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Maria Pia Latorre recensisce ‘La cittadella del tabacco’, di Giuditta Abatescianni (Adda Editore)

Si lascia leggere con naturalezza e appassiona il lettore sin dalle prime battute “La cittadella del tabacco” di Giuditta Abatescianni.

Il volume è stato editato nel 2021, con fulgido intuito di Giacomo Adda e reca in copertina una foto della Palazzina degli uffici della direzione della Manifattura del 1912, tratta dal volume “La manifattura Tabacchi di Bari”, Adda Editore, creando così un ideale e lungimirante collegamento tra il bel volume di Renato Cervini e Mauro Scionti e l’ultimo importante lavoro di Giuditta Abatescianni.

Ha fatto bene l’autrice a raccogliere i ricordi di memoria e trascriverli in questo umanissimo quadro di vita, dove l’autobiografia, la personale storia della scrittrice ben s’intreccia alle tante storie di impiegati ed operai che dagli anni ’60 agli anni ’80 popolarono la cittadella industriale barese, dando lavoro a centinaia e centinaia di famiglie pugliesi.

Storie da conoscere, buone per tutti, quelle contenute nelle pagine de “La cittadella del tabacco”, che già nel titolo riecheggia una scrittura pulita e neoromantica, ispirata al migliore Cronin.

Romanzo realistico breve, che racchiude in sé, in modo naturale ed immediato,  sia l’alta pagina del verismo italiano, sia le calde ed inquietanti atmosfere sudamericane marqueziane.

Originale l’equilibrio che l’Abatescianni riesce ad ottenere tra memoria, sagace ironia, registrazione degli eventi come ineluttabilità (chi si può mettere contro il destino?, ma soprattutto perché mettersi contro il destino che ci tocca in sorte?).
Nel dispiegarsi delle storie ci sembra di assistere ad una resa al mondo di sfruttamento,  ingiustizie, soprusi e violenze patiti dagli operai di quegli anni, le cui storie gridano ancora oggi giustizia e riscatto.

Sono soprattutto storie di donne che denunciano in modo mai urlato, sempre sommesso, l’ordinario clima di maltrattamenti,  violenze e distorsioni di ruoli e mansioni che immediatamente rimandano agli intimi patimenti di tante di quelle povere donne.

Storie brevi ed incisive, come disegni tratteggiati con pochi essenziali segni di matita ma perfettamente precisi e definiti nella loro pungente realtà.

Un mondo di personaggi e avvenimenti concreti che si snodano in scenari che vanno dall’amore, etero e omo, alla procreazione, nella famiglia e fuori dalla famiglia,  alla malattia, alle ingiurie che arrivano a distruggere esistenze, al sesso, spesso usato come merce di scambio, all’abnegazione al lavoro, alle lotte operaie e sindacali e a tanta tanta altra vita.

Corredano il volume,  che senz’altro ha un prezioso valore storico e sociologo e che rappresenta un importante tassello nella ricostruzione della storia del nostro territorio, le belle immagini d’epoca a cura di Gianni Grazioso e Francesco Amoruso.

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