Principale Cultura & Società Codice deontologico: quali sono le professioni che se ne avvalgono?

Codice deontologico: quali sono le professioni che se ne avvalgono?

Avv. Tommaso Gioia

L’esistenza, la validità e l’efficacia del codice deontologico, viene spesso ignorata dal cittadino ma, in realtà, consiste un’importante strumento di tutela per i rapporti che intercorrono tra professionista e privato. Ma quali sono le professioni dotate di un proprio codice deontologico?

In Italia ci sono una quantità innumerevole di rapporti intercorrenti tra professionista e privato. Proprio al fine di disciplinare e regolamentare tali rapporti, riveste una funzione l’osservanza del codice deontologico.

La parola “deontologia” è di derivazione greca e letteralmente sta a significare “lo studio del dovere”.

Nel concreto, le professioni che si avvalgono di tale strumento sono gli Agenti immobiliari, Architetti, Assistenti sociali, Avvocati, Biologi, Chimici, Commercialisti, Consulenti del lavoro, Geometri, Giornalisti, Infermieri, Igienisti dentali, Magistrati, Medici, Notai, Ostetriche, Psicologi e Veterinari.

Tendenzialmente si tratta di codici di deontologia redatti dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza, dal Collegio, o dalla federazione di provenienza.

Si tratta di un regolamento molto conosciuto da parte dei professionisti che, tra l’altro, sono anche assoggettati a periodici aggiornamenti proprio per trasmettere in loro la massima conoscenza e consapevolezza di come ci si deve comportare con clienti, controparti o pazienti, nello svolgimento della loro mansione lavorativa.

Tra i regolamenti più rigidi vi è il codice deontologico forense, dislocato in 73 articoli, che disciplina il corretto esercizio della professione di avvocato. Esso è suddiviso in diverse sezioni, che spaziano dai principi generali, al rapporto che dovrà avere con il cliente e con i colleghi e, infine, ai doveri che dovrà osservare durante lo svolgimento di un processo.

Qualora l’avvocato dovesse infrangere una di queste regole, se segnalate al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, sarà assoggettato ad un procedimento disciplinare che potrà concludersi con: l’archiviazione; l’ammonizione; la censura; la sospensione dell’esercizio della professione per un determinato periodo di tempo e, nei casi più gravi, anche alla radiazione dall’albo.

Il cliente, ad esempio, spesso ignora che il suo avvocato di riferimento è tenuto a non accettare l’incarico in caso di conflitto di interessi o che, ad esempio, come previsto dall’art. 27 del codice deontologico forense, è tenuto ad informare il cliente, sulle caratteristiche dell’incarico affidatogli, sulle eventuali spese a cui dovrà andare incontro, e dovrà altresì tenerlo costantemente aggiornato sull’evoluzione della pratica o, ancora, dovrà rendergli noti gli estremi della propria polizza assicurativa professionale.

Qualora, quindi, il professionista non dovesse agire secondo questi canoni di trasparenza, potrà essere segnalato al suo ordine di appartenenza.

Altro importante regolatore disciplinare è rappresentato dal codice deontologico dei medici, che è suddiviso in 79 articoli. La categoria medica è, ad esempio, assoggettata a stringenti regole informative. Ai sensi dell’art. 33 del Codice deontologico Medici, infatti, egli garantisce alla persona assistita o al suo rappresentante legale un’informazione comprensibile ed esaustiva sulla prevenzione, sul percorso diagnostico, sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla terapia e sulle eventuali alternative diagnostico-terapeutiche, sui prevedibili rischi e complicanze, nonché sui comportamenti che il paziente dovrà osservare nel processo di cura.

Inoltre, la sua modalità comunicativa dovrà corrispondere alla capacità di comprensione della persona assistita o dal suo rappresentante legale.

Allargando il raggio degli esempi a tutte le categorie professionali, se ne potrebbero fare migliaia, per questo, quando si ha un rapporto con un professionista costituisce una buona prassi consultare il codice deontologico di suo riferimento. Infatti, se prima risultava di difficile più difficile trovare un codice deontologico oggi, con l’avvento di internet, la consultazione risulta essere estremamente agevole.

Tra l’altro, da eventuali condotte non consentite potrebbero derivare diritti al risarcimento del danno sia di natura non patrimoniale, ai sensi dell’articolo 2059 del codice civile, sia di natura patrimoniale, così come previsto dall’articolo 2043 c.c., quindi, da una maggiore informazione ne deriva senz’altro una maggiore tutela dei propri diritti.

Avv. Tommaso Gioia

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