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Quel Ministro che cade giù dal ponte 

Il punto di Roberto Napoletano 
Annunci e cantieri/Lo snodo operativo è decisivo e va affrontato con la cabina di regia di Palazzo Chigi
 
Enrico Giovannini dichiara che il progetto a una campata per il Ponte sullo Stretto di Messina, quello disponibile, non può essere preso in considerazione tecnicamente e finanziariamente.
Quando i migliori esperti del Paese guidati da un ingegnere di valore, Giulio Ballio, che è stato rettore del Politecnico di Milano per otto anni, sostengono l’esatto contrario e hanno scritto al presidente del consiglio, Mario Draghi, chiedendogli di intervenire.
Come mai lo stesso ministro Giovannini non ha ancora varato il Comitato speciale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che deve approvare i progetti del Piano nazionale di ripresa e di resilienza?
di Roberto Napoletano, Direttore del Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’Italia
Bisogna spezzare le catene che hanno chiuso in gabbia il Paese da troppi anni impedendogli di fare opere immateriali e materiali.
Il grandissimo lavoro di riforme di struttura fatte dal governo Draghi e la fiducia contagiosa figlia del successo indubbio della campagna di vaccinazione, possono avere una battuta d’arresto se qualche ministro con deleghe pesanti, come Giovannini, commette errori clamorosi, indulge al vizio storico italiano dell’annuncite e mette sabbia più o meno consapevolmente negli ingranaggi esecutivi.
Che sono quelli decisivi per fare in modo che la macchina pubblica degli investimenti si rimetta in moto, consenta di attuare con successo il programma di interventi previsto dal Recovery Plan, e permetta parallelamente la mobilitazione di capitali privati internazionali e nazionali.

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