcheggia il motorino. Marco mi dice: “Eccolo”, oppure mi dà solo una gomitata. Ricordo le grida. Ricordo, davanti a me, un uomo sbilanciato. Colpisco una volta, forse due. Ricordo una donna, a un balcone, che grida: “Basta!”. Dura tutto pochissimo… Avevo la chiave inglese in mano e la nascosi sotto il cappotto. Fu così breve che ebbi la sensazione di non aver portato a termine il mio compito. Non mi resi affatto conto di ciò che era accaduto.” (Giuseppe Ferrari Bravo)
Il 29 Aprile del 1975, periodo degli anni di piombo, Sergio Ramelli veniva assassinato a Milano. Studente milanese di 19 anni, militante del Fronte della Gioventù, aggredito il 13 marzo da un gruppo di militanti dell’estrema sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia operaia formato da: Marco Costa, Giuseppe Ferrari Bravo, Claudio Colosio, Antonio Belpiede, Brunella Colombelli, Franco Castelli, Claudio Scazza e Luigi Montinari.
Il giovane, a causa dei traumi riportati, morì il 29 aprile, oltre un mese e mezzo dopo l’aggressione. I responsabili furono identificati dieci anni dopo l’accaduto e riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale al termine dei tre gradi di giudizio del processo, durato da 1987 al 1990.
Fonte: Wikipedia.
Oggi, Sala sarà alla cerimonia per commemorare la barbara morte del giovane.
“Sarò alla cerimonia per Ramelli, fa parte della storia di Milano”.
“Ci vado, come tutti gli anni, perché mi sembra giusto. Sono passaggi della storia della nostra città”.
“Con il momento storico che viviamo sarebbe opportuno che ci fosse più dibattito, anche su questi temi – ha dichiarato Sala – Perciò lo faccio volentieri, perché è nel mio ruolo di sindaco. È ovvio che poi ciascuno vede le cose in funzione delle proprie idee, ma nel momento in cui il Prefetto, seguendo la legge, autorizza la manifestazione, non posso che partecipare. Anche la vicenda di Ramelli fa parte della storia di Milano”.
Ovviamente, come ogni volta che si tratta di commemorare una vittima per mano rossa, non mancano le polemiche degli antifascisti.
“E’ inaccettabile che il 29 aprile si svolga un corteo di estrema destra in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani” visto che “negli anni trascorsi la manifestazione si è sempre caratterizzata con la esibizione di croci celtiche, saluti romani, chiamata del presente, con un forte richiamo nostalgico al passato militare e razzista del regime fascista”, le parole del presidente milanese dell’Anpi Roberto Cenati.
Indignazione alla quale il sindaco Sala risponde testualmente:
“Capisco l’osservazione di Anpi ma il punto è che per me c’è una regola, che è quella data dalla legge e dalle decisioni del questore e del prefetto. Nel momento in cui loro autorizzano per me va bene”.
In uno Stato di diritto, ovvio che si autorizzi la commemorazione di chi fu vittima di condotte barbare, che nulla c’entrano coi valori sanciti dalla nostra Costituzione e né di conseguenza coi valori di una Repubblica democratica.
Una risposta, che invece è uno schiaffo morale sia ai nostalgici del ventennio sia ai cosiddetti antifascisti, è quella data dall’onorevole Giorgia Meloni, leader di FdI:
“I saluti romani? Gesti antistorici”.
Antistorico già, proprio come lo è un certo antifascismo, che anzichè lottare affinchè la Costituzione antifascista venga applicata, come far sì che venga garantito il diritto al lavoro e la libertà di espressione, si mobilita per combattere una forma di fascismo più che passata. Tralasciando, forse per per svista, delle condotte che fanno riflettere e non poco sulla vigenza di un’effettiva democrazia.
Condotte ben più pericolose di quelle di fanatici e nostalgici, come la censura dilagante e le libertà fondamentali di cui il Popolo Italiano e non solo, non ha mai pienamente goduto -sebbene Costituzionalmente RIconosciute – soprattutto durante il periodo pandemico in cui, oltre al coronavirus, ci fu ben altro virus, quello di calpestare a suon di decreti i diritti inviolabili dell’uomo, dando luogo altresì a vere e proprie segregazioni pandemiche.
Per non parlare poi dei colpi a suon di austerity in Grecia, che hanno portato alla morte di ben 700 bambini.
Vite innocenti spezzate in situazione di povertà, a causa delle politiche di austerità dell’UE.
Il tutto, nel rigoroso silenzio dei media mainstream.
Non per nulla, il vicedirettore del Corriere della Sera, Federico Fubini, confessò di aver nascosto la notizia dei bimbi morti in Grecia, perchè “sarebbe stata”clava per gli antieuropei”
Quanto è stato appena riportato, non è forse una forma di fascismo riciclato?
Strano che in un art 604bis cp ossia “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”, non siano stati introdotti anche i “motivi politici”.
Ma dopotutto, per far ciao al regime basta un “bella ciao”.
Giusto compagni?

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