Principale Politica Zona franca Matera, l’importanza del nuovo regolamento per il PAIP

Zona franca Matera, l’importanza del nuovo regolamento per il PAIP

Nino Sangerardi

“ Anche nel 2022 la nostra Associazione vuol dire la sua e partecipare al dibattito aperto sul nuovo regolamento del Paip che dovrà passare all’approvazione del Consiglio comunale. Partendo da una priorità : il Paip  è una realtà che non può essere spacchettata senza un disegno di opportunità di ripresa e in relazione alle esigenze di quanti vi operano, materani e no, nei settori artigianali, del commercio e dei servizi” .

E’ quanto sostenuto dal dr. Gaetano Liantonio, presidente dell’Associazione Zona Franca Matera,  nel corso dell’incontro con amministratori municipali e imprenditori e professionisti , ideato e ospitato nella sede della medesima Associazione, sulla questione decisiva per il futuro del Paip(piano delle aree per insediamenti produttivi nato nel 1976) : ovvero, il nuovo Regolamento.

Due gli obiettivi su cui operare : mantenere le esigenze dell’imprenditoria locale di svolgere vera impresa agganciata  alle dinamiche della globalizzazione in mutamento epocale(vedi la guerra Russia-Ucraina) ed elaborare un progetto di rilancio del Paip che superi la fase di stagnazione delle chiusure di attività e quindi il possibile arrivo di nuove compagini imprenditoriali.

“L’Associazione Zona Franca Matera—rileva Liantonio—a voce alta ma solitaria da oltre venti anni ha svolto e continua a praticare un’azione di stimolo sotto questo aspetto interloquendo con enti locali e imprenditori e associazioni di categoria, politici di turno sempre presenti in sede durante le consultazioni elettorali e, purtroppo, poi via ,dissolti nel nulla. Ma noi siamo e restiamo fiduciosi nella messa in opera di politiche significative e utili al Paip”.

La Zona franca urbana, disegnata tra Matera Sud e il Paip, non può non fare rete—in prospettiva con le aree industriali di Jesce e la Martella—con la Zona economica speciale del porto di Taranto- retroporto della Basilicata a cominciare dalle funzioni prioritarie della zona industriale Val Basento. Strade e ferrovie a parte, servono anche strutture per la formazione, innovazione e logistica che potrebbero essere ospitate nel Centro servizi che la Regione Basilicata possiede nel Paip via Primo Maggio.

Pertanto il documento elaborato dai vertici del sodalizio Zona franca Matera in rappresentanza delle non poche imprese associate propone quanto segue :

-rimodellare il Piano urbanistico generale di pari passo alla proposta avanzata dalle Associazioni datoriali di riconfigurare la destinazione d’uso delle aree e degli immobili del Paip 1-2 da aree produttive a aree per attività commerciali e servizi, così da poter realizzare le infrastrutture di collegamento veloce delle aree Paip alla zona industriale La Martelle

-attivare il Centro formazione professionale in disuso ubicato nel Paip 1 quale scuola di Arti e mestieri al servizio delle piccole e medie imprese locali e da essere gestito con sistemi manageriali e innovativi: la formazione non va delegata alla mera gestione tecnocratica della Regione Basilicata Potenza-centrica, alla quale, tramite il suo consulente, Leonardo Cuoco, l’Associazione ZFM diede già due anni fa un valido progetto per l’utilizzo del Centro formazione senza aver mai ricevuto alcuna risposta

-definire una volta per tutte l’annosa questione dei diritti di superficie, trasferendo definitivamente la proprietà in capo ai titolari dell’immobile

-non consentire ai titolari dell’immobile di mettere in campo pericolose speculazioni edilizie fine a se stesse, che nella migliore delle ipotesi consentirebbe a costoro di trasformare un opificio in civili abitazioni, schermate dalla connotazione di centri direzionali.

Al termine del convegno è stato proposto un “Tavolo di lavoro permanente” limitato al solo Regolamento del Paip.

“Altrimenti—conclude il presidente Liantonio—il Paip con i suoi capannoni vuoti diventerà solo un’opportunità di compravendita e locazione immobiliare, con tutte le limitazioni imposte dal commercio elettronico e da una globalizzazione che ci ha penalizzato e ci penalizza sul piano della competitività”.

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