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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

PANE E  QUOTIDIANO

la Poesia è per tutti, rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di M. Pia Latorre ed Ezia Di Monte.

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere.

In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

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Il 12 ottobre 1896 nasce a Genova Eugenio Montale, uno dei massimi poeti italiani. Eugenio è ultimo di sei figli.

Trascorre l’infanzia e la giovinezza tra Genova e Monterosso, dove la famiglia è solita recarsi in vacanza. Frequenta l’istituto tecnico commerciale, tuttavia coltiva i propri interessi letterari, frequentando le biblioteche della sua città e assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella Marianna.

La sua è una formazione da autodidatta. Entra all’Accademia militare di Parma dove richiede di essere inviato al fronte e, dopo una breve esperienza in Vallarsa e Val Pusteria, viene congedato nel 1920. Nel 1927 si trasferisce a Firenze dove collabora con l’editore Bemporad.

Nella capitale toscana gli anni precedenti erano stati fondamentali per la nascita della poesia italiana moderna. Le prime liriche di Ungaretti per “Lacerba” e l’accoglienza di poeti come Cardarelli e Saba, presso gli editori fiorentini, avevano gettato le basi di un profondo rinnovamento culturale che neppure la censura fascista avrebbe potuto spegnere.

Montale entra in punta di piedi nell’officina della poesia italiana con “Ossi di Seppia”, del 1925. Nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Viesseux, dal quale verrà espulso nel 1938, per antifascismo. Nel frattempo collabora con la rivista “Solaria”, frequenta il circolo letterario del caffè delle “Giubbe Rosse” – dove tra gli altri conosce Gadda e Vittorini e scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni.

Nel 1948 si trasferisce a Milano dove inizia la sua collaborazione con il Corriere della Sera. Nel 1967 viene nominato senatore a vita. Nel 1975 arriva il riconoscimento più importante: il Premio Nobel per la Letteratura.

Muore a Milano il 12 settembre 1981, poco prima di compiere 85 anni. Viene sepolto accanto all’amata moglie Drusilla, a Firenze.

Dicono che la mia
Dicono che la mia
sia una poesia d’ inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una cosa sola.

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