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Taranto: sospeso da lavoro via WhatsApp

Taranto: sospeso da lavoro via WhatsApp
di Eleonora Vecchioli
“Lei è sospeso dal servizio ed abbiamo inviato una raccomandata alla quale deve rispondere.
Nessun ordine di servizio le è stato assegnato per oggi e per i prossimi giorni. Distinti saluti”.

Questo è uno dei messaggi inviati alle chat WhatsApp di diversi dipendenti che da un po’ di tempo si sono spostati dalla ditta Tundo al Raggruppamento temporaneo d’imprese, composto da Padovano, Dover e Scoppio, il quale si occupa del trasporto di persone disabili nella provincia di Taranto.

A denunciare l’accaduto, i sindacati di categoria Filt, Fp Cgil e dalla Cgil stessa.
Il dipendente in questione è stato sospeso perché considerato “disobbediente solo perché aveva chiesto, come da suo diritto, di conoscere con anticipo gli orari di lavoro del suo contratto part-time”.

Qui, però, arrivano altri messaggi dello stesso genere del precedente, segnalati da Cgil, Filt e Fp Cgil:
“Vi ricordiamo che avete l’obbligo, come dipendente subordinato, di obbedire alle direttive gerarchiche del datore di lavoro”.

A questo rispondono Mimmo Sardelli (Funzione pubblica Cgil) e Francesco Zotti (segretario della Filt), dicendo: “Questo è un appalto che non ha dignità. Lo stesso in cui per mesi è stato negato il lavoro ad un’operatrice, sospesa solo perché osava chiedere il pagamento degli stipendi.”

Di seguito, le parole di Paolo Peluso, segretario generale della Cgil di Taranto: “La sospensione di un lavoratore attraverso un messaggio WhatsApp è un atto gravissimo che ci dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia utile procedere in appalti delicati come questi, che riguardano il bisogno di assistenza di cittadini fragili, con l’internalizzazione della forza lavoro.
Un gesto di dignità per operatori e assistiti.”

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