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“Mio figlio non avrà più amici per la mia faccia”. Storia di Alina, sfigurata delle bombe

A raccontarla all’AGI è Nina, una volontaria che l’ha incontrata tra i profughi scappati dalla regione del Lugansk. “Ha paura anche di attraversare la strada, devo tenerla per mano”.

© Agf –

AGI – “Mio figlio non avrà più amici per colpa della mia faccia”. Si fatica a guardare la fotografia di Alina che Nina, una volontaria che le sta accanto, ha inviato da Vinnytsia dove le due donne si sono incontrate. Solo gli occhi chiari sono intatti, tutto intorno la pelle è devastata dalle ferite e dalle ustioni.

“La porto in giro per mano, ha paura di tutto”

“Alina ha 26 anni, un bambino di tre. Per tutta la vita ha vissuto a a Rubizhne, nella regione di Lugansk – racconta Nina all’AGI -.  Lei e la sua famiglia non hanno mai viaggiato molto oltre la loro regione e avevano uno stile di vita molto semplice. Poco più di una settimana fa, Alina e il bimbo fa sono finiti sotto i bombardamenti dell’esercito russo. Il viso di Alina è stato gravemente ferito. Vi mostro la sua foto ma non pubblicatela, per favore”.

Nina, che col marito Andry in tempo di pace gestiva una piccola catena di negozi di abbigliamento e scarpe, l’ha incrociata tra i profughi arrivati a Vinnytsia, popolosa città su un fiume nell’Ucraina centrale dove tante persone provenienti dall’est si stanno rifugiando.

Pochi giorni fa, il governatore del Lugansk ha detto che in questo territorio “c’è l’inferno, i russi vogliono spazzare via le nostre comunità”.
“Alina ha già subito un intervento chirurgico e ne attende almeno un altro. Quando ci ho parlato per la prima volta, non ha smesso di ripetere di essere stata fortunata perché è riuscita a proteggere suo figlio. Fa molta fatica a dormire, vive nel terrore. Ha paura di attraversare una strada da sola o di prendere un autobus da sola. Io la tengo per mano quando ha bisogno di andare da qualche parte”.

“Non è in grado di andare all’estero”

La possibilità di andare all’estero non è contemplata: “Viaggiare fuori dall’Ucraina non è nemmeno in discussione: psicologicamente non ce la fa”. Solo da pochi giorni “ha iniziato a elaborare davvero quello che è successo al suo viso. Mi ha confidato la sua preoccupazione che lei e il figlio non si faranno più amici a causa della faccia sfigurata. È preoccupata che altri bambini non giochino con suo figlio a causa del suo aspetto. Ha bisogno di aiuto psicologico e sto cercando di trovare uno psicologo per lei”.

Nina dice di non voler essere chiamata “volontaria perché è una parola troppo grande”.

Ma quello che lei e il marito stanno facendo lo testimonia sui social la cognata Maria che pubblica le liste di ‘cose da fare’ nelle sue giornate.

‘Comprare e consegnare generi alimentari a un ristorante locale che cucina pasti caldi per i soldati feriti; risolvere il problema di una madre con un bambino ferito; trovare un medico per una donna in pericolo di vita;  trovare e inviare  medicine per i soldati feriti’; incontrare C. per parlare delle divise per i soldati’.

“Ci sono tante piccole e grandi necessità. Alina ha un vecchio cellulare semplice, non uno smartphone e non può nemmeno presentare i suoi documenti per l’aiuto sociale del governo senza il mio aiuto. La comunità locale di Vinnytsia sta facendo molto per aiutare tutti i rifugiati, le persone arrivano senza nulla, spesso anche senza un solo cambio d’abito, quindi trovare donazioni per uno smartphone non è così facile come potrebbe sembrare”.

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