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Umiltà, roba da grandi

Umiltà, roba da grandi

di Evelyn Zappimbulso

Non so se vi accorgete di quanti blablatori invadono i mezzi di comunicazione, fra cui principalmente radio e televisioni. La loro presenza massiccia si avverte ora anche in Internet. La maggior parte sono abili affabulatori ed illusionisti.
Poi vi sono altre categorie di persone che si sentono superiori ad altri, sul modello del Marchese del Grillo, il famoso volumetto di G. G. Belli (1791-1863).
Vi sono altre persone che sembrano moderate nel modo di esprimersi e di comportarsi, ma in effetti covano il fuoco sotto la cenere. Alla prima occasione esplodono con insofferenza e scaricano vituperi sugli altri, insensibili alla necessaria forma di rispetto che bisogna sempre e comunque avere nei confronti dei terzi.
Tutta questa gente non possiede la necessaria sensibilità.

Poi ci sono le persone che hanno una grande cultura, che hanno letto migliaia e migliaia di libri, che hanno interloquito con Maestri e Sapienti, che hanno elaborato continuamente informazioni e conoscenze, collegandole fra loro e cercando di formarsi convincimenti idonei a capire com’è la vita e come funzionano gli esseri umani.
Tutti quelli che funzionano nel modo anzidetto, purtroppo una minoranza, più sanno e più hanno la consapevolezza di non sapere quasi nulla di ciò che accade e di ciò che accadrà, pur contando su ciò che è accaduto e che si è ormai consolidato nella storia dei secoli, non solo degli ultimi venti, ma in quella degli ultimi cinquanta.
Infatti, quanto si sa poco di ciò che accadde prima di Salomone, tremila anni avanti Cristo; peraltro non è provato che sia mai esistito né lui né il suo Tempio. Pochissima gente ha studiato quello che accadde in Cina cinquemila anni fa e la sua storia più antica fino al 2500 a. C. e poi dal 2500 fino ai nostri giorni.
La storia ci fa capire molte cose ed anche che non è magistra vitae perché di fatto gli uomini ripetono gli stessi errori.
Come vivere? C’è chi ha una vita cadaverica, cioé si comporta come se fosse morto, cercando costantemente quella tranquillità che nella vita terrena non esiste, anche se poi sarà abbondante in quella ultraterrena, per chi ci crede.
Chi si comporta in modo piatto non solo fa male a se stesso, ma anche alla collettività perché non dà il necessario contributo che ogni essere umano deve dare vivendo, come contropartita del fatto, appunto, che vive.
Ora, si può vivere in modo piatto, senza sussulti e senza emozioni. Oppure con il fuoco interno che spinge al nuovo, alla sperimentazione, senza preoccuparsi delle contrarietà o dei rischi che si possano affrontare, con determinazione e con coraggio.
A riguardo, molti pensano che chi ha coraggio non abbia paura. Non è vero. Il nostro spirito di conservazione ci porta ad avere paura, una paura ancestrale che promana dalla nostra pochezza e dalla nostra incapacità di affrontare le cose più grandi di noi stessi. Ma non bisogna avere paura della paura.

Quelli che credono, non distinguono le questioni spirituali da quelle materiali e ritengono che il Creatore possa intervenire nelle cose che accadono sulla Terra tutti i giorni. Non è così. Chi crede che il Creatore esista, deve anche credere che ha dotato le persone umane di intelligenza, ha spiegato loro ciò che è buono e ciò che è cattivo, li ha forniti di libero arbitrio, dopo di che non interviene più nelle vicende terrene, riservandosi di giudicare chi si è comportato bene o male dopo la cessazione del corpo.
Tutto ciò è ben compreso dalle persone che hanno letto, studiato ed imparato molto, compreso il fatto che comunque quel molto è talmente poco ed infinitesimo che rappresenta una goccia nel mare.
Dal che ne deriva un comportamento umile, virtù della persona.
L’umile non alza mai la voce, non si sente superiore a nessuno ed è sempre pronto ad imparare e a fare esperienza. Così, senza saperlo e senza volerlo, diventa grande.

Evelyn Zappimbulso Vice Direttore Corrierepl.it

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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