Principale Cronaca Tragico epilogo della signora Silvana Gandola scomparsa in Sardegna

Tragico epilogo della signora Silvana Gandola scomparsa in Sardegna

Riprendiamo riportiamo da un posti pubblicato sulla pagine facebook di Rosalba Sella sul caso di una scomparsa in Sardegna.

Olbia. All’indomani del tragico epilogo della vicenda della signora Silvana Gandola, scomparsa più di dieci mesi fa e ritrovata qualche giorno fa a soli 500 metri dal luogo della scomparsa, l’avvocato e criminologo Gianfranco Piscitelli denuncia la mancanza di formazione di chi si occupa delle ricerche.
È proprio delle persone scomparse che si occupa l’avvocato, alla guida Penelope Sardegna onlus, associazione da anni impegnata nel sostegno alle famiglie delle persone scomparse: sono tantissimi i casi di uomini e donne che, da un momento all’altro, sembrano sparire nel nulla, lasciando i familiari in uno stato di angoscia che supera anche la stessa morte.
Solo in Sardegna, dal 1974 al 2020, sono state registrate 3543 denunce di scomparsa, di cui riferite a minorenni 1961: un dato agghiacciante, che annichilisce ancor di più ad un’analisi più approfondita, che svela quanti di questi casi sono ad oggi rimasti irrisolti.
Già mesi fa il criminologo aveva lanciato una provocazione, chiedendosi se gli scomparsi sardi fossero scomparsi di serie B: “ancora un altro ritrovamento vicino al luogo della scomparsa. Ma come cerchiamo gli scomparsi in Sardegna? Chi li cerca?
Non mi stancherò mai di urlare la mia convinzione di mancanza di formazione e professionalità di ricerca, la mancanza di mezzi: dei veri cani da mantrailing o cadaver-dog che in Sardegna non esistono, avrebbero fatto passare tutto questo tempo? Certo che fare venire mezzi adeguati dal Continente ha costi alti e così in Sardegna ci si arrangia con ciò che c’è, i nostri scomparsi sono di serie B, non si cercano e dopo un po’ di giri, più scena, si chiudono le ricerche e restano i parenti con il loro dolore ed i loro interrogativi.
Detto ciò, nella stessa zona in un raggio di 50 km sono scomparse da mesi, senza lasciare traccia, altre due donne: Silvana Gandola scomparsa ad Aglientu e Giovanna Cilla anche lei scomparsa ad Alghero…cosa e chi sta facendo di tutto per trovarle? Chi dimentica cancella, noi non dimentichiamo! Gli scomparsi vanno cercati sempre e tutti, con ogni mezzo, sino a notizie certe, vive o morte”.
A fare la differenza nei casi di scomparsa è infatti certamente la tempestiva messa in allarme, ma c’è un altro aspetto da curare, ed è quello relativo alla qualità della ricerca, che dev’essere gestita da professionisti (ma anche volontari) formati, pena l’inquinamento delle tracce e l’inevitabile fallimento delle indagini: “purtroppo c’è molta disinformazione e mancanza di formazione: delle ricerche fai da te rendono pressoché nulle le ricerche con cani specializzati perché si inquinano le tracce ed anche in caso di situazioni più gravi, si distruggono elementi importanti sulla scena dell’eventuale crimine; anche i volontari devono essere guidati da gente esperta”.
Formazione di professionisti ed utilizzo di tecnologie specifiche sono i due punti sui quali Piscitelli non ammette ignoranza: “spesso, nel caso degli scomparsi sardi, non vengono utilizzati i giusti mezzi perché sarebbe costoso farli arrivare dal continente; questo non è giusto perché si traduce in un fallimento delle ricerche.
Stesso discorso per la pianificazione delle ricerche stesse, che dev’essere sistematica, pragmatica, coordinata ed eseguita da professionisti che sanno fare il loro mestiere, senza improvvisazioni che danno adito unicamente ad inquinamento delle eventuali tracce. Va fatta formazione per la ricerca dei dispersi e degli scomparsi, due categorie radicalmente diverse, che vanno indagate con metodi peculiari.
Fondamentale l’utilizzo di cadaver-dog, pochissimi sul territorio italiano, geo-radar e droni, per raggiungere zone altrimenti inesplorabili. Gli scomparsi vanno trovati, non è possibile essere superficiali nelle ricerche, nessuno scompare nel nulla; affinare i metodi e la professionalità è l’unico modo per giungere alle risposte cercate, a cui le famiglie hanno pieno diritto” continua il presidente di Penelope onlus.
“Il caso della Gandola è emblematico di quanto detto; va fatta formazione, andrebbero formate -come accade in altri Stati- squadre specializzate nelle ricerche. Non è possibile che gli scomparsi vengano trovati da cacciatori e cercatori di funghi, bisogna che intervengano figure altamente specializzate, perché è inutile che vengano impiegati mezzi anche costosi se non si sa come utilizzarli.
Vanno sveltite anche le procedure per aprire ricerche ed indagini, mettendosi nell’ottica che ogni scomparsa va trattata come una scena del crimine, perché dietro la definizione di allontanamento volontario potrebbe prefigurarsi potenzialmente qualsiasi tipo di reato” conclude Piscitelli.

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