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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Federico-Garc-a-Lorca

PANE E  QUOTIDIANO

la Poesia è per tutti

rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di M. Pia Latorre

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

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Anne Gray Harvey, in arte Anne Sexton morì il 4 ottobre 1974, a Weston, negli Stati Uniti.

Ragazza di buona famiglia, ebbe un’infanzia molto solitaria e non frequentò corsi di studio regolari. Si sentiva «chiusa a chiave nella casa sbagliata». I suoi genitori conducevano una vita sociale di un certo livello ed entrambi bevevano con grande disinvoltura.

Il padre detestava Anne sino al punto di dirle che non reggeva la sua vista. Nel 1944 Anne conobbe Kayo Sexton, si innamorò, fuggì con lui e lo sposò.

La grande passione non le impedì, solo pochi anni dopo, di innamorarsi o di uscire con altri uomini. L’abuso di alcol e di psicofarmaci contribuivano ad acuire il suo temperamento irrequieto e il bisogno costante di novità.

Nel 1953 nacque la prima figlia, Linda Gray, nel 1955 nacque la secondogenita Joyce Ladd ma cominciarono le manie di suicidio.

Dopo essere entrata in cura da uno psichiatra, Anne venne da lui convinta di possedere un talento creativo. Il medico le consigliò di scrivere e la Sexton si decise a farlo.

Da allora sino alla morte Anne pubblica oltre dieci libri, vince premi prestigiosi, e sprofonda sempre più nella disperazione e nella solitudine.

Il suo leggendario fascino non venne mai meno, ma inevitabili arrivano i conti con il declino fisico.”I taccuini della morte” fu l’ultimo libro ed ebbe il solito successo (nel 1967 aveva vinto il premio Pulitzer con “Live or Die”). Niente lasciava presagire quel che stava per fare.

Il 4 ottobre 1974 pranzò, telefonò alle persone che avrebbe visto quella sera, poi si avvolse nella pelliccia della madre, si versò un bicchiere di vodka, si chiuse nel garage e accese il motore dell’auto.

Una sola volta

Una sola volta compresi lo scopo della vita.
Accadde a Boston, inaspettatamente.
Camminavo lungo il Charles
e vidi le luci duplicarsi, tutte
con il cuore al neon e vibrante,
spalancando la bocca come cantanti d’opera;
e contai le stelle, le mie piccole veterane,
cicatrici fiorite, e capii che stavo portando
il mio amore sulla sponda verde notturna, e in lacrime
aprii il cuore alle auto dirette a est e a ovest
e feci passare un ponticello alla mia verità
e la condussi a casa in fretta col suo fascino
e fino all’alba accumulai queste costanti
per scoprire poi che se n’erano andate.

(Traduzione di Rosaria Lo Russo)

 

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