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Insegnare ai giovani a diventare uomini

Questa la vera sfida del prossimo futuro.

Viviamo un momento storico pericoloso, lo sappiamo tutti molto bene. Anche coloro che cercano di far sembrare tutto  “normale” dopo i due fermi voluti in nome della lotta al Covid. Eppure, di normale, c’è ben poco: nella vita privata e di tutti i giorni, come in quella pubblica.

Il gioco della superficialità sta prendendo il sopravvento e l’essere umano si trova, inesorabilmente, a percorrere la strada della distruzione. Il gioco della superficialità ha un’amica ingombrante ed invadente che si chiama ignoranza. È un’amica che si nasconde e si nutre costantemente di credulità pigra, che ci propina falsi sorrisi e finta felicità, per noi ormai unici e reali valori. Il viaggio, fortunatamente, è ancora lungo ma stiamo correndo ad una velocità impressionante, con una accelerazione che tra qualche tempo non ci consentirà più di frenare e metterci in salvo.

Ma perché tutto questo? Perché l’essere pensante in noi non sa più individuare e riconoscere la via della ” semplicità “, del vivere con poco, del…tempo per riflettere?

Dare importanza a sciocchezze e futilità, fare, fare e, ancora, fare in totale frenesia, riempie il tempo dell’uomo. Crea abitudini e stili di vita che fanno trascorrere le ore, le giornate, gli anni… ma svuotano poco per volta le nostre vite. Crea non- bisogni che illudono la nostra vita. E tutto questo ci rende incapaci di fermarci e stare in silenzio ad ascoltare quel poco che è rimasto dentro di noi. Fintantoché non ci ritroveremo ad avere completamente disimparato ad essere uomini.

Ecco, allora, che il nostro istinto di sopravvivenza è chiamato a cercare nuove strade, nuovi percorsi, nuovi modelli, stili ed abitudini che ci consentano di vestire nuovamente l’armatura che proteggerà le nostre esistenze.

Perché questo, oggi, siamo chiamati a fare.

Ci aiuterà in questo la conoscenza, quella vera, non l’erudizione, ma

l’ inculturazione attraverso processi di cambiamento, lentissimi ma obbligatori. Per decenni l’associazionismo del fare si è rivolto alle nuove generazioni proponendo schemi di lavoro basati su professionalità, distinzione, eccellenza senza accorgersi che il depauperamento che sta subendo l’uomo è molto più radicato, profondo e in stadio avanzato. Il reiterarsi dei progetti e delle azioni è diventato sterile e si trova ad operare solo “nel fuori” delle vite, non tenendo conto che diventa necessità impellente  costruire UOMINI VERI. Questa deve tornare ad essere la priorità, oltretutto immediata, perché al nostro presente mancano questi uomini veri.

Manca la percezione di vivere tra uomini consapevoli. Mancano gli Eroi, che eroi sono perché sorretti e spinti da valori radicati e inestirpabili. Eppure, siamo noi che definiamo costoro “eroi”: loro sono, fanno e vivono, semplicemente, la propria vita.

Possibile che non riusciamo più nemmeno ad intuire (etimologicamente parlando) che tutta la Perfezione che ci circonda non è figlia del produrre, del vendere, del marketing spudorato? Quel marketing che ti fa scegliere, comperare e ricevere un prodotto stando seduto davanti ad un PC?

In passato la scuola, dopo la famiglia, era il centro di formazione alla vita per eccellenza. Oggi l’iper- specializzazione ci fa dimenticare la visione del Tutto, del senso e del valore per cui si imparano e fanno determinati lavori.  Cosa stiamo costruendo in realtà? Città, case, mondi… che useremo e abiteremo nella tristezza della nostra fretta e della nostra ignoranza, fino a che avremo forza per vivere. Senza sapere qual è il nostro compito nel mondo.

Silvia Pilati

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