Home Cultura & Società Consigli di vita, imperativi psicologici o presunti tali

Consigli di vita, imperativi psicologici o presunti tali

A volte mi sono chiesto quali potrebbero essere le cose da fare  per vivere meglio con sé stessi, per migliorare la qualità della vita. Sono stato un poco titubante a scriverle.

Sono sortite fuori delle indicazioni psicologiche generali. Non so se sono valide per tutti, forse sono valide per molti o solo per alcuni. Forse alcune sono ovvie, ma ripetere giova, come dicevano i latini.

Poi è sempre meglio non dare niente per scontato.  Se qualcuno queste nozioni le sapeva già meglio per lui. Alcuni diranno che sono delle ipersemplificazioni perché la vita è molto più complessa e le massime potrebbero essere migliaia.

Ho fatto una estrema sintesi. Invito a farlo a chiunque. Non voglio dare lezioni di  vita ma solo farvi riflettere sulla vita.

Se scrivete anche voi una lista di consigli di vita, male che vada potrà essere molto utile ed indicare cosa conta ed è importante per noi nella vita. Sarebbe già un buon punto di partenza.

Se anche voi scriverete una lista, come ho fatto io, alla fine riuscirete ad estrapolare le cose che vi possono portare al benessere. Potrebbe essere un utile esercizio per il vostro benessere interiore.

Benjamin Franklin ogni volta che si trovava di fronte ad una scelta si metteva a scrivere su un foglio  i pro e i contro di una decisione.

Penso che scrivere molto spesso serva a chiarire prima di tutto a noi stessi le idee. Scrivere è un modo innanzitutto per conoscersi e per chiarirsi le idee.

Forse andrebbe indicato un ordine di priorità delle indicazioni psicologiche, ma anche questo potrebbe essere molto soggettivo. Potrei chiamarli imperativi psicologici.

Ma non è affatto facile l’applicazione di questi imperativi. Imperativi psicologici suona bene, anche se non ho affatto la presunzione di scrivere neanche una pagina di una critica della ragione psicologica.

Una critica della ragione psicologica comunque ci manca. Le tre critiche kantiane riguardavano la morale, la logica, l’estetica. Kant non affrontò direttamente la psicologia. La psicologia per molti è una “scienza della coscienza” e allo stesso tempo studia i comportamenti delle persone.

Qualsiasi imperativo psicologico perciò comprende corpo e mente, ontico ed ontologico.

Ad ogni modo  per alcune persone questi obiettivi/imperativi psicologici sono raggiungibili facilmente con la prescrizione di psicofarmaci a breve termine ed a lungo termine con molte sedute terapeutiche.

Alcuni potrebbero obiettare che la maggioranza delle persone non sono in grado di perseguire questi obiettivi da sole. Secondo la terapia cognitiva sono le nostre credenze e le nostre valutazioni agli eventi della vita da cui scaturiscono sofferenza psichica e disturbi psicologici.

Ė come se i problemi ce li scegliessimo. Dipende anche dal singolo individuo e dalle sue reazioni a ciò che gli accade nella vita.

Ecco i miei semplici imperativi psicologici:

