Principale Cultura & Società Formazione & Scuola Caro Governo, la DID è un’ora di follia

Caro Governo, la DID è un’ora di follia

Caro Governo, la DID è un’ora di follia

di Evelyn Zappimbulso

E così alla fine ci si è ritrovati con la didattica digitale integrata (meglio definirla mista) dopo ben due anni di pandemia. Due anni che non sono serviti per mettere veramente le scuole in sicurezza.

La didattica a distanza ha salvato ben due anni scolastici pur con tutti i vulnus formativi e la mancanza di socialità più volte lamentata. Il nuovo anno scolastico era iniziato nel migliore dei modi portandoci alle spalle un passato disastroso. La situazione pandemica, tuttavia, ci ha portati ad una impennata dei contagi dopo le feste di Natale. Impennata che da più parti ha portato alla richiesta di una apertura temporanea in DaD.

La proposta, tuttavia, non è piaciuta al Governo nonostante i 200mila contagiati e 300 morti al giorno. La didattica va fatta in presenza. la DaD, dicono alcuni, non è scuola. Eppure ha salvato due anni scolastici e forse un paio di settimane sarebbero servite per prepararsi con maggiore sicurezza.

Ciò che viene proposto è una didattica digitale integrata. In base alle varie evidenze che si vanno prospettando alcuni studenti andranno in didattica a distanza altri resteranno in presenza.

Ma la DID

E’ sulla DiD che cercheremo di discutere e soprattutto su quella modalità che vuole l’insegnante a seguire due gruppi distinti contemporaneamente, uno on line e uno in presenza.

I paradigmi della formazione nei due contesti sono totalmente diversi. Mentre quando si fa didattica on line i tempi sono brevi, si tende a non tenere gli studenti impegnati a lungo davanti ai monitor, mentre si tiene conto che il livello di attenzione on line si riduce drasticamente dopo mezz’ora di lezione, in presenza i tempi sono diversi. In presenza gli studenti hanno momenti di socialità, di distrazione che si alternano con i momenti della formazione.

Ecco, immaginate un docente che svolge la propria ora di servizio in DDI

Il docente entra in classe, apre il registro elettronico verifica la presenza di chi lo è fisicamente poi apre la connessione in virtuale, chiama chi è on line e magari qualcuno non è attivo, si sente ma non si vede, di vede ma non si sente. E allora il docente perde i suoi 10 minuti a dover verificare ciò che avviene on line, trascurando la classe in presenza che comunque deve stare buona, a posto, con le mascherine a posto e senza muoversi.

Quando finalmente ha ottenuto l’attenzione di tutti, l’insegnante volenteroso inizia la sua lezione. Egli ha preparato due diverse lezioni. Una da fare in presenza con gli strumenti tradizionali e una da fare on line usando presentazioni e strumenti informatici.

Un’ora di follia

Evita di presentare una lezione senza LIM altrimenti chi sta on line può solo ascoltarlo e non vedere i gesti che fa durante la lezione o ciò che scrive sulla lavagna in ardesia. Mentre presenta la lezione in presenza gli studenti on line cosa vedono? Al massimo la faccia del docente, forse la condivisione dello schermo del docente se egli presenta qualcosa. Ma poi se il docente si muove, se si allontana dal pc per esporre la lezione loro non sentiranno nulla. Quindi mentre gli studenti in presenza possono vedere il docente in azione e la sua presentazione, gli studenti on line hanno sicuramente una percezione limitata.

La lezione continua e l’alunno Mario fa una domanda in fondo alla classe, tutti la sentono tranne gli alunni on line. Il prof. è impegnato ad ascoltare l’alunno in presenza, quindi gli alunni on line parteciperanno passivamente, si renderanno conto che la lezione partecipata non richiede la loro partecipazione. Finalmente il docente si ricorda di avere gli alunni on line e si rivolge a loro. Fa una domanda a Giovanni ma non c’è, nel frattempo la sua connessione è saltata. Allora chiama Angela che è on line ma non ha seguito il resto della lezione perchè non ha sentito i compagni, troppo lontani.

L’insegnante si rende conto che non può fare una lezione a tutti gli studenti insieme, quindi che fa? La cosa più intelligente da fare è rifare la lezione solo con coloro che sono in DaD e dare una consegna a chi è in presenza e ha già seguito per tenerlo impegnato. Inizia quindi di nuovo la lezione con chi è on line ma dopo 5 minuti suona la campana. L’ora è finita.

Risultato, l’insegnante:

  • Ha perso tempo per la presenza e connettersi on line
  • Ha cercato di usare lo stesso paradigma didattico per entrambi i gruppi
  • Ha perso tempo perchè gli studenti on line non ascoltavano quelli in presenza
  • ha perso tempo perchè gli studenti in presenza non seguivano quelli on line
  • Ha cercato di rifare la lezione agli studenti on line trascurando quelli in presenza
  • ha lasciato una consegna agli studenti in presenza ma questa non è stata effettuata
  • Non è riuscito a completare l’esposizione della lezione agli studenti on line.

Inutile immaginare come sarebbero andate avanti le consegne. In presenza occorre usare necessariamente la carta perchè i ragazzi sono senza PC ma on line, non si può usare la carta perchè i ragazzi sono al PC.

E’ chiaro che la didattica digitale integrata era nata per alternare momenti in presenza e momenti a distanza per TUTTI gli studenti. Tutti portavano avanti la stessa strategia, ora on line, ora in presenza. Ma una didattica borderline e schizofrenica non va da nessuna parte e rimane un parcheggio per gli studenti che arrivano in presenza.

Adesso l’insegnante deve chiudere tutto, qualcuno dovrà sanificare PC e attrezzature varie, arriverà un altro insegnante per ripetere di nuovo la trafila.

Evelyn Zappimbulso Vice Direttore Corrierepl.it

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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