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Un sabato italiano

Come cantava nel 1983 Sergio Caputo questo è un sabato qualunque, è un sabato italiano.

Mi alzo alle 6. Mi vesto. Devo dare da mangiare al cane. Uggiola, ringhia, piange, abbaia.

Mi viene incontro. Mi salta addosso. È un modo per raccomandarsi. Insomma ha fame. Guardo il casotto. Guardo l’attaccapanni e le sdraio vecchissime. Il cane ė lì che aspetta impaziente.

Ho sempre timore che svegli i vicini.  Vado in garage a preparargli il pasto. Mangia i croccantini. Gli ritiro il ciottolo. Il lagotto è stato sfamato. È tutto festoso e brioso a stomaco pieno e dopo ore di riposo.

Lascio un biglietto in tavola in cui ho scritto che sono andato a camminare. Prendo le chiavi di casa perché al ritorno non posso suonare il campanello per farmi aprire, visto che sono tutti a letto. Prendo il telefonino. Lo accendo. Prendo pochi spiccioli. Prendo la mascherina.

Una volta ho fatto un km prima di accorgermi di non averla con me. Di solito me la ricordo. Ho sentito dire una volta alla televisione che scordarsela è un comportamento antiadattivo, disfunzionale.  Mi incammino.  Attraverso sulle strisce. Non trovo anima viva, non mi imbatto in nessuno. Faccio il solito percorso. Sono abitudinario.

Sono in viale Rinaldo Piaggio. Vado verso l’ospedale. C’è un bar-tabaccheria ma trovo chiuso. Volevo prendere un caffè lì. È aperto solo il self-service per i fumatori, ma io ho smesso da tempo immemorabile di fumare e non ho alcuna intenzione di ricominciare.

Ogni tanto però mi piace farmi inebriare dalla nuvoletta di fumo di qualche tabagista,  che mi fuma accanto o davanti in qualche tratto di strada.

La sigaretta un tempo era la mia dolce compagna, un modo per ridurre l’ansia, una valvola di sfogo, una epifania, un modo per socializzare, qualcosa di riempitivo al vuoto della giornata. Ho scoperto che potevo farne tranquillamente a meno. La dipendenza fisica dura un giorno o poco più. Il problema è la dipendenza psicologica.

Ci vuole un poco di forza di volontà o bisogna essere sopraffatti dalla paura. Io ho deciso di smettere perché avevo paura di peggiorare la mia salute. Ho rinunciato a dei momenti piacevoli come il binomio caffè-sigaretta. Le sigarette possono aiutare a concentrarsi e a memorizzare.

Ma fanno male a molte cose. Le mie prestazioni fisiche sono migliorate col tempo. La mia aspettativa di vita è aumentata. Inoltre ho meno paura quando vado a farmi un elettrocardiogramma o un ecocardiogramma.

Oggi fumare poi è diventato un lusso per benestanti. Mettetela come vi pare ma le sigarette sono una tassa oltre ad un potenziale rischio per la propria incolumità.  Chiusa parentesi e finita la digressione. Così vado al bar della stazione.  Passo davanti all’ingresso della Piaggio.

Prendo il sottopassaggio della stazione. Arrivo al bar. Hanno appena alzato le saracinesche.  Di solito è molto frequentato. Ė un posto di passaggio. Uso l’igienizzante. Consumo al banco. Il caffè è ottimo. Pago. Saluto. Sono sempre gentili ed educate. Mi incammino verso casa.

Sulla strada del ritorno mi fermo anche all’edicola dove acquisto un settimanale. Lo sfoglio. Poi mi metto a guardare le locandine dei quotidiani. È ancora buio, ma il cielo è sgombro. Sarà una bella giornata di sole. Sono ritornato a casa.  Mi connetto ad Internet.

Controllo i social media e la mia email. Niente di nuovo. Intanto si sono alzati tutti. Mio padre è andato fuori. Ora legge il giornale in cucina. È un rito, un’abitudine, “una preghiera quotidiana”.  Mio padre commenta le notizie del giorno.

Si chiede come è potuto accadere quella disgrazia sul set di un film americano. Quindi parliamo di Calenda. Ci chiediamo se si allea con Berlusconi.

Poi commentiamo la spaccatura in Forza Italia con i dissidenti Carfagna, Brunetta, Gelmini. Nascerà un nuovo centro o una nuova destra? Nel frattempo alle elezioni ha vinto il partito dell’astensionismo, che ha decretato la vittoria del centrosinistra. Penso che la vera domanda che si dovrebbero fare i politici non è come possono persuadere gli elettori ma come possono coinvolgere i cittadini.

Ci vorrebbe una maggiore partecipazione popolare. Poi c’è una discussione perché la macchinetta del caffè non funziona. Va portata a riparare. Si cerca il colpevole.