  • Accettare la parte di noi stessi sgradevole. Per dirla alla Jung accettare l’Ombra. Per dirla alla Nietzsche diventare ciò che si è. Riconoscere che anche la nostra parte peggiore o comunque più oscura fa parte della natura umana. Prendere consapevolezza globalmente di ciò che si è.
  • Condurre una vita salutare e andare dal medico quando ci sentiamo male.
  • Fare analisi e controlli medici almeno una volta l’anno.
  • Cercare per quanto possibile di non indebitarsi. Non fare il passo più lungo della gamba.
  • Non vivere per l’avere. Per dirla alla Verga la roba non si porta nella tomba. Per dirla alla Steve Jobs è inutile diventare l’uomo più ricco del cimitero.
  • Se le cose nella vita vanno male può essere colpa anche di assunti e schemi disfunzionali.
  • Non vivere per l’approvazione e il consenso altrui. Tenerne in debito conto ma non impostare l’intera esistenza su di essi.
  • Cambiare l’atteggiamento, il nostro modo di relazionarsi agli altri o cambiare sé stessi.
  • Liberarsi dalle pastoie del passato. Non rimpiangere. Non essere prigionieri della memoria.
  • Non cercare a tutti i costi l’azione per non pensare.
  • Non essere più schiavi di idee fisse, di ossessioni.
  • Accettare i no, i fallimenti.
  • Accettare di farsi aiutare dagli altri. Chiedere aiuto.
  • Essere consapevoli delle proprie dipendenze.
  • Fare una analisi obiettiva della realtà.
  • Evitare persone che sono negative per quanto possibile. Tagliare i ponti con persone con cui si ha relazioni “tossiche”.
  • Cercare persone positive.
  • Cercare situazioni positive.
  • Vedere il lato positivo in ogni cosa.
  • Vivere nel presente. Guardare al futuro e pensare al passato esclusivamente per pensare al presente e al
  • Accettare le critiche costruttive.
  • Riconoscere i propri errori e saper imparare da essi.
  • Cercare per quanto possibile di riconoscere ciò che dipende da noi e ciò che dipende solo dalle circostanze esterne.
  • Cercare di riconoscere difetti e cercare di migliorarsi.
  • Cercare di conoscere i nostri limiti e cercare di superarli. Cercare di conoscere le nostre potenzialità e sfruttarle.
  • Sopportare gli altri e noi stessi per quanto possibile.
  • Cercare di non autodistruggersi, di non autosabotarsi.
  • Non prendersela troppo.
  • Importante non è l’egosintonia o l’egodistonia, ma il benessere psicofisico.
  • Mantenere la calma e l’autocontrollo per quanto possibile.
  • Sfogarsi solo con le persone giuste.
  • Essere sé stessi per quanto è possibile.
  • Cercare di prendere crisi e conflitti come momenti di crescita perché solo così li supereremo.
  • Non pensare troppo alla morte da averne troppo paura né troppo poco da prendere la vita troppo alla leggera.
  • Ricordarsi che forse si dovrà i rendere conto a Dio delle tue azioni su questa Terra.
  • Accettare per quanto possibile la cattiva sorte senza abbandonarsi e buttarsi via.
  • Cercare di amare ed essere amati. Non crucciarsi troppo se ciò non avviene.

Prima bisogna saper comprendere, spiegare e saper interpretare la nostra vita. Poi bisogna sapersi conoscere, sapersi riconoscere, sapersi accettare e riuscire a cambiare.

Il problema è come farlo. Per ognuno esiste un modo specifico oppure si può generalizzare? Alcuni dicono che una terapia come anche un terapeuta sono come degli abiti, che bisogna provare per vedere se vanno bene o se vanno cambiati.

Ci vorrebbero quindi terapeuti e cure su misura, ad hoc. Cambiare è difficile perché abbiamo tutti una tendenza innata al mantenimento dello status quo nella nostra vita, al conservatorismo esistenziale.

Ci sono sempre molte resistenze al cambiamento. Ci sono infiniti modi per cambiare. Per ogni mio consiglio spassionato, indicato sopra, ogni psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, prete, life coach, mental coach ha un suo approccio per risolvere la problematica. Per ogni psicoterapia vengono fatte delle ricerche scientifiche sulla sua efficacia terapeutica.

Tutto sta però non solo nella validità della pratica psicologica ma anche nella bravura del terapeuta e nella alleanza terapeutica, instaurata di volta in volta. Non è difficile solo saper riconoscere il problema esistente, ma sapersi modificare, saper apportare delle migliorie.

C’è sempre qualcosa che noi dobbiamo cambiare in meglio. Come scrive in una canzone Enrico Ruggeri “moriremo crescendo”. Dobbiamo cercare di fare progressi, di evolverci. Certo quando affermo ciò do per scontato che ci sia qualcuno che sappia cosa significhi evoluzione e cambiamento, termini che non hanno un significato univoco.

