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Il ventiduesimo anno del nuovo millennio è contrassegnato da eventi che lasceranno il segno. In altri termini, oltre alla pandemia, esiste uno stato di guerra tra Russia e Ucraina che preoccupa il mondo. Questi eventi hanno “invecchiato”, oltre ogni ragionevole profilo fisiologico, la nostra Italia. Invecchiata nelle Istituzioni, nelle leggi non varate, nelle ingiustizie, che hanno cambiato nome, ma che sono rimaste tali.

In Italia, nel bene e nel male, i fatti non sempre rispettano la cronologia di quando sono maturati. Anche noi ne abbiamo preso atto. Quando sono solo le previsioni a contare, allora ci sentiamo d’esprimere qualche nostra valutazione. Parecchi problemi che credevamo d’esserci lasciati alle spalle, ci sono ancora tutti. Del resto, non ci sono razionali presupposti capaci di farci sperare per il meglio.

Sopra ogni altra considerazione, resta una realtà che non riesce a evolversi. Dopo di tante, troppe, privazioni, una classe sociale è in via d’estinzione. Tra “ricchi” e “poveri”, non ci sono più classi intermedie. Senza dubbio, non c’è italiano che non abbia chiaro il concetto che abbiamo espresso. Certo è che la speranza, per qualcuno, resta l’ultima spiaggia da poter, in ogni modo, mettere in campo. Sbagliando da subito, ma non rinunciando a diffondere illusioni là dove servirebbero certezze.

Per questo motivo, ci chiediamo perché fare delle promesse che già hanno la consistenza delle illusioni. Riformare, costi quel che costi, non è bastato per il passato e non basterà per il futuro. ”Buona Volontà” e “Fiducia” sono i mezzi ma non i fini da conseguire. Più che la carica dei politici ”rampanti” ci servirebbe una maggiore coerenza su una configurazione confusa con tante polemiche palesi o, peggio, celate.

Giorgio Brignola

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