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Aleksej Naval’nyj:storia di una libertà sottomessa

Chiunque tenti di comportarsi in modo indipendente in Russia ,sia nel mondo del giornalismo, che degli affari,che in qualsiasi campo , si prende dei rischi. So che possono fare quel che vogliono ma non mi fermeranno»Aleksej Naval’nyj

di Daniela Piesco

Il parlamento russo ha approvato gia’ da qualche anno , nel 2019 , un insieme di leggi che limitano la libertà di espressione. In buona sostanza chi critica il governo, insulta le istituzioni online e diffonde fake news che le riguardano, rischia una multa fino a seimila euro o quindici giorni di carcere. Il provvedimento punisce sia i singoli cittadini che i giornali.

Già ‘ la legge sulle fake news, a causa di definizioni poco chiare,è diventata uno strumento pericoloso di censura e giustizia selettiva per le voci critiche del paese .Nella vecchia versione prescriveva il divieto e la tassa per i falsi che causavano panico di massa, danni alla vita delle persone, infrastrutture, trasporti ecc. Il nuovo articolo definisce come falso quasi tutto quello che sia diverso dalle informazioni ufficiali.

Appare evidente che giornalisti e blogger potrebbero dover affrontare una responsabilità penale per questo e che al posto dell’attenzione ai fatti reali le autorità cercano di zittire tutte le voci che dicono la verità.

Secondo il New York Times, negli ultimi vent’anni il presidente Putin ha cercato in ogni modo di ricondurre l’informazione sotto il controllo dello stato russo.

Indagando sul potere in Russia si rischia la vita”: le parole di Muratov 10 anni prima del Nobel per la pace. E Politkovskaya diceva: ‘Ho paura, ma é il mio lavoro.E la paura è un fatto personale”

Aleksej Naval’nyj, invece, ha pensato che il modo migliore per combattere la corruzione non era occuparsi di politica ma occuparsi di finanza.

L’ avvocato russo ha trovato, infatti , un modo semplice e perfettamente legale per fare i conti in tasca alle aziende controllate dal governo.
In breve, Naval’nyj acquista piccole quote di società controllate dallo stato, molte delle quali hanno consiglieri di amministrazione di nomina governativa. In qualità di piccolo azionista, Naval’nyj ha il diritto di ottenere informazioni sulla gestione del capitale: Naval’nyj non esita a porre domande imbarazzanti sulla destinazione del denaro, sulle decisioni sui dividendi, su quali enti abbiano beneficiato di una donazione. Informazioni che dovrebbero essere pubbliche, stando alla legge, ma le aziende tendono a celare.

Poi racconta tutto sul blog che gestisce su Live Journal, sul quale organizza campagne e petizioni. Naval’nyj ha accusato più volte alcuni esponenti del governo di aver intascato in modo illecito denaro appartenente ad alcune aziende. In qualche caso, le sue inchieste si sono trasformate in processi.

Nel 2010 Naval’nyj ha vinto delle cause contro Transneft e Rosneft, due grosse aziende controllate dallo stato, e le ha obbligate a fornire agli azionisti più piccoli l’accesso a tutti i documenti delle società.

Il colpo più grosso di Naval’nyj è stata la pubblicazione di un rapporto secondo cui il consiglio di amministrazione di Transneft avrebbe sottratto illecitamente quattro miliardi di dollari dalla costruzione di una conduttura che dovrebbe collegare la Russia al resto dell’Asia.

Ma il suo attivismo lo porta ad essere, inevitabilmente, perseguito dal ‘sistema’.

Due fatti che lo coinvolgono colpiscono l’opinione pubblica russa e internazionale: quello relativo al suo avvelenamento e quello relativo al suo arresto.

Ecco cosa è successo.

Nell’agosto 2020 Alexei Naval’nyj ha un malore mentre si trova in volo: viene portato d’urgenza all’ospedale di Omsk. Un ente benefico con sede in Germania persuade i funzionari russi a consentire il trasporto aereo di Naval’nyj verso Berlino, città dove il paziente può essere curato al meglio.

Il mese successivo, il governo tedesco rende noto che i test medici effettuati hanno rilevato tracce inconfutabili dell’agente chimico Novichok nel corpo di Naval’nyj In risposta, il Cremlino nega qualsiasi accusa; le potenze occidentali impongono sanzioni per la violazione dei diritti umani.

