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La dolce colomba

di Claudia Babudri

Nel 1949 Parigi fu scelta per ospitare il Congresso Mondiale della Pace.
Pablo  Picasso, membro del Partito Comunista francese, realizzò come simbolo dell’evento una litografia di una colomba. Si ispirò probabilmente ai volatili esotici presenti nello studio dell’amico Matisse. Più grande di lui di ben dodici anni, Henri Matisse, divorziato dalla moglie e senza più la compagnia dei figli a loro volta indipendenti e sposati, soleva passare il tempo nel suo studio, dedicandosi completamente all’arte tra piante e volatili esotici. Ogni tanto riceveva qualche visita.

La colomba torna all’Arca, miniatura, 1360 circa

Tra gli amici, suoi ospiti, Picasso al quale inviò i suoi animali prima di trasferirsi da Nizza a Vence per realizzare la Cappella di Santa Maria del Rosario.  Prima rivali, Matisse e Picasso costruirono una amicizia solida e duratura, basata sulla stima e sulla fiducia reciproca testimoniata da quelle colombe esotiche inviate dal grande pittore all’amico più giovane.  La colomba è il simbolo della pace.

Nell’arte figurativa, in qualità di Spirito Santo, compare per la prima volta nel mosaico dell’Arco Trionfale di Santa Maria Maggiore a Roma. Anche se nella Bibbia, la manifestazione dello Spirito sotto forma di colomba si ritrova solo nel racconto del Battesimo di Cristo, nel 325 il Concilio di Nicea ne dichiarò universalmente il simbolo.

A differenza del corvo, la colomba torna saggiamente all’Arca nell’episodio biblico, recando nel becco un ramoscello di ulivo. Non solo lo Spirito Santo diventa colomba per scendere sulla terra ma anche le anime buone, ascendendo al cielo, assumono questa forma.  Portatrice di pace, inviata di Dio, nella cultura medievale è l’antitesi del corvo mangiatore di carogne, animale inaffidabile. Tutto nella colomba è virtù, pudore, dolcezza, fedeltà, semplicità, innocenza e purezza. Nei bestiari medievali viene decantata la sua pulizia: si bagna spesso per detergersi le piume sporche. In più l’acqua è lo specchio nel quale la colomba può vedere i predatori in arrivo.  È un animale intelligente al quale Ugo di Fouilloy,  canonico regolare di S.Agostino, priore, teologo e riformatore del XII sec, dedicò molteplici pagine nel suo De avibus.

La colomba viene analizzata in senso mistico e spirituale: il becco, diviso in due parti, simboleggia la divisione dei precetti dell’antica Legge da quelli della nuova. La colomba con l’occhio destro si osserva per correggersi, con il sinistro contempla Dio. E quegli stessi occhi “sono come lo sguardo che la Chiesa getta sull’avvenire”. Le sue ali sono stendardo di carità e le sue zampe rosse simboleggiano la Chiesa “che avanza nel mondo, camminando sul sangue dei suoi martiri”.

In India, le colombe appollaiate sull’albero peredixion, sono minacciate dal drago. Finché rimarranno all’ombra dell’albero dai dolci frutti, saranno al sicuro.

Colomba eucaristica, Limoges , Francia, primi del XIII secolo

Il drago è il Diavolo che si appropria degli uomini lontani dalla dottrina cristiana. L’albero è Dio mentre l’ombra è lo Spirito Santo. Se la colomba è pura e casta, il piccione è più malandrino. Si nutre di granaglie, può peccare di libidine e adulterio con tutte le conseguenze del caso. Se infatti fa il farfallone, tutti i simili più virtuosi lo beccano per rimproverarlo.

Questa immagine moralizzatrice è molto frequente negli autori del primo cristianesimo attenti a decantare le doti della colomba a scapito del piccione. Nei secoli, la dolcezza e la purezza della colomba sono arrivate a noi: il volatile della pace non solo è soggetto alle più svariate raffigurazioni ma, a Pasqua, compare sulle nostre tavole come dolce, uno dei “grandi lievitati” al pari del natalizio panettone. L’embrionale ricetta della colomba è probabilmente di origine medievale. Numerose sono le storie che ne ascrivono la nascita alla dominazione longobarda: alcune sono ambientate durante l’assedio di Pavia da parte di Alboino, altre qualche decennio più tardi, alla corte di Teodolinda e Agilulfo presso cui sarebbe stato ospite san Colombano.

Infine, secondo un’altra leggenda, l’origine del dolce potrebbe risalire alla battaglia di Legnano (1176), vinta dalla Lega lombarda contro Federico Barbarossa. Pare che un condottiero, per infondere coraggio ai suoi soldati, abbia gettato dal carroccio dei pani a forma di colomba. Si dice che scelse questa forma in omaggio alle tre colombe posate sulle insegne della Lega. Queste leggende, lasciano intuire la probabile esistenza nel medioevo italiano di dolci o cibi a forma di colomba.

Tuttavia, il dolce che tutti conosciamo, risale agli inizi degli anni Trenta. Dino Villani, direttore della pubblicità della Motta dal 1934 al 1939, decise di creare un dolce simile al panettone…ma a forma di colomba per la santa Pasqua ancor oggi apprezzato e gustato su tutte le nostre tavole.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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