Home Ambiente & Salute Il nucleare senza emissioni CO2? Una grande bufala

Il nucleare senza emissioni CO2? Una grande bufala

Il nucleare senza emissioni di CO2? Una grande bufala, sostenuta anche da organismi della Unione Europea.  

di Erasmo Venosi


Un Rapporto del centro ricerche dell’UE,l ’IRC dell’aprile scorso: “la produzione nucleare non ha emissioni di anidride carbonica e, da questo punto di vista non impatta sul clima e sulla salute (…) gli incidenti per le centrali di ultima generazione abbattono molto talerischio.”
Quindi il nucleare  sarebbe, a loro dire green. E’ tanto potente la lobby a Bruxelles, che è in corso la battaglia per l’inclusione o meno del nucleare come fonte sostitutiva delle fonti fossili. Cento parlamentari europei e il vice Presidente della Commissione Dombrovsksis invitano la Commissione UE, a considerare e includere il nucleare come fonte di contrasto al riscaldamento globale. Zero CO2? Solo le reazioni dentro il reattore sono senza emissione di CO2! Le operazioni dell’intera filiera, dalla frantumazione della roccia al trasporto, al trattamento, all’arricchimento dell’uranio, allo smaltimento, allo smantellamento (decommissioning) sono fasi con emissione di carbonio. Ricerche con calcoli accurati sono state fatte da Mortimer e, lo studio di Leeurwen e Smith “Can nuclear power provide energy for the future, should it solve the CO2 emission problem”.

Questo studio considera la concentrazione dell’ossido di uranio nel minerale estratto in miniera.  Questo minerale, che chimicamente è U3Oconosciuto come “ yellowcake” rappresenta quanto minerale deve essere prelevato, per estrarre l’uranio. Il minerale prelevato è classificato di “alta qualità” (high grade) e contiene l’1 per mille di ossido di uranio e “bassa concentrazione“ (low grade) con concentrazione inferiore allo 0,01  per mille. Consegue che per ottenere un Kg di uranio nel caso “high grade” deve essere trattata una tonnellata di “roccia”, se invece si estrae il diffuso “low grade”, occorre trattare 10 tonnellate di minerale.  
Ma non è finita, perché l’uranio usato come combustibile è l’uranio 235 (che è un isotopo dell’uranio naturale. Un isotopo è un atomo dello stesso elemento chimico ma con differente massa) e ne rappresenta lo 0.7% . I due ricercatori Smith e Leerwen finiscono la ricerca affermando che il consumo di energia (generata da petrolio, carbone o metano) per queste operazioni e quindi la quantità di CO2 generata è comparabile con quella emessa da una centrale termoelettrica a ciclo combinato. Altri Riscontri derivano dallo studio di scienziati australiani Gavin M. Mudd e Mark Diesendorf, che evidenziano come l’uranio recuperabile dipende dall’sforzo esplorativo, dalla tecnologia, dai costi economici ma anche dai costi ambientali come il consumo di energia, acqua e sostanze chimiche e l’emissione di gas serra. Ogni nuovo deposito trovato sarà con ogni probabilità più in profondità rispetto agli altri.
Inoltre, la tendenza a livello mondiale nell’ultimo mezzo secolo è un costante declino nel grado di purezza del minerale grezzo: il grado di purezza medio negli Stati Uniti, ad esempio, è un terzo di quello, che era negli anni ’50. Dunque in futuro occorrerà scavare di più e si otterrà anche materiale di più bassa qualità che dunque farà spendere più energia anche in fase di lavorazione. Ecco le conclusioni della ricerca: “Nel tempo, con il declino del grado di purezza del minerale grezzo e per la maggiore richiesta di energia per la produzione dell’uranio, il nucleare andrà verso un’intensità di emissioni di CO2 sempre più alta, che potrà divenire simile a quella dell’elettricità da gas naturale e questo potrebbe accadere tra qualche decennio anche se è difficile quantificarlo con precisione.” Un’altra ricerca di D.T. Spreng si stabilisce la relazione tra energia elettrica prodotta con il  nucleare ed energia generata dalla combustione di idrocarburi 1000 Kwh di energia elettrica generata con il nucleare associato a 200 Kwh di combustione di fossili. Negli USA è stato proprio il fallimento di due nuovi reattori di nuova generazione AP 1000 in Georgia e Carolina del Sud a portare al fallimento una storica società come Westinghouse acquisita da Brookfield Business Partners.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui