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Istat: 131.803 gli stranieri ‘nuovi italiani’ e 106.00 nuovi permessi di soggiorno nel 2020

Nel corso del 2020 sono stati rilasciati in Italia 106.503 nuovi permessi di soggiorno, il numero più basso di nuovi ingressi degli ultimi 10 anni: quasi il 40% in meno rispetto a quelli emessi nel 2019. E’ questo uno dei dati sottolineatoi nelReport Istat  “Cittadini non comunitari in Italia – anni 2020-2021“.

Già tra il 2018 e il 2019 era stata rilevata una netta diminuzione (-26,8%) dei nuovi permessi emessi, ma la limitazione degli spostamenti dovuta alla pandemia da Covid-19 ha comportato una ulteriore sensibile diminuzione; a questo si deve aggiungere che la pandemia ha comportato anche un ritardo nella lavorazione delle pratiche che potrebbe aver contribuito al basso numero di permessi concessi. Nella seconda metà del 2020, infatti, il Ministero dell’Interno ha registrato un aumento notevole degli sbarchi sulle coste italiane che solo in parte si è tradotto in una crescita dei permessi di soggiorno rilasciati, probabilmente per il ritardo nel disbrigo delle pratiche.

Anche l’esame delle richieste di regolarizzazione avanzate in base all’articolo 103 del D.l. 34/2020 è risultato più lento rispetto a quanto avvenuto per le precedenti regolarizzazioni (pochissimi i casi esaminati entro il dicembre 2020) e verosimilmente saranno i flussi del 2021 a risentire del procedimento di regolarizzazione.

Anche i permessi per asilo sono diminuiti del 51,1% rispetto all’anno precedente. In totale nel 2020 si sono registrati 13.467 nuovi permessi per richiesta di asilo e protezione internazionale (12,6% del totale dei nuovi permessi rilasciati). La diminuzione ha riguardato tutti i paesi non comunitari di principale provenienza, ma il calo relativo più evidente (superiore all’80% rispetto al 2019) ha interessato i cittadini indiani e ucraini. Anche i permessi per famiglia, principale motivazione di ingresso nel nostro paese, sono calati del 38,3% sull’anno precedente e coprono ormai quasi il 59% dei nuovi permessi rilasciati.

Gli ingressi per lavoro hanno subito una contrazione meno intensa tra il 2019 e il 2020 (-8,8%) rispetto a quelli dovuti ad altre motivazioni.

Dopo il picco di ingressi per richiesta di asilo che si è avuto durante la crisi dei rifugiati nel Mediterraneo,  già a partire dal 2018 è stato registrato un progressivo e sensibile ridimensionamento degli arrivi di  persone in cerca di protezione. Anche i permessi per richiesta di asilo hanno risentito dell’emergenza  Covid-19 e, nel corso del 2020, si è toccato il numero più basso di nuovi rilasci degli ultimi 10 anni: 13.467  contro gli oltre 48 mila registrati in media ogni anno nell’ultima decade.I cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno in Italia sono diminuiti di circa il 7%, passando da 3.615.826 al 1° gennaio 2020 a 3.373.876 al 1° gennaio 2021.

Concentrando l’attenzione sulle prime dieci cittadinanze, per tutte si registrano diminuzioni: dal -1,9% dell’Egitto al -8,5% dell’Albania. Per la collettività albanese il calo dei permessi può essere ricollegato anche alle numerose acquisizioni di cittadinanza che portano a una contrazione dei permessi di lungo periodo (come avviene anche per la comunità marocchina), i quali in generale per le altre collettività tendono ad aumentare.

L’uscita dal collettivo dei migranti con permessi di soggiorno di lungo periodo è ricollegabile all’acquisizione della cittadinanza italiana: sono infatti i cittadini non comunitari da più lungo tempo sul territorio a diventare cittadini italiani.

La crescita relativa dei permessi di soggiorno di lungo periodo (che si attestano al 64,4% del totale dei permessi) è in generale piuttosto contenuta. In questo caso resta stabile intorno al 22% la quota di minori, a conferma della rilevante presenza di giovani fra i cittadini non comunitari.

È bilanciata la distribuzione tra i sessi: 49,5 donne ogni 100 cittadini non comunitari presenti in Italia, un equilibrio che nasconde in realtà situazioni molto differenziate all’interno delle diverse collettività: le donne sfiorano il 79% del totale nella comunità ucraina ma rappresentano il 29,7% della collettività del Pakistan.  Considerando le motivazioni dei soli permessi con scadenza (ad esclusione quindi dei soggiornanti di lungo periodo) il 52% dei cittadini non comunitari si trova in Italia per motivi di famiglia, il 27,8% per lavoro e il 13,6% per motivazioni connesse alla protezione internazionale.

Anche se il Mezzogiorno rappresenta una porta di ingresso per molti migranti non comunitari, la loro presenza si concentra nel Centro-nord. Al 1° gennaio 2021 solo il 14% dei permessi è stato rilasciato o  rinnovato nel Mezzogiorno dove, tra l’altro, a causa della riduzione dei flussi in arrivo, la diminuzione dei  regolarmente soggiornanti è stata più sensibile tra il 2020 e il 2021.  Nord e Mezzogiorno si differenziano anche per le motivazioni prevalenti del permesso: la quota di  permessi di soggiorno per asilo e altre forme di protezione raggiunge il 9% al Sud e l’11% nelle Isole a  fronte di una media nazionale inferiore al 5%. I permessi di lungo periodo si attestano invece intorno al  60% al Sud e sotto il 55% nelle Isole contro una media italiana superiore al 64%.

Meno stranieri e più ‘nuovi italiani’ è il titolo di un paragrafo del report Istat. Nonostante la pandemia, tra il 2019 e il 2020 sono aumentate le acquisizioni di cittadinanza. Il lungo iter necessario per la definizione delle richieste (spesso antecedenti l’acquisizione di almeno tre anni) e la digitalizzazione delle procedure hanno evidentemente contrastato gli effetti di calo congiunturale riscontrabile in altri casi.
Nel corso del 020 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza sono 131.803 (+4% rispetto al 2019)  il 90% circa (poco meno di 119mila) erano precedentemente cittadini non comunitari.  L’incremento è da imputare totalmente alla crescita dei procedimenti riguardanti uomini (+11,6%) mentre la componente femminile risulta in calo (-3%) anche per il non trascurabile decremento dei procedimenti di acquisizione per matrimonio (-16,5%) che interessa da sempre soprattutto le donne.
Scendono anche le acquisizioni per elezione da parte dei nati in Italia al compimento del diciottesimo anno di età (-40,2%) e quelle per ius sanguinis (-30,9%). Nel primo caso si tratta di pratiche lavorate dai comuni interessate da una sospensione dei termini per il rallentamento delle attività degli uffici conseguente alla pandemia. Nel secondo caso la mobilità da un paese all’altro, divenuta più difficile, ha impedito ai discendenti di italiani emigrati di raggiungere l’Italia e richiedere la cittadinanza.
Al contrario, le acquisizioni per residenza e – conseguentemente – quelle per trasmissione del diritto dai genitori ai minori sono aumentate rispettivamente del 25,7% e del 5,9% rispetto al 2019: nel 2020 quasi l’80% delle acquisizioni è avvenuta per residenza (48,5%) o per trasmissione (30,3%). Spiccano gli originari dell’Albania che hanno fatto registrare il maggior numero assoluto di acquisizioni, seguiti da marocchini, brasiliani, pakistani e dai cittadini del Bangladesh.

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