Principale Cronaca Due giornalisti pugliesi testimoni di orrori, pace nel nome di San  Nicola!

Due giornalisti pugliesi testimoni di orrori, pace nel nome di San  Nicola!

Dario Patruno

Il conflitto che coinvolge ormai dal 24 febbraio due Stati, due popoli il primo l’ucraino che soffre bombardamenti e morti e il secondo quello russo che subisce una guerra che non ha scelto di combattere e che ha parenti e amici in Ucraina per cui soffre in silenzio, ha due testimoni che vediamo ogni giorno sui nostri schermi, pallidi coraggiosi, ma credibili che ci descrivono e raccontano quanto accade e che da alcuni giorni sono gli unici inviati dei TG della Rai a Kiev e che si spostano rischiando la vita, consapevoli che la guerra riguarda tutti e che i silenzi di chi non ha la forza di parlare, valgono più di ogni parola.

Leonardo Zellino

Piergiorgio Giacovazzo, figlio di Giuseppe Giacovazzo, già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno ed ex senatore della DC e Leonardo Zellino, canosino doc come me che incontravo ogni mattina quando si recava nella sede di Via Dalmazia a Bari per condurre l’edizione del TG3 regionale.

Lo incontravo spesso mentre percorrendo via Carulli e corso Sonnino si dirigeva alla sede di lavoro, camminando sempre in fretta ma pronto a salutare chi lo fermava per qualche battuta sul suo lavoro o la sua terra d’origine, l’antica Canusium. Pensavamo da canosini ma anche come italiani che la guerra fosse ormai consegnata ai libri di storia, tanto che si legge nel volume “Canosa La Grande Guerra 1915-1918”, furono circa quattromila i giovani canosini, per lo più contadini ed analfabeti, che lasciarono città, lavoro, famiglie ed affetti per combattere al fronte il nemico austro-ungarico a difesa della Patria, molti dei quali non fecero più ritorno.

Ad un secolo da quando si svolsero gli eventi, l’autore, il canosino Michele Di Ruggiero, attraverso un minuzioso lavoro di ricerca partito dall’Archivio Storico Comunale e proseguito consultando diverse fonti in archivi storici e Sacrari militari con nomi, dati matricolari e spesso anche i volti dei nostri concittadini che presero parte agli eventi bellici del primo conflitto mondiale.

Sembravano eventi consegnati alla storia e invece grazie a persone in carne ed ossa con giubbotti antiproiettili ed elmetto con la scritta PRESS ci raccontano il dolore e il pianto di donne, madri, nonne e bambini, vittime innocenti che non hanno scelto ma grazie ai giornalisti, agli operatori, i cameramen e ai free lance, agli inviati della carta stampata di tutte le testate televisive, radiofoniche continuano a raccontarci la guerra. Sento di esprimere un profondo grazie a nome di tutti gli italiani. Sono circa duemila da tutto il mondo e meritano la gratitudine di tutti gli abitanti del pianeta. Un giornalista americano ha già perso la vita qualche ora fa e Dio non voglia altre vittime innocenti.

Come nonno non posso non pensare ai tanti bambini che soffrono la fame e il freddo, l’impossibilità di poter giocare e quindi l’infanzia rubata.

Questa guerra più di altre è accanto, trovasi alla porta accanto, colpisce il vicino di casa. E io ripeto come umile appartenente alla gente comune: “Fermatevi”. La mia preghiera è per tutti perché il Dio della pace tocchi i cuori di tutti anche di chi ha commesso colpe gravi perché a nessun peccatore, colpevole di colpe gravi è impossibile redimersi e cambiare vita.

Non è una questione di credo ma di umanità perché la disumanità ci allontana da Dio, e l’essere uomo o donna deriva da una gravidanza, durata nove mesi che aprono alla vita.

Per amore del mio popolo non tacerò è il titolo della lettera che nel Natale del 1991, in risposta agli omicidi e alle stragi dei clan che stavano insanguinando l’aversano, Don Peppe Diana scrisse, assieme agli altri parroci della zona. Nella lettera veniva citato il profeta Geremia “siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso, … dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Sembra che in queste ultime ore la città di Gerusalemme, città santa per eccellenza perché luogo di incontro delle tre religioni monoteiste, possa divenire luogo di nuovi colloqui. Ben venga, purché si arrivi ad un immediato e duraturo cessate il fuoco.

E’un delitto grave contro l’umanità illudere i popoli con i colloqui, bisogna dialogare e ricordo quanto Isac Rabin, ucciso nel 1995, che non era una colomba – o, come si disse, era una colomba con gli artigli del falco, aveva capito e accettato la cosa più semplice e più difficile per il leader di un paese impegnato in una guerra che nonostante l’esercito e le bombe atomiche non può vincere: che «la pace non si fa con gli amici», ma bisogna farla.

Tutti gli uomini di Chiesa cattolici e ortodossi si adoperino in Russia e Ucraina a creare la pace e tra loro vi sia dialogo all’interno della Federazione russa tra la minoranza cattolica, la componente ortodossa di Kiev e la maggioranza ortodossa del Patriarcato di Mosca perché cessino anche le tifoserie e il buon senso prevalga sul senso comune secondo l’antico insegnamento di Alessandro Manzoni. Solo così riusciremo ad asciugare le lacrime delle vedove e delle madri e risparmieremo vite umane perché non esiste guerra necessaria ma tutte sono dolorose.

Se la reliquia costituita da un frammento della costola di San Nicola è giunta a Mosca e San Pietroburgo ed è stata venerata dal maggio al luglio 2017 da oltre due milioni di fedeli prima a Mosca e poi a San Pietroburgo, avrà pure un significato di pace e fratellanza per chi ha responsabilità di governo nella Chiesa e nello Stato o questo gesto non rimanga un gesto pagano o peggio sacrilego, ma ricordando un evento così bello sia l’inizio di comportamenti coerenti con il messaggio di pace e benessere che la reliquia porta in sé?

“Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra.  (Invocazione per la pace” in Terrasanta di Papa Francesco e i Presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas nei Giardini Vaticani, 08/06/2014).

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