Home Diritti & Lavoro “Dignità e Giustizia per le vittime dell’amianto,  chiediamo rispetto”

“Dignità e Giustizia per le vittime dell’amianto,  chiediamo rispetto”

Nel comunicato odierno della ASM, riportato anche dal TG3 Basilicata, si nota con molto stupore la mancanza di sensibilità nei riguardi dei lavoratori ex-esposti all’amianto seguiti da circa 15 anni dalla locale U.O. Medicina del Lavoro e nei confronti degli stessi operatori sanitari per l’impegno profuso.

Nella stessa comunicazione la ASM ha dimenticato di chiedere “scusa “ai lavoratori che hanno subito e continuano a subire le conseguenze dell’esposizione all’amianto in presenza di altre sostanze tossiche e nocive.

L’Associazione Italiana Esposti all’Amianto (AIEA-VBA) pretende dignità e giustizia per le vittime dell’amianto e dei loro familiari ricordando che nei siti industriali del basso Basento e della collina materana hanno lavorato 7.000 concittadini, 2.500 di questi si sono sottoposti allo screening finalizzato alla diagnosi precoce del carcinoma polmonare che rappresenta la patologia oncologica più significativa tra gli ex-esposti.

Lo screening effettuato su 12.200 monitoraggi ha permesso di diagnosticare precocemente oltre 70 tumori polmonari, nonché oltre 300 richieste di malattie professionali per il riscontro di lesioni asbesto correlate; l’AIEA-VBA che ha sempre sostenuto l’istituzione di questa coorte di lavoratori, si è dotata di una propria banca dati dove ha registrato tutto quanto accaduto ai propri iscritti.

In questa banca dati, che comprende 620 casi risaltano oltre 270 decessi, molti dei quali non avevano ancora raggiunto il 70esimo anno.

L’associazione ha anche registrato: 13 casi di mesotelioma pleurico, circa 90 casi carcinomi polmonari, oltre 50 casi di asbestosi-fibrosi polmonari ed oltre 100 casi di placche pleuriche, ci son o numerosi casi leucemie, carcinomi all’apparato digerente e urogenitale e 18 casi di K al pancreas.

La sorveglianza sanitaria fu modulata per seguire l’evoluzione dei micro noduli polmonari; le richieste di adesione furono molte e per recuperare il ritardo accumulato, l’Unità Operativa arrivò ad effettuare 60 visite settimanali, dopo il recupero si effettuavano n. 40 visite settimanali riuscendo, in questo modo, a pianificare statisticamente i controlli periodici.

Il fermo imposto, a causa del COVID, ha comportato il mancato controllo dello stato di salute degli ex-esposti per oltre tre anni. In questo lasso di tempo, c’è stata una grossa possibilità di ulteriori aggravamenti o nuove patologie oncologiche.

Per queste ragioni non si può accettare una ripresa di sorveglianza sanitaria con le 06 (sei) visite settimanali previste perché per controllare i 2500 lavoratori occorrerebbero 416 settimane (08 anni).

L’AIEA-VBA ritiene offensivo e fuorviante quanto dichiarato dall’Assessore regionale alla sanità e dalla ASM ed insiste nella richiesta a S.E. il Prefetto di convocare urgentemente un tavolo di confronto.

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