Come scrivono gli psicologi Paolo Moderato e Maria Lea Ziino “il cambiamento trova, dunque, la sua origine e il suo catalizzatore nell’ambiente”. C’è anche chi dice che non esistono leggi generali, ma la psicologia, la psichiatria, la religione, la filosofia ci indicano sempre diverse vie valide e praticabili per tutti dalla notte dei tempi. Ad esempio l’abitudine a cercare conferme ed evitare smentite, l’abitudine ad avvantaggiare il nostro gruppo di appartenenza e svantaggiare altri gruppi sono invarianti psicologiche presenti in tutti gli esseri umani. Esistono delle costanze percettive valide per tutti. Ogni neonato ha una preferenza per la voce umana e una preferenza per il volto umano rispetto ad altri tipi di stimoli. È scientificamente provato. Così come è un assunto della pragmatica della comunicazione umana che non si può non comunicare.

Anche chi si rifiuta di comunicare comunica qualcosa, ovvero che con noi non vuole comunicare. La saggezza popolare, che è una fonte inesauribile di filosofia pratica e di psicologia spicciola ci indica diverse vie (moderazione, assennatezza, spiritualità,  ricerca di equilibrio interiore, ricerca di un ordine morale, rinuncia pulsionale, elevazione spirituale, costante autoperfezionamento).

Per quanto riguarda le scienze umane esistono i riscontri oggettivi così come l’evidenza intersoggettiva ad aiutarci. La questione cruciale è se sia possibile imparare dalla nostra esperienza, se questa conoscenza sia trasmissibile, se gli altri siano disposti ad imparare dalla nostra esperienza e se noi siamo disposti ad imparare dall’esperienza altrui.

La psichiatria fenomenologica pone le sue basi sull’irriducibilità dell’esperienza. Alla base di tutto inoltre bisogna sapersi riconoscere umani, fallibili ma anche perfettibili. Anche i santi hanno tentazioni e fanno sogni sporchi. Bisogna sapersi accettare e se si sbaglia bisogna sapersi risollevare. Importante in questo cammino non è chi ti indica la via, ma sapere quale strada percorrere.

Chiunque può darti consigli. Chiunque può indicare la via. Importante non è guardare il dito, ma la luna indicata dal dito. Da chiunque si può trarre degli insegnamenti di ogni sorta lungo il nostro percorso esistenziale.

Anche chi ha peccato e sbagliato molto, una volta riconosciuti i suoi errori, può insegnarci e fare in modo che noi non ripetiamo i suoi errori. Ma la vita per alcuni è anche una materia che non si insegna. Per altri bisogna saper ascoltare alcune persone, la cui testimonianza è preziosa. Per altri quello che conta è prendere come esempio alcuni maestri, che indicano la via anche con la loro condotta.

Alcune persone non accettano come maestri nessuno, ma solo la loro stessa vita. Non accettano lezioni da nessuno. Accettano solo le lezioni che la loro vita dà loro.  Sono gli sperimentatori, i cercatori di sensazioni forti, i viaggiatori del mondo, sono i trasgressori delle norme. Sono come Casanova che cercava in un attimo l’essenza stessa della vita.

Per Osho bisogna fare come Zorba il greco: bisogna aver conosciuto il mondo e i piaceri, bisogna aver provato il dionisiaco per trovare alla fine l’apollineo, per giungere alla saggezza. Per alcuni è vero quel che Massimo Troisi dice ad Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”: nella vita “bisogna provare, provare, provare”.

Il problema nelle cose della vita è che noi esseri umani siamo uguali in alcune cose e diversi in altre, ma è alquanto difficile trovare il discrimine perché c’è una linea sottile tra questi due aspetti.

Un altro problema è che alcune cose sono oggettive,  noi talvolta le riteniamo soggettive e viceversa. Negli ultimi decenni in psicologia ha preso piede il costruttivismo: per Dennet “dove esiste una mente cosciente esiste un punto di vista”. È giusto e legittimo per il progresso e la conoscenza umana che noi si cerchi costanti antropologiche, i cosiddetti universali.

