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Poesia. ‘ Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

PANE E  QUOTIDIANO

la Poesia è per tutti, rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di M. Pia Latorre ed Ezia Di Monte.

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere.

In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

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Il 24 ottobre 1796, nacque, ad Ansbach, il conte August von Platen, poeta e drammaturgo tedesco.

Ufficiale per tradizione familiare, riconobbe presto la propria vocazione letteraria, cui si dedicò con fervore quasi religioso. Nel 1824 fu a Venezia e nel 1826, affascinato dall’ideale classico, lasciò la Germania per l’Italia meridionale. Qui, tra l’altro, e precisamente nella città di Napoli, ebbe modo di conoscere Giacomo Leopardi.

August von Platen, di cui Goethe aveva intuito la grandezza, riversò l’inquietudine tutta nordica del suo animo in opere poetiche raffinate e sapienti, costrette in forme classiche (odi, sonetti, ecc.) e in versi sontuosi di struggente bellezza.

Morì il 5 dicembre 1835 all’interno di una locanda, nell’Isola di Ortigia a Siracusa.

Thomas Mann si basò in parte su Platen per la creazione del suo personaggio di Gustav von Aschenbach del racconto La morte a Venezia.

DAS GRAB IM BUSENTO

Nächtlich am Busento lispeln bei Cosenza dumpfe Lieder.
Aus den Wassern schallt es Antwort, in den Wirbeln klingt es wider.
Und den Fluss hinauf, hinunter zieh´n die Schatten tapfrer Goten,
Die den Alarich beweinen, ihres Volkes besten Toten.
Allzu früh und fern der Heimat mussten sie ihn hier begraben,
Während noch die Jugendlocken seine Schultern blond umgaben.
Und am Ufer des Busento reihten sie sich um die Wette.
Um die Strömung abzuleiten gruben sie ein frisches Bette.
In der wogenleeren Höhlung wühlten sie empor die Erde,
Senkten tief hinein den Leichnam mit der Rüstung auf dem Pferde.
Deckten dann mit Erde wieder ihn und seine stolze Habe,
Dass die hohen Stromgewächse wüchsen aus dem Heldengrabe.
Abgelenkt zum zweiten Male, ward der Fluss herbeigezogen.
Mächtig in ihr altes Bette schäumten die Busentowogen.
Und es sang ein Chor von Männern ‘Schlaf in deinen Heldenehren!
Keines Römers schnöde Habsucht soll dir je dein Grab versehren!’
Sangen´s, und die Lobgesänge tönten fort im Gotenheere.
Wälze sie, Busentowelle, wälze sie von Meer zu Meere!

(traduzione di Giosuè Carducci)

Cupi a notte canti suonano
da Cosenza su ‘l Busento,
cupo il fiume gli rimormora
dal suo gorgo sonnolento.
Su e giù pel fiume passano
E ripassano ombre lente:
Alarico i Goti piangono
Il gran morto di lor gente.
Ahi sì presto e da la patria
così lungi avrà il riposo,
mentre ancor bionda per gli omeri
va la chioma al poderoso!
Del Busento ecco si schierano
Su le sponde i Goti a pruova,
e dal corso usato il piegano
dischiudendo una via nuova.
Dove l’onde pria muggivano,
cavan, cavano la terra;
e profondo il corpo calano,
a cavallo, armato in guerra.
Lui di terra anche ricoprono
E gli arnesi d’or lucenti;
de l’eroe crescan su l’umida
fossa l’erbe de i torrenti!
Poi ridotto ai noti tramiti,
il Busento lasciò l’onde
per l’antico letto valide
spumeggiar tra le due sponde.
Cantò allora un coro d’uomini:
“Dormi, o re, nella tua gloria!
Man romana mai non violi
La tua tomba e la memoria!”
Cantò, e lungo il canto udivasi
Per le schiere gote errare:
recal tu, Busento rapido,
recal tu da mare a mare

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