Principale Cronaca Ramzi, il mediatore culturale che avvera il ‘sogno italiano’

Ramzi, il mediatore culturale che avvera il ‘sogno italiano’

Musulmano, sposato con un’italiana, ha dato al figlio un nome ebraico: storia del 45enne tunisino che vive da 23 anni a Siracusa dove ha fondato una cooperativa per l’accoglienza dei profughi.

©  Ramzi Harrabi –  Ramzi Harrabi

AGI – Ha lasciato Susa perché la Tunisia gli stava stretta e dopo 23 anni si sente del tutto italiano, pur senza aver mai ricevuto la cittadinanza. Ramzi Harrabi oggi 45 anni, fa il mediatore culturale a Siracusa, dove ha fondato una cooperativa che ricovera profughi di tutto il mondo e dove ha sposato due anni fa un’italiana dalla quale ha avuto un bambino cui ha dato un doppio nome ebreo, Elia e Adam.

Lui è musulmano e nondimeno ha permesso che il figlioletto fosse battezzato per assecondare la volontà della moglie cattolica che mai ha tentato di convertire all’Islam e che anzi ha sposato in chiesa. “Credo in un solo Dio” dice, come recitando una professione di fede, “al di là di ogni religione. Per questo mi considero un cosmopolita mistico”. Ramzi è un esempio di perfetta integrazione, nata da un istinto, quello di conoscere nuovi orizzonti.

Un passato da animatore turistico

A vent’anni sulla costa tunisina fa l’animatore turistico. Canta, recita poesie, dipinge quadri astratti: tutto di sua invenzione. Entra così in contatto con turisti europei e in particolare con una ragazza tedesca di cui si innamora e che raggiunge in Germania. Ma lascia sia l’una che l’altra dopo la scadenza del visto turistico, senonché invece che a Susa va a trovare il padre Mohamed a Lentini, nel Siracusano. Mohamed ha lasciato Susa nel 1981 all’età di 31 anni e dopo una permanenza a Mazara come scavatore è andato a Lentini a fare il raccoglitore di arance. Oggi a 71 anni è in pensione ed è rimasto in Sicilia, ma per oltre quarant’anni è tornato periodicamente a casa, tanto da aver avuto altri tre figli dalla moglie vissuta sempre come una Penelope.

L’arrivo in Sicilia

Ramzi telefona ogni giorno alla madre, così come ai fratelli, ma nemmeno lui tornerà mai in Tunisia. Nel 2000 il padre lo accolse e lo mantenne incoraggiando una sua particolare qualità, quella di calciatore, di cui aveva dato buona prova in patria. Ramzi fece un provino nella Leonzio di Lentini e fu subito ingaggiato, ma non poté giocare alcuna partita ufficiale per via di permessi scaduti e impedimenti burocratici. Cadde in depressione e dovette pensare a una vita diversa. Andò perciò a Catania a fare il pescivendolo e componendo intanto canzoni da proporre in locali e piazzette di paese.

La svolta

La fortuna comincia a sorridergli fino a quando può permettersi di duettare su un palco con Katia Ricciarelli e partecipare a Salina a un festival presente anche Franco Battiato. Si stabilisce a Siracusa perché trova lavoro in una scuola americana, dove insegna l’arabo, fa da segretario e traduce. La scuola però chiude, sicché Ramzi imbocca un nuovo bivio: diventa nel 2006 mediatore culturale e si dedica all’accoglienza di profughi e immigrati: insegnando loro che l’Italia è un po’ come l’America per chi sogna di farcela.

Artista poliedrico

Ramzi anche in Italia ha coltivato la sua passione di artista poliedrico: ha ricevuto una menzione speciale nel premio nazionale di poesia Maria Marino (2004), il secondo premio come pittore nel Tindari European festival, una menzione speciale nel premio Euro Mediterraneo per il dialogo interculturale (Anna Lindht, 2008) e il premio per la carriera dell’ambasciata tunisina in Italia nel 2015.

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