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Facebook cambia nome e diventa Meta

«Finora siamo stati un’azienda di social network, adesso diventeremo un’azienda del metaverso». Così annuncia Mark Zuckerberg avvertendo il popolo social sul prossimo mutamento della storicità di Facebook insieme alla sua missione.

Di Francesca Leoci

Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg dichiara il suo obiettivo di rendere il metaverso un luogo virtuale che non sarà più solo legata ai social media. Da ciò il nome Meta, che sta a indicare una realtà capovolta di quella dei social a cui tutti eravamo abituati sino ad ora. Il progetto mira a trasferire le persone nel mondo virtuale entro il 2025, le quali anziché postare, condividere o mettere like, vivranno in prima persona la vita virtuale sul web.

Ma cos’è il metaverso?

Il metaverso è uno spazio online dove possiamo spostarci e interagire attraverso un nostro avatar che ci rispecchi. Per avere un’idea di ciò che sarà il prossimo futuro per Facebook, dobbiamo iniziare ad immaginare una realtà virtuale in cui vivere uno stile di vita fortemente paragonabile a quella reale: eventi, commercio e contesti in cui interagire con altri utenti sottoforma di avatar.

Per gli iscritti ai social network pare non cambiare nulla. Semplicemente le abitudini avute fino a questo momento saranno rese più reali con l’utilizzo di visori e cuffie speciali. Su un aspetto molto importante Zuckerberg accerta gli utenti: Privacy e sicurezza dovranno essere costruiti dal giorno uno. Tutti quelli che costruiranno il metaverso dovranno essere concentrati su questa responsabilità fin dall’inizio. Questa è la lezione che ho imparato negli ultimi 5 anni: bisogna essere responsabili fin dall’inizio”.

Il settore finanziario e la gamification

Anche le banche potranno prendere posto e beneficiare della cosiddetta “gamification” che – come ho potuto toccare con mano in una recente intervista – progetta il coinvolgimento di qualsiasi prodotto, processo o servizio.

Lorenzo Montagna, fondatore di Second stAR VR, affermaa: “L’idea è permettere alla propria utenza di vivere in prima persona ambienti e contesti che riguardano l’attività finanziaria. Pensate a Renzo Rosso che a Miami vende appartamenti su misura che possono essere testati e personalizzati virtualmente in 3D prima di essere realizzati. Ma vedo applicazioni possibili anche nel campo della formazione, che grazie alle tecnologie immersive diventa più efficace e meno disattenta”.

Spiega Fabio Viola, game designer e producer di Lucca Comics&Games: “La particolarità di questo settore è che il 60 per cento dei giochi è basato sulla logica del free-to-play. Titoli cioè che si presentano come gratuiti, ma che offrono scorciatoie, velocizzazioni e sblocchi tramite micro-transazioni da uno-due euro, anche se in qualche raro caso aumentano anche a mille. Ecco quindi che tutta la partita si disputa sulla capacità di coinvolgere gli utenti del gioco. Una platea vastissima che nel mondo supera i due miliardi e mezzo di persone e che è pronta a giocare anche fuori dai prodotti dell’industria dell’entertainment”.

Anche Francesco Mancino, Ceo e cofondatore di Leevia, approva i meccanismi del gaming confermando: “Gamification è tutto ciò che porta gli utenti a fare qualcosa misurabile come capacità di conversione. E perché scatti questa pulsione a cliccare su una certa offerta occorre chiarirsi sull’idea di premio e sulle leve per spingere le persone a partecipare”.

 

Insomma, il metaverso sembra potersi ambientare in diversi aspetti della vita dell’uomo, giocando un ruolo importante con il coinvolgimento degli utenti in una realtà che rispecchi appieno quella terrena. Ma quanto essa potrà rispettare i limiti dell’esagerazione senza intaccare la convivialità e le relazioni di tutti i giorni nella vita reale? Sarà davvero solo un modo per semplificare ed intrattenere le persone per scopi finanziari e commerciali senza trascinare il senso cognitivo di ognuno?

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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