Principale Cronaca La storia dell’imprenditore che ha deciso di pagare le bollette ai dipendenti

La storia dell’imprenditore che ha deciso di pagare le bollette ai dipendenti

La Ita Spa ha deciso di elargire un contributo dai 250 ai 400 euro per il primo trimestre dell’anno. Una cifra che potrebbe essere ritoccata al rialzo.

L’interno dello stabilimento Ita

AGI – Un’azienda lecchese ha deciso di dare un bonus in busta paga ai dipendenti per compensare il caro bollette. L’iniziativa è stata presa dalla Ita Spa, guidata da Andrea Beri, che ha la sua sede principale a Calolziocorte (Lecco) e poi altri due stabilimenti a Vicenza e a Belluno. “La holding è stata creata nel 2021 – sottolinea Beri – ma le nostre origini risalgono al 1920, quando mio nonno fondò l’azienda”. Oggi produce “acciai trafilati per impieghi speciali, dalle grandi opere (ponti ferrovie) per arrivare ad automotive e arredamento”.

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L’amministratore delegato, Andrea Beri

Nel 2014 la società ha “deciso di mettere in piedi i primi impianti di cogenerazione per risparmiare sulle spese energetiche e avere uno ‘short plus’ energetico che poteva essere ceduto quando i nostri impianti erano fermi”. Nell’immediato “non se ne fece nulla, ma in seguito si è presentata l’opportunità di cedere il surplus energetico e questo ha permesso di prevedere, nel dicembre scorso, la nascita del bonus”.

Si tratta, spiega Beri, “di un piccolo supporto ai rincari delle bollette. Come gruppo abbiamo messo a disposizione, per il primo trimestre di quest’anno, 85 mila euro che si traducono in un bonus dai 250 ai 400 euro a dipendente”. Tuttavia la situazione da dicembre è peggiorata per quanto riguarda il costo dell’energia, ma “venderla è ancora più conveniente”. Per questo “stiamo pensando di aggiungere qualcosa al bonus”.

A oggi, continua l’amministratore delegato, “abbiamo quattro impianti di cogenerazione, tre in funzione e uno che dovrebbe essere operativo a fine aprile. Autoproduciamo 25 gigawatt all’anno dei 60 consumati”.

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Lo stabilimento dell’Ita 

Ita conta “270 dipendenti, 170 milioni di fatturato e 160 mila tonnellate di acciaio prodotto”. La crisi del settore dell’acciaio per l’aumento dei costi “è una situazione che ci ha sorpreso”. Perché, conclude Beri, “nel nostro piccolo nell’aprile scorso abbiamo avuto l’istinto di prevenire un aumento dell’energia, diventando autoproduttori. L’obiettivo era aumentare la nostra competitività rispetto ai nostri competitor fuori dell’Italia. Non riusciamo a capire come altre acciaierie e cartiere non l’abbiano fatto”.

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