Io non sono minimamente tra gli indiziati perché mi faccio il caffè con la moka. Mia madre sta un poco meglio. Ha iniziato a prendere la Tachipirina perché aveva un dolorosissimo mal di schiena. Io penso che sia meglio non lamentarsi degli acciacchi della vecchiaia quando i veri mali possono essere dietro l’angolo. Penso a chi soffre di demenza senile o è allettato. Mio padre cerca dei documenti.7

Dobbiamo controllare se abbiamo pagato una cosa. Nessuno lo sa. Il mistero resta tale. Bisognerà chiamare la commercialista per essere sicuri.

Andiamo a fare delle commissioni io e mio padre. Prendiamo la macchina, la nostra utilitaria di vecchia data. È una Ford Fiesta del 2015. Quando si parcheggia c’è sempre il rischio di sbagliarsi perché è molto diffusa, di auto così ce ne sono molte a giro. Mi ricorda la barzelletta di un uomo che si ferma a chiedere ad uno in sosta a bordo di una Ferrari se la sua macchina va bene, visto che ne vede così poche in giro.

Ad onor del vero la Fiesta non ha mai dato problemi di alcun tipo fino ad oggi, insomma problemi di ordinaria manutenzione. Andiamo alla lavanderia, alla cartoleria, a prendere delle bottiglie d’acqua, dalla sarta.

Ci fermiamo ad un bar al Romito.  Lì trovo la mia dentista. Ci salutiamo. Ieri mi ha fatto la pulizia dei denti. Dieci giorni primi mi ha estratto un dente. Tutto si è risolto per il meglio. Devo fare solo degli sciacqui col colluttorio a trattamento prolungato. Ho finito gli sciacqui col colluttorio di tipo lenitivo. Insomma “il peggio sembra essere passato” come cantava Sergio Caputo. Devo solo fare un’altra pulizia dei denti tra 6 mesi.

Mi chiamerà lei ad aprile. Con la pandemia avevo rimandato continuamente la pulizia dei denti. Eravamo rimasti d’accordo durante la pandemia che mi sarei presentato solo per delle urgenze. Era la decisione più giusta e più sensata a rigore di logica. Passiamo vicino a Treggiaia.

Passiamo accanto alle stalle di un imprenditore agricolo. C’è un contenzioso per via del cattivo odore, che imperversa e rende irrespirabile l’aria. I residenti hanno chiesto l’intervento del comune. Il proprietario delle stalle ha messo delle rotoballe ma il cattivo odore rimane e si sente anche quando si passa con la macchina a finestrino aperto. Passiamo da Forcoli. Attraversiamo il paese. Il centro è tutto lì raccolto. Sono poche case, due bar, un panificio, una scuola elementare, un barbiere, una pizzeria. Passiamo anche da una trattoria che ha chiuso. È l’ultimo locale in cui siamo stati, poco prima della pandemia. Avevano appena rilevato il locale e il lockdown li ha messi in crisi, distrutti, affossati. Penso a tutti i morti per Covid, a tutti i danni collaterali,  a tutte le cessazioni di attività,  alla perdita di posti di lavoro. Ma la rinascita è possibile con i soldi dell’Europa, a patto che vengano utilizzati bene. Cosa facile a dirsi ma non a farsi! Andiamo verso Peccioli. Facciamo la strada della Fila.

È una strada pericolosa. Sono avvenuti diversi incidenti mortali. Le macchine sfrecciano a velocità elevata su quel rettilineo. Guardo i campi tutti coltrati. Anni fa ci andavano a caccia perché c’erano le lepri e andavano anche a fare funghi perché c’erano i pioppini. C’è traffico.

Dobbiamo stare attenti ai branchi di ciclisti. Ci fermiamo a fare GPL. La titolare ci informa che le hanno detto di non fare pieni di GPL perché le risorse sono scarse. Poi dice che sarà un problema questo inverno per il riscaldamento perché il metano è alle stelle.

Salutiamo. Ci congediamo. Andiamo a Selvatelle a comprare il pane. Io ascolto la radio. Non trovo niente di interessante. Ho memorizzato solo radio vintage e radio di musica italiana.

Ma trovo che ci sia troppa pubblicità anche se quella naturalmente è l’unica forma di sostentamento. Preso il pane ritorniamo verso casa. Penso alla vita in generale. Penso che in questa vita la casistica è infinita.

Sono infinite le varianti e le variabili. Molte variabili poi sono casuali. Ma il bello o il brutto della vita come scrisse Asimov è che l’esistenza continua anche dopo lo scacco matto, a differenza degli scacchi.

Sono arrivato sulla soglia di casa. Guardo gli alberi di biancospino del parcheggio, le auto, gli autobus scolastici che porteranno a casa i ragazzi delle scuole medie e del liceo. Guardo l’ecomostro, che è stato rilevato all’asta e verrà completamente ristrutturato. Il comune ha fatto una gran bella cosa. Una badante parla con un anziano. Una donna carica la spesa in bauliera. Un autista fuma nervosamente sigaretta.

È un sabato qualunque. È un sabato italiano…

Davide Morelli

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