Come in ogni ramo dello scibile da un lato abbiamo la sedimentazione delle conoscenze e dall’altro la loro provvisorietà. Ma alla base di tutto per migliorarci dobbiamo imparare a guardarci dentro, a fare una autoanalisi impietosa. Mille maestri ci danno la ricetta per vivere meglio.

Bisogna vedere quale dottrina, quale stile di vita ci fa stare bene con noi stessi. È molto facile oggi finire con l’essere disorientati, con il finire per perdere la bussola, la direzione. Come canta Vecchioni “non ci sono regole molto chiare. Si tira sempre ad indovinare”.

Da una parte la tradizione e dall’altra il relativismo etico, da una parte antichi codici morali e dall’altra la soggettività dei valori. C’è molta confusione. Ci sono innumerevoli bivi pieni di indicazioni; pochi sanno con esattezza e sicurezza dove andare. Hemingway era addirittura più pessimista: per lui nei momenti decisivi della vita i bivi erano senza segnaletica.

Pochi comunque sanno dove andare e quale strada percorrere. Buona parte delle persone accetta con rassegnazione il suo destino. Alcuni fanno scegliere dagli altri, scelgono per così dire per conformismo, si adeguano alla maggioranza. Poi per tutta la vita non fanno altro che lamentarsi e recriminare. La psicologia riveste oggi una grande importanza, anche se non tutti lo riconoscono.

Spesso ci si trova di fronte ad un calcio di rigore. Talvolta ci troviamo nella stessa situazione di un portiere e ci tuffiamo da una parte quando dovremmo aspettare fino all’ultimo.

Talvolta ci troviamo nella stessa situazione di un rigorista e non sappiamo cosa fare;  potremmo tirare forte, centrale perché pensiamo che il portiere si butterà prima da un lato; potremmo cercare di spiazzare il portiere; potremmo tirare angolato e rasoterra e battezzare un lato qualsiasi, indipendentemente dal movimento del portiere; potremmo aspettare fino all’ultimo che il portiere scelga di buttarsi da una parte e piazzare la palla dalla parte opposta (lo faceva Maradona.

È la cosa più difficile perché ci vuole una grande sensibilità del piede); potremmo tirare il rigore come altre volte perché lo sappiamo fare meglio; potremmo cambiare strategia perché forse il portiere ha studiato come battiamo i rigori. Apparentemente sembra semplice tirare un rigore ed invece ci sono diverse opzioni, tutte fattibili, proprio come in molte circostanze della vita.

Per un credente la cosa più importante è la fede. A livello psicologico/filosofico la cosa essenziale è l’autotrascendenza, andare oltre il proprio io, fare progetti con gli altri e ciò non significa unicamente proiettare il nostro narcisismo. A livello medico dipende dalle cure e dallo stile di vita, a meno che non avesse ragione Stefano Bennì in Elianto che ironicamente proponeva il bonus vitale.

Ma in cosa consisteva questa teoria del bonus vitale? Tizio potrebbe avere diritto a fumare 300000 sigarette e a bersi 10000 birre. Se avviene lo “sforamento” di una attività ecco che muore. È una teoria alquanto paradossale ma con un piccolo fondo di verità.

Ciò che domina l’animo dell’uomo contemporaneo è l’incertezza. Non si è certi di niente. I saperi millenari sembrano desueti e datati. Le nuove mode sono seducenti, accattivanti, ma piene di incognite, suscitano dubbi, interrogativi.

C’è anche la spiritualità ad immagine e somiglianza di ognuno, la religione fai da te. Molti finiscono  per essere dominati dalla loro prospettiva soltanto e non più da un quadro di riferimento condiviso.

C’è anche chi è stanco della vita, dei suoi rovelli e non vuole parlarne più. Se è vero che ognuno ha la sua filosofia di vita è anche legittimo che il primo obiettivo della cultura umanistica sia la vita stessa, di cui vengono prese come oggetti di studio le sue infinite sfaccettature e variazioni. Un’altra complicazione è che la vita si rinnova sempre grazie all’incessante divenire, muta sempre l’ambiente, propone sempre nuove sfide.

Ad ogni modo come scrisse Dostoevskij: “Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso”.

Davide Morelli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui