Principale Politica Diritti & Lavoro La crisi pandemica e la forza di chi resiste: Osteria Villa Rugantino....

La crisi pandemica e la forza di chi resiste: Osteria Villa Rugantino. La voce dei ristoratori

La crisi pandemica e la forza di chi resiste: Osteria Villa Rugantino. La voce dei ristoratori
di Rita Lazzaro
“Siamo ormai in perenne stato di crisi, tra allarmi, emergenze ed urgenze a non finire. Quello che è ancora più drammatico è che, ad ogni problema risolto (o tamponato), altri emergono all’orizzonte più numerosi, e talvolta più gravi, in un effetto moltiplicatore che turba e mina la fiducia delle persone. Davanti a questa degenerazione fuori controllo delle crisi, si impone la necessità di gestire lo scenario drammatico con il quale ci si sta purtroppo confrontando. È certamente prioritario attivare tutte le iniziative di solidarietà per le popolazioni colpite attraverso piccoli e grandi gesti, come sta succedendo diffusamente anche nel nostro mondo. Al contempo, tuttavia, chiediamo di non abbassare l’attenzione sui settori più in difficoltà con misure urgenti sui temi della liquidità, con la proroga delle moratorie (creditizie, fiscali e contributive), interventi tampone e strutturali sul caro energia e monitoraggio dell’inflazione, contrastando i movimenti speculativi. Senza imprese, infatti, non c’è futuro per il Paese”.
Queste le parole del presidente Fipe/Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, a seguito di un’altra ondata di crisi che tocca, per l’ennesima volta, un settore già massacrato di suo sin dall’inizio della pandemia, quello della ristorazione.
Un’altra stangata derivante dalla crescita esponenziale del costo delle materie prime e della bolletta energetica che registra aumenti dell’80%, tendenzialmente in ulteriore crescita, comportando così un inevitabile aumento di prezzi, che provoca inflazione aggiuntiva ostacolando la ripresa dei consumi e generando nuove difficoltà nelle esigenze del mercato del lavoro.
Tutto questo preceduto dalla crisi pandemica del 2020, continuata nel 2021.
Una crisi che nel mondo della ristorazione ha comportato 56 miliardi di perdite, causando la chiusura di 45.000 imprese, con le prevedibili conseguenze che si possono amaramente riscontrare nel vertiginoso aumento della disoccupazione.
Una situazione economica disastrata e umanamente tragica che continua a non arrestarsi anzi tende a degenerare.
Soprattutto a seguito del caro bollette, che sta mettendo a dura prova chi cerca di resistere a una crisi che sembra non voler dar tregua a onesti lavoratori e alle relative famiglie, ossia a chi è il fulcro e l’essenza della nostra Nazione.
Non per nulla, la stessa Margaret Thatcher diceva testualmente: “Non ci può essere libertà se non c’è libertà economica.”
La resistenza del settore ha iniziato a barcollare dai mesi del 2022, periodo in cui gli operatori hanno iniziato a risentire le conseguenze del caro energia e dell’aumento dell’inflazione.
La ristorazione è indubbiamente un settore costantemente attaccato dai devastanti effetti della crisi pandemica, ai quali si aggiungono altresì le conseguenze della guerra Russia-Ucraina con le sanzioni commerciali, definite “moralmente doverose ma inevitabilmente dolorose anche per la parte che le commina” dall’Ufficio di Presidenza di Fipe/Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), che riporta la sua preoccupazione per la situazione internazionale e per le conseguenze negative sul mondo della ristorazione, dell’intrattenimento e della filiera turistica nel nostro Paese.
Inoltre viene chiesto al Governo di rendere partecipi le rappresentanze d’impresa al fine di trovare soluzioni concrete in funzione dell’economia reale.
E a proposito di resistenza, c’è chi nonostante tutto e tutti ha continuato a lottare, difendendo a spada tratta la sua passione per l’arte culinaria, ma soprattutto quanto ha costruito nel corso degli anni – per non dire di tutta la sua vita – proprio in nome di questa passione.
Un Italiano, un ristoratore ma principalmente un uomo, un padre, un nonno.
Questo è Maurizio Brugiatelli, il cui curriculum vitae nel mondo della ristorazione è tanto ricco quanto esemplare.
“Il Regno Di Re Ferdinando” in via Banchi Nuovi 8, lo storico “Giggetto Er Pescatore”, “Il Faone” in via Sardegna, “Celestina” in viale Parioli. Questi i nomi dei locali rinomati della Capitale, dove Maurizio ha fatto i suoi primi passi nel mondo della ristorazione per poi diventare gestore di altrettanti rilevanti locali come “La Cambusa”, “Il Tevere Time”, “Il Cavallo Morello”, tutti e tre a Fiumicino, “Il Capitano Achab” ad Ostia Lido , “Er Pacioccone” in via Ardeatina.
Nel 2006 si trasferisce ad Anzio e, sempre nello stesso anno, a Nettuno, apre “L’ osteria di Rugantino” e per qualche anno, gli viene affidata la cattedra all’università Civica Di Anzio Nettuno per i corsi di cucina tradizionale Italiana.
Chiude nel 2010 per poi aprire Villa Rugantino ad Anzio, in via Tirreno 13, che attualmente gestisce con la moglie Marina e la figlia Roberta.
Nel 2017 a Villa Rugantino, viene girata una puntata di “Cucine da incubo” con lo chef Antonino Cannavacciuolo.
Con un curriculum del genere, impossibile non intervistare chi vive il mondo della cucina a 360 gradi.
Ecco l’intervista
– Com’è nata questa passione?
La passione per la cucina l’ho sempre avuta.
Ero incantato quando vedevo mia nonna, da bambino, mentre stendeva la pasta e poi adagiava le sfoglie sul suo letto matrimoniale, mentre arrotolava e tagliava le fettuccine sulla spianatoia. I sughi di mia madre, l’amore nel preparare gli involtini che tanto amava mio padre, mi dava grandi emozioni. Perché la cucina è creare emozione.
Della ristorazione invece, m’innamorai grazie a mio cugino, che faceva il cameriere ed un giorno mi portò a lavorare con lui. Fu amore al primo impatto. E da lì, questa mia storia d’amore continua da oltre 45 anni.
-Perché a un certo punto, ha deciso di partecipare al programma televisivo “Cucine da incubo?”
Fu mia figlia a scrivere un messaggio su Facebook ad Antonino, visto che era stanca delle mie continue discussioni con mio genero – suo marito – che adoro come un figlio, ma è anche vero che, ho un pessimo carattere sul lavoro.
– Quanto e come ha inciso questa esperienza sia a livello personale che professionale?
Chef Cannavacciuolo è una gran bella persona oltre che un grande chef ed imprenditore, e quando abbiamo la fortuna d’incontrare una persona come lui, è bene assorbire il più possibile. Sotto l’aspetto umano mi ha dato molto, a livello professionale la trasmissione ci ha fatto molta pubblicità e ci ha portato molti nuovi clienti ma per l’impostazione del ristorante, ho preferito mantenere la mia.
Pur apprezzando tanto lo stile di Cannavacciuolo, preferisco mettere la mia visione di cucina, che è sicuramente diversa.
– Il 6 aprile, esattamente una settimana fa, è stato il carbonara day, lei ci ha deliziato con un video su questo piatto tipico della tradizione romana, un video in cui, infatti, riporta la storia della carbonara in modo minuzioso e ovviamente con le sue considerazione da chef.
E a proposito di tradizioni, secondo lei, quanto è valorizzata la cultura italiana – cucina inclusa – nella nostra Nazione e di conseguenza quanto è tutelato il made in Italy?
Sono un appassionato della cucina tradizionale italiana, mi piace studiarla e proporla raccontando la storia dei nostri piatti perché racchiudono la storia dei popoli, della nostra civiltà. Per noi italiani poi, il cibo è motivo di socializzazione e non solo mero nutrimento.
Il cibo è un’ eccellenza del nostro Paese, molti turisti vengono in Italia oltre che per le nostre meraviglie territoriali e storico culturali anche per la nostra cucina apprezzata in tutto il mondo. I nostri prodotti, le nostre materie prime che, le scelte di un’Europa scellerata stanno devastando, sono uniche. I nostri formaggi, i nostri oli, i nostri vini, i nostri insaccati non hanno eguali su tutto il pianeta.
La pandemia, come ben sa, ha messo in ginocchio l’economia, in particolar modo la ristorazione. Lei e la sua famiglia, come avete affrontato questo duro periodo?
In questi casi, cosa si sarebbe dovuto fare ma non è stato fatto?
E oggi, per risanare la situazione, cosa dovrebbe fare il governo?
Due anni di pandemia sono stati devastanti, molti bravi colleghi hanno chiuso, specialmente nelle città d’arte. Senza turismo, questa Nazione muore e non c’è volontà di tutelare il turismo in questo meraviglioso paese, i nostri giovani fuggono perché non c’è formazione seria oltre a scarseggiare il lavoro. C’è la necessità di incentivi per creare una ristorazione ecosostenibile, una rete d’impresa funzionale per creare metodi di formazione e creazione di posti di lavoro. Stiamo perdendo troppo tempo e ora, c’è anche questa maledetta guerra a complicare tutto.
-A proposito di famiglia. Secondo lei, quali sono i pro e o contro della conduzione familiare di un’attività?
La gestione familiare ha i suoi pro ed i suoi contro, certamente agevola nel poter contenere i prezzi e soprattutto c’è molta più attenzione negli sprechi, ma la ristorazione deve essere gestita militarmente. Come dico io “non esiste democrazia”, c’è chi comanda e chi obbedisce ma in famiglia non è possibile, ci sono tante altre cose che hanno la priorità. Quindi, spesso, si crea qualche lacuna ma i nostri clienti diventano anche amici e qualche sbavatura ce la perdonano. Vivo felicemente in un mondo al femminile.
Con mia moglie Marina, sono felicemente sposato da 39 anni. Dal nostro matrimonio sono nate 3 splendide figlie: Roberta, 35 anni, che dirige la sala, Carla, 25 anni, che fa l’estetista e lavora con il suo compagno a poche centinaia di metri dal nostro ristorante ed Elisa, 19 anni, che studia all’alberghiero e ci aiuta in pizzeria mentre il suo fidanzato
Giacomo lavora in sala, è molto amato dai nostri clienti per i suoi modi sempre gentili.
Infine le mie nipotine Sofia e Laura entrambe figlie di Roberta, loro sono la mia ragione di vita. Credo che i nipoti siano la ricompensa alla vecchiaia.
Sono un uomo felice perché ho la fortuna di fare il lavoro che amo insieme alle persone che amo.
Giusto e doveroso concludere questa costruttiva ma anche toccante intervista di arte e passione culinaria, con la frase del suo protagonista. Una frase che sintetizza perfettamente il concetto di arte culinaria:
“la cucina è creare emozione”
E sicuramente Maurizio Brugiatelli con le sue parole ha trasmesso l’amore per la cucina e per la sua famiglia con la quale condivide ciò che ama.
Un connubio che si è dimostrato indubbiamente vincente.

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento, grazie!
Inserisci il tuo nome qui, grazie

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.