Principale Ambiente & Salute Abitare in grotta – Alcuni esempi di insediamenti rupestri in Puglia

Abitare in grotta – Alcuni esempi di insediamenti rupestri in Puglia

di Claudia Babudri 

Guardo fuori dalla finestra e osservo il nuovo stabile in costruzione. Giorno dopo giorno, prende forma, innalzandosi, arricchendosi di particolari e dettagli. “Mattone su mattone” gli operai aggiungono materiale al fine di erigere quel palazzo o quella villa.

Nel mentre osservo la messa in opera, ricordo che anticamente si ricavavano spazi abitabili anche in altra maniera, adoperando un processo costruttivo contrario che invece di aggiungere, toglieva materia. Era utilizzato all’interno dei blocchi di pietra al fine di costruire ambienti praticabili destinati all’ uso religioso, lavorativo o domestico. Gli insediamenti rupestri sono forme di abitato o luoghi di culto ricavati scavando nelle grotte o nella nuda roccia. Questo argomento è ampiamente trattato in “Puglia rupestre inedita.

Archeologia, arte, devozione” a cura di Marcello Mignozzi e Roberto Rotondo, volume della collana “Marenostrum.Segmenta” diretta da Gioia Bertelli, edito da Adda Editore (2017). Costruire e abitare in grotta è un fenomeno conosciuto in Cappadocia, Tunisia, Serbia, Albania ed Etiopia ma è anche largamente attestato nel nostro paese, in Toscana o nel Lazio e nel Meridione, in Calabria, Sardegna e naturalmente in Puglia dove questa prassi è conosciuta sin dall’epoca neolitica.

Ad esempio, l’insediamento di Petruscio  in provincia di Taranto vanta una fase protostorica. Non frequentate in epoca classica, le grotte furono abitate tra XI e XII secolo e poi abbandonate tra il Trecento e il Quattrocento. In Puglia si costruiva nelle lame e o nelle gravine. Si contano in totale un centinaio di insediamenti e circa quattrocento chiesette rupestri collegate, come no, ad abitati più estesi.

A questo proposito, vi invito a visitare la chiesetta di Santa Candida, interessante esempio di costruzione in Lama Picone, citata in varie Chartae Donationis sin dal 1194. Si trova a Bari a 300 metri dalla Tangenziale ed è provvista di cinque navate. Originariamente aveva due ingressi, oggi rimane solo quello a sud. In generale, gli insediamenti erano provvisti di strutture agricole dedicate alla pastorizia, alla produzione del vino o all’allevamento delle api.

Inoltre erano spesso collegati a tracciati principali da carraie, tracciati scavati nella roccia. Per l’approvvigionamento idrico venivano ricavati nella nuda pietra dei canaletti che convogliavano l’acqua piovana in cisterne dalla forma a campana, rigorosamente intonacate per impedirne l’evaporazione dell’acqua. Dal ritrovamento di frantoi, dalle tracce di antiche macine e fosse granarie, gli archeologi hanno potuto stabilire l’intensa attività produttiva dei villaggi in grotta in cui si praticavano la lavorazione del grano, l’allevamento, la produzione di miele o la tintura dei tessuti.

Nella immediata periferia di Monopoli (BA), in località Sant’Andrea, è ubicata la Cripta dello Spirito Santo. Costruita in Lama Don Angelo, è tra le più importanti testimonianze rupestri nel territorio compreso tra Monopoli e Fasano. La dedicazione della chiesetta è recente, quella antica sconosciuta. La Cripta è composta da un corpo longitudinale avente funzione presbiteriale e una aula a tre navate con volta a nove crociere poggianti su colonne sormontate da capitelli.

Sulle pareti nord ed est dell’aula corre una canaletta per il convoglio delle acque piovane. Interessanti le tracce di affreschi sulla parete ovest, ascrivibili ai secoli XII – XIII. Tra questi, parte della testa di sant’Andrea. La zona presbiteriale, illuminata da un lucernaio, si divide in due vani di cui uno dotato di due absidi, uno dei quali decorato con la Trinità tra due Santi. Ma come era possibile costruire nelle grotte e in special modo ricavare dei luoghi sacri e di culto cristiano? Gli antri non sono da sempre collegati al paganesimo più oscuro?

La grotta, luogo di nascita di Cristo, poteva essere riqualificata e risemantizzata attraverso pratiche ed esorcismi e simboli – talismano per combattere il male. A questo proposito, un esempio interessante è la cripta del Crocifisso ad Ugento (Lecce) in cui sono raffigurati simboli di questo tipo come scudi templari, il pentalfa per comandare e imprigionare i demoni e strani fiori utili ad esorcizzare quegli animali fantastici ivi raffigurati, probabilmente antichi abitanti dell’antro nella comune concezione del tempo.

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