Principale Cultura & Società ‘A Madonne’ abbraccia tutti i tarantini

‘A Madonne’ abbraccia tutti i tarantini

‘A Madonne’ abbraccia tutti i tarantini

Questa notte una folla incredibile sul pendio San Domenico per il mesto pellegrinaggio.

“A Madonne, ‘A Madonne, ste jesse ‘a Madonne!”. I simboli sono tutti in fila sulla scalinata di San Domenico e la “troccola” ha già iniziato a fendere la folla “sus’u punnine”. Ma quanta gente, a migliaia stipati in quegli spazi angusti del centro storico: altro che come sardine! Ma tutti con lo stesso grande cuore pulsante d’amore per la Madre, sulle note delle nostre secolari tradizioni. A Lei si sono elevate le preghiere di mamme in lacrime per i figli che da tempo ormai elemosinano una qualsiasi occupazione o per i loro bambini già segnati dal dolore della malattia. Quanta sofferenza giunta nel cuore della Mamma, assieme a quella del Figlio crocifisso dai peccati!

La folla protagonista dei Riti: quante volte queste parole sono state vergate sulle cronache del Venerdì Santo? Ma mai come questa volta sono calzate a perfezione sull’evidenza. Potremmo forse anche esagerare, ma mai come quest’anno i tarantini si sono riversati davanti a San Domenico, esasperati, nel senso buono del termine, da una così lunga attesa per la pandemia. E a tal proposito, va evidenziata una certa disciplina nel mantenere la mascherina, così come raccomandato dal commissario prefettizio, vista l’ovvia impossibilità di mantenere i distanziamenti. Alla faccia di chi prevedeva i Riti come causa di una spaventosa ascesa dei contagi! La Madonna ha certamente supplito ad eventuali mancanze, stendendo il suo manto protettivo su quella folla in attesa. A tal proposito nell’allocuzione pronunciata dall’alto della scalinata, l’arcivescovo, mons. Filippo Santoro ha ricordato le sofferenze della pandemia negli ultimi due anni: “Ho negli occhi e nel cuore tutte le sensazioni di quell’ormai lontano 2020 quando ho voluto io stesso mettermi sotto quelle che voi chiamate sdanghe. Intorno c’era un silenzio assordante ed inquietante, quando mi sono affacciato per benedire, questo spiazzo era tristemente deserto. Eppure vi ho sentiti. Le vostre preghiere erano percepibili con nettezza straordinaria, avevo la sensazione di potervi guardare negli occhi e di poter pregare con voi”. Concludendo, egli ha implorato con cuore di padre: “Ascoltaci o Madre di Gesù e Mamma nostra, non lasciarci nelle tante prove della vita, nelle prove di questa città, non lasciare che il vento della guerra spiri sul mondo”. Quindi, gli squilli di tromba di “A Gravame” hanno ulteriormente riempito di pathos l’atmosfera. E quante sofferenze anche per i musicanti: durante le esecuzioni erano compressi dalla folla da trovare a stento spazio dietro la Beata Vergine! Così, fra un “A Vittorio Emanuele” e un “Venerdì Santo”, la processione ha raggiunto piazza Fontana quando ormai “’U Relogge d’a Chiazze” aveva battuto da un pezzo le tre.

Attorno alle sette del mattino l’Addolorata, fra una folla in altri tempi inconcepibile, ha oltrepassato il ponte girevole dirigendosi al Borgo. In tarda mattinata, la sosta all’istituto Maria Immacolata, dove i devoti si raccolgono in preghiera guidati da mons. Tonino Caforio. Quindi, il rientro attraverso via D’Aquino.

Ieri sera, intanto, il pellegrinaggio dei “perdune” agli altari della reposizione (originale e fuori dai consueto schemi quello alla San Pasquale, al centro della navata centrale) si è consumato anche questo a tarda ora, con l’ingresso dei “serrachiesa” al Carmine. Via D’Aquino è stata perennemente affollata, come se non ci fosse orario. Peccato solo per la ricomparsa dei venditori di palloncini agli angoli come a una festa patronale. Speriamo vada meglio stasera.

Intanto, ferve l’attesa per la processione dei Misteri, che si affaccerà in piazza Giovanni XXIII a partire dalle ore 17.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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