Il sospetto che dietro l’avvelenamento vi sia lo zampino dei servizi segreti governativi è forte.

A gennaio 2021, Naval’nyj fa ritorno in Russia in aereo: cosciente del fatto che verrà arrestato appena toccato il suolo russo, viene immediatamente fermato. Naval’nyj è trattenuto con l’accusa di violazione della libertà condizionata durante la sua malattia. In seguito al suo arresto e alla pubblicazione del documentario riguardante la corruzione di Putin, si sono generate moltissime proteste in gran parte della nazione, in particolar modo a Mosca.

La precedente sentenza a suo carico viene commutata in una condanna definitiva: per Alexei si prevede una permanenza di due anni e mezzo in una prigione di Vladimir Oblast. Dopo solo pochi mesi, le condizioni di salute del leader dell’opposizione russa iniziano a peggiorare e gli occhi del mondo sono puntati sull’ospedalizzazione di Naval’nyj.

Un’accusa che lui e i sostenitori ritengono sia pretestuosa e dovuta solamente al suo attivismo politico contro Putin.

Dopo la condanna di febbraio, Naval’nyj aveva accusato Putin di aver cercato di ucciderlo, facendolo avvelenare dagli agenti dei servizi di sicurezza, e aveva detto che il suo arresto era solo un modo per spaventare chi si batte per la democrazia in Russia. A giugno, inoltre, tutte le organizzazioni che facevano capo a lui erano state dichiarate formalmente illegali ed «estremiste».

Il conferimento del premio Sakharov al leader dell’opposizione russa, Aleksej Naval’nyj, è il riconoscimento del suo impegno a difesa della democrazia in Russia, ad un alto costo personale.

Il premio Sakharov per la libertà di pensiero è un riconoscimento dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievič Sacharov, istituito dal Parlamento europeo nel 1988 allo scopo di premiare personalità od organizzazioni che abbiano dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali.

ll “Premio Sakharov per la libertà di pensiero” è assegnato ogni anno dal Parlamento europeo. Istituito nel 1988, il premio intende riconoscere l’impegno di personalità o di gruppi di personalità che si sono distinti nella difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Ogni anno, intorno al 10 dicembre, il Parlamento europeo consegna il «Premio per la difesa dei diritti dell’uomo» nel corso di una seduta solenne a Strasburgo.

La data corrisponde al giorno della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite nel 1948.

Il Premio è stato assegnato in questi 25 anni sia ai singoli che ad associazioni tra cui: dissidenti, leader politici, giornalisti, avvocati, attivisti della società civile, scrittori, madri e mogli, un gruppo antiterrorista, pacifisti, leader di minoranza, un attivista contro la tortura, un prigioniero di coscienza, un regista, un vignettista, e un organismo internazionale.

Il Premio promuove in particolare la libertà di espressione, i diritti delle minoranze, il rispetto del diritto internazionale, lo sviluppo della democrazia e l’attuazione dello Stato di diritto. Diversi vincitori, tra cui Nelson Mandela, Malala Yousafzai, Denis Mukwege e Nadia Murad, sono stati successivamente insigniti del Premio Nobel per la pace.

Naval’nyj è stato premiato per il coraggio mostrato nella lotta per la libertà, la democrazia e i diritti umani.

La candidatura di Navalny, sostenuta dal partito Popolare Europeo e i Liberali di Renew, ha superato quelle di un collettivo di donne afghane e dell’ex presidente boliviana Jeanine Anez.

“Naval’nyj – twitta il presidente dell’Europarlamento Davide Sassoli – ha condotto una strenua campagna contro la corruzione del regime di Putin e, attraverso i suoi account social e le campagne politiche, ha contribuito a denunciare gli abusi interni al sistema riuscendo a mobilitare milioni di persone in tutta la Russia che hanno sostenuto la sua protesta. Per questo, è stato avvelenato e imprigionato”. Così Sassoli ha ribadito “il forte sostegno del Parlamento Europeo per il suo rilascio immediato”.

Inoltre,ha annunciato su Twitter il gruppo del Ppe : “Putin, libera Naval’nyj L’Europa chiede la sua libertà e quella di tutti gli altri prigionieri politici”.

Perché la libertà è quel bene che ti fa godere di ogni altro bene.Perche’ la libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più.

Daniela Piesco Vice Direttore Radici

Redazione Corriere Nazionale 

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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