Home Politica Appello a Decaro. La nostra lettera aperta ad Antonio Decaro, presidente Anci

Appello a Decaro. La nostra lettera aperta ad Antonio Decaro, presidente Anci

 Egregio Presidente Decaro,

In Italia è accaduto un fatto inedito, di cui la politica italiana stenta a prendere atto: per la prima volta, sindaci di tutto il Sud hanno deciso di fare squadra per difendere i diritti di quella parte della nazione che da centosessant’anni resta indietro e che, nell’ultimo decennio, è scivolata ancora di più tra le regioni più povere d’Europa.

Recovery Sud conta sull’adesione di circa cinquecento amministratori, 323 dei quali hanno deliberato formalmente, con una delibera di giunta, l’adesione.

Tuttavia, sulla gran parte dei temi posti (le preoccupazioni per l’autonomia differenziata, la mancata approvazione dei livelli essenziali delle prestazioni, l’inesistenza di una seria politica di rafforzamento delle pubbliche amministrazioni, con scarsa capacità di spesa oggi e quindi inadeguate a intercettare i fondi del Pnrr domani) si registra il silenzio della gran parte dei parlamentari meridionali. Il Parlamento europeo, invece, ha mostrato maggiore sensibilità, avviando un’inchiesta preliminare sui temi che abbiamo sollevato in una petizione.

L’Associazione nazionale dei Comuni italiani, nella persona del delegato al Mezzogiorno, Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, ha più volte denunciato non solo la scarsità di risorse previste per il Mezzogiorno ma anche il rischio che il Sud possa perdere il treno del Next Generation Eu qualora i Comuni non siano messi in condizione finanziariamente di dotarsi di un adeguato parco progetti.
Per questo ci rivolgiamo a Lei, che ultimamente sta chiedendo al suo partito la giusta attenzione nei confronti dei sindaci. A Lei ci affidiamo perché ci aiuti a non relegare la “questione Sud” al Sud e supporti il nostro sforzo per farla diventare un’emergenza nazionale, come del resto la considera l’Unione Europea. Le  chiediamo, inoltre, di non temere di apparire “di parte”, in quanto meridionale, perché i dati che indicano la necessità di un riequilibrio sono oggettivi e ratificati da esperti e organismi nazionali e internazionali.
Per questo, in occasione del prossimo congresso Anci, che si svolgerà a Parma il 9 novembre, chiederemo all’Assemblea uno sforzo corale, fondato su dati obiettivi, per la coesione nazionale.
I sindaci del Sud reclamano risposte sui temi del divario nelle infrastrutture, nell’istruzione, nei servizi sociali, nell’assistenza sanitaria e pediatrica, nella ricerca, nello sviluppo economico. Non è, sulla carta, un problema di risorse finanziarie: 73 miliardi di nuovo Fsc (sino al 2029); 51,2 miliardi di nuovo Fesr (sino al 2027); 4,6 miliardi di Fondo perequazione infrastrutturale (sino al 2033); 40 miliardi di Pnrr assegnati al Mims (sino al 2026) e 10 miliardi sempre del Mims a valere su risorse del Piano complementare (formalmente sempre entro il 2026), secondo la ricognizione effettuata dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, per un totale di 179 miliardi esplicitamente destinati alla riduzione dei divari territoriali. Queste somme, però, vanno verificate concretamente nell’attuazione del piano.
Condividiamo la sua ferma volontà di rappresentare tutti i Comuni italiani, senza alimentare contrapposizioni tra aree della nostra Nazione. Ma è prioritario oggi per l’intero Paese ripartire proprio da quei municipi da sempre considerati di serie B, lasciati per decenni senza adeguate risorse né umane né finanziarie, altrimenti condannati allo spopolamento e alla marginalità, tagliati fuori dalle reali politiche di ripresa e resilienza se le risorse saranno assegnate in base a gare inadeguate, nelle quali parte avanti chi ha più dotazioni storiche.
Pertanto all’Anci chiediamo di sostenere le seguenti nostre richieste:
1. ricognizione delle necessità e delle progettualità dei Comuni del Sud e istituzione di un Fondo di Rotazione per gli Enti locali, destinato alla copertura finanziaria delle somme occorrenti per la redazione della progettazione e di quelle eventuali necessarie per l’approvazione dei progetti riguardanti interventi che concorrano ad eliminare il divario Nord-Sud;
2. eliminazione nei bandi delle premialità legate ai cofinanziamenti e contrattazione diretta per le aggregazioni comunali di area vasta su temi specifici tramite l’Accordo di Programma di cui all’art. 34 del TUEL D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267;
3. Istituzione di un Comitato di coordinamento inter-istituzionale che, a seguito della verifica dei divari territoriali (nei trasporti, nei servizi sociali, ecc), pianifichi la distribuzione di risorse aggiuntive in base alla necessità di colmare i divari, utilizzando tutti i 179 miliardi disponibili per la perequazione infrastrutturale e prevedendo assunzioni entro il 2022 di assistenti sociali nei Comuni del Sud fino a raggiungere in ciascun ambito sociale il livello di 1 ogni 5.000 residenti;
4. inserimento di 5,2 miliardi di euro di trasferimenti ai Comuni tra le capacità fiscali da perequare;
5. rafforzamento dell’assistenza pediatrica nei Comuni del Sud dove la mortalità infantile è sensibilmente più elevata rispetto al Nord;
6. possibilità di assumere personale dipendente nei Comuni in base alla popolazione e non alla capacità assunzionale;
7. maggiore presenza di forze dell’ordine per contrastare la criminalità organizzata, condizione necessaria per la ripresa del Sud e per evitare “assalti mafiosi” alla gestione e attuazione degli interventi infrastrutturali;
8. Attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni con particolare attenzione agli asili nido, al tempo pieno a scuola, all’assistenza sociale, al trasporto pubblico locale e ai servizi idrici;
9. Presa di posizione netta contro l’autonomia differenziata, che rischia di aggravare in maniera irreparabile il divario Nord-sud.
Davide Carlucci

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