Diritti & Lavoro

Il green spasso di Confindustria

Vi ricordate come era tutto più semplice quando se i padroni dicevano bianco i lavoratori sapevano che invece era nero? Quando, se la questura liquidava la manifestazione con “erano quattro gatti” potevi star certo che si era in un milione? Quando  se i poteri forti (allora si chiamavano così quelli che adesso sono le autorità e la comunità scientifica davanti ai quali dobbiamo ripetere periodici atti di fede) dettavano delle leggi a alto contenuto morale e ampiamente condivise c’era da giurarci che dietro a quei dogmi circolassero interessi e quattrini?

Bei tempi, rispetto al marasma odierno, quando non suscita sconcerto che i sindacati vadano in piazza con le associazioni padronali, quando un fiero sindacalista esige il lasciapassare in modo da distinguere i vaccinati dai fascisti, quando viene espresso unanime consenso alla richiesta di Confindustria che esige il green pass in ossequio all’ala più oltranzista dell’Europa,  per i lavoratori: chi non si sottopone all’immunizzazione, sarà demansionato o verrà  lasciato a casa senza stipendio.

Questa strada è assolutamente giusta, supportata dall’attuale legge sul lavoro che obbliga i datori a proteggere i propri lavoratori”, ha immediatamente chiosato Walter Ricciardi direttore scientifico di Ics Maugeri, e consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, “non solo è giustificata dalla pandemia, ma anche dalla legge”.

Finora nel mirino della campagna di primavera- estate  erano i disertori, gli anziani svalvolati, tutti più o meno nostalgici del duce che si accontentano di Salvini,  credenti delle scie chimiche e sostenitori della terra piatta prima di Eratostene, venerabili filosofi affetti da demenza e da sottoporre a Tso.

Erano loro da stanare tra il giubilo del consorzio civile,  per sottoporli alla somministrazione coatta, ma da adesso la battuta di caccia si estende a insegnanti che credevano di stare al coperto grazie alla Dad,  impiegati scansafatiche e codardi più di Travet col signor direttore,  cassiere del supermercato, operai della catena, inservienti e magazzinieri. Magari non sarà facile braccare i contratti anomali, i precari, i part time, i cottimisti, ma c’è da giurare che qualche capo-reparto e qualche caporale si renderà disponibile alla bisogna, segnalando i maramaldi con il duplice effetto di tutelare la società e creare nuovi posti di lavoro.

Sempre il Ricciardi interpellato conclude:  “Faccio i complimenti a Confindustria per la proposta che mette in evidenza quanto sia importante tutelare la salute dei lavoratori”.

E difatti fin dal primo momento in tanta confusione la classe imprenditoriale ha dimostrato di voler concretizzare quell’impegno di responsabilità sociale che già svolge applicando le regole della sicurezza in fabbrica, contrastando la piaga delle morti bianche e pure quella delle morti green estese ai residenti di siti industriali, sono gli imprenditori a indicare la strada al governo 1 e 2 che scriveva sotto dettatura i Dpcm, a stabilire quali erano i segmenti di “essenziali” da esporre al contagio e gli improduttivi superflui, il ceto che meritava la salvezza tramite resilienza e il popolo degli imprescindibili, per lunghi mesi celebrati come eroi e martiri.

E infatti quando qualche malcontento, qualche attrezzo antagonista ha attizzato i dipendenti di fabbriche e aziende del Nord, spinto irresponsabilmente a rivendicare dispositivi e procedure di sicurezza addirittura manifestando e indicendo scioperi sconsiderati proprio in piena emergenza, Confindustria ha dimostrato lo spirito di servizio che ha sempre contraddistinto il padronato italiano, concordando con il governo un protocollo a garanzia della salute dei lavoratori.

I mai contenti anche allora osservarono  che il protocollo aveva carattere unilaterale e volontario, addirittura si sospettò che l’intento vero fosse quello di esonerare i datori da eventuali conseguenze nel caso qualche dipendente venisse contagiato sul posto di lavoro, ma anche in quel caso furono i sindacati a richiamare gli iscritti a quella responsabilità che per tradizione è prerogativa esclusiva di chi sta sotto, per condividere l’impegno comune a far camminare il paese malgrado l’emergenza, anzi viaggiare speditamente in bus, treni, metro nei quali in un anno e mezzo non sono mai stati osservati criteri e requisiti di sicurezza.

E difatti anche oggi Landini dimostra la sua ormai proverbiale e concreta ragionevolezza, bilanciandosi con piglio democristiano tra la critica al Green Pass:   «Io mi sono vaccinato e sono perché tutti si vaccinino. Ma qui, diciamolo, siamo di fronte a una forzatura», come un Fico qualunque, e un avveduto e universale riconoscimento alle “autorità”:   «In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento ».

Ecco, non solo l’uomo ha un concetto del tempo relativo, la gestione della pandemia e l’altalena di bastoni e carote, concessioni e punizioni va avanti più o meno dal 28 febbraio dell’anno scorso quando in pieno annuncio dell’apocalisse,  il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia denuncia al Corriere i danni della psicosi da Coronavirus: “L’ export e il turismo hanno pesanti contraccolpi”, decidendo poi di assumersi l’onere della scansione delle scadenze e delle regole del lockdown da estendere dal motore d’Italia a tutto il Paese.  Ma ne ha uno altrettanto relativo dello spazio, a guardare come è stato gestito nel caso di fabbriche, mezzi di trasporto, grandi magazzini, depositi di merci della logistica, ma pure di scuole, ospedali, uffici pubblici, istituzioni, i primi in deroga alla legge dell’impenetrabilità dei corpi e del distanziamento a prevenzione del contagio,  le ultime esonerate da imposizioni in veste di intoccabili e inviolabili in patria e in autorevoli consessi.

Però su una cosa invece ha le idee chiare, stare sempre dalla parte di chi comanda  dando saggiamente un colpo alla botte e uno al cerchio: « Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce», ha dichiarato.

E difatti lo fanno stabilire ai loro  sottopancia al governo, aiutati dai loro consulenti legali che predispongono i testi di legge in studi pagati dalle multinazionali, quelle del farmaco, della logistica, delle tecnologie che provvedono ai dispositivi di controllo sociale. A loro interessa che anche in questo campo siano stabiliti i principi dei immunità e impunità che li liberano da responsabilità e conseguenze penali, anche quelle sempre più labili grazie al lavoro instancabile quanto indulgente del legislatore.

E difatti il lasciapassare serve a persuadere alla vaccinazione anche i più riluttanti, in modo da mettere le basi per un regime di medicalizzazione perenne, ma occorre anche come tessera di cittadinanza, di adesione al partito unico dell’obbedienza.

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