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Nessuno è insostituibile e non esistono salvatori della Patria: dopo Conte non c’è certo il diluvio

L’Italia è un partner che dovremmo voler rafforzare, invece di raccontare storie distorte e usare un linguaggio divisivo

Secondo la vulgata europea, l’Italia appesantisce e mette a rischio il resto dell’eurozona con la sua irresponsabilità fiscale , incapacità di portare a termine riforme strutturali ed efficaci, e un pizzico di “pigrizia” dal sapore stereotipato

Questo è stato e continua ad essere il programma televisivo di Conte, che ha generato non solo ascolti spettacolari ma ha costituito una leva di consenso per il presidente del Consiglio che non ha eguali che è andato bene oltre la media del consenso del suo governo.

Ora Conte, avvocato pugliese trasferito a Milano senza nessuna formazione particolare, scelto da due forze politiche, Cinquestelle e Lega, solo perché il suo profilo, la sua personalità non era in grado di fare ombra a nessuno dei leader del governo giallo-verde è stato poi l’artefice del suo stesso mito !

Così l’uomo senza titoli, senza curriculum politico, senza essersi mai misurato nelle urne, si è trovato a capo di uno dei principali paesi dell’Occidente, il primo colpito dal Covid :
il suo palcoscenico sono state le conferenze stampa notturne, la sua principale arma la drammatizzazione.

La stampa internazionale ha riconosciuto a Conte il merito di aver guidato il paese e la sua gente in un momento complicato, qualcuno l’ha paragonato addirittura a Churchill.

A me invece non ha mai convinto.

È il momento di dire basta !

È ora di smentire la primula rossa, l’avvocato del popolo, il salvatore dell’Italia!

È ora di smentire chi vuole ad ogni costo il potere a danno della collettività ,delle casse statali e regionali come fossero un bancomat.

Ma questi pregiudizi , che peraltro sono condivisi da molti italiani , sono lontani dalla realtà empirica.

l’Italia è stato sempre prima di Conte un contribuente netto dell’Ue nelle scorse decadi, si è sottoposta a più consolidamento fiscale di qualsiasi altro Paese europeo, è un gigante industriale, produce più di quel che consuma (non “vive aldilà delle proprie possibilità”), e il debito privato degli italiani è decisamente ragionevole rispetto agli altri Paesi OCSE.

Sono tra quelli che non ha mai apprezzato lo stile di comunicazione di Conte fatto di eccessivi drammi e troppo studiata a tavolino con cinismo e premeditazione.

Lo vedevo pessimo in un momento così difficile per il nostro Paese,quale quello pandemico e lo continuo a vedere pessimo anche adesso .

Dobbiamo guardare ai fatti, valutare onestamente la politica italiana e fare di meglio.

Questo è il mio modesto giudizio, e spero sia visto come un gesto di solidarietà nei confronti degli italiani e un campanello d’allarme per i leader politici europei.

Ci vuole più democrazia in un momento come questo, bisogna unire il Paese coinvolgendo pienamente tutte le istituzioni, il Parlamento, le opposizioni, le imprese, gli italiani tutti, insomma non è il momento delle divisioni e la coalizione che governa pare ancora in un mood pre-Covid dove ci si divide per avere visibilità, ma se prima la rissa non portava consensi, ora è insopportabile.

Il premier si è dimenticato che a una crescente centralità nell’esecutivo corrispondono oneri legati all’amministrazione del Paese. E quando i nodi sulla gestione della pandemia e sulla crisi economica sono venuti al pettine, le responsabilità del premier nell’insufficiente programmazione della risposta alla seconda ondata e delle politiche anti-recessione sono emerse in tutte la loro nitidezza.

Altro errore del nostro attore protagonista, al tempo stesso, un errore anche dei partiti maggiori che ne sostengono il governo, Pd e Movimento Cinque Stelle è stato quello di
rifiutare l’idea di mettere a terra un’agenda di lungo periodo : quando Italia Viva, infatti, ha iniziato a pungolare sui ritardi dell’esecutivo i nodi sono venuti al pettine.

Conte ha voluto diventare dominus dell’esecutivo, travalicare i confini delle sue prerogative di premier e si è sentito di avere più forza politica di quanta gliene avesse data il popolo!

Conte non ha mai fatto mistero di questa sua percezione, parlando apertamente dell’aumento del prestigio dell’Italia agli occhi dell’Europa e del mondo.

Mese dopo mese, però, le sue aspettative sono sempre di più state deluse mano a mano che i referenti internazionali dell’Italia tornavano ai loro tradizionali interlocutori.

E mano a mano che Conte vedeva la sua azione di governo perdere efficacia, anche l’idea di essere il faro dell’Italia di fronte al mondo si avviava a un inesorabile declino.

Le critiche Ue al Recovery Fund italiano e l’avvicendamento alla Casa Bianca tra Trump e Joe Biden hanno fatto il resto: per Conte è sempre stato più difficile rivendicare il suo prestigio internazionale come fattore di condizionamento della politica interna.

Conte è un leader indebolito e privo di una sua formazione politica da mettere in gioco e da mantenere nell’agone elettorale.

Nessuno è insostituibile e non esistono salvatori della Patria: dopo Conte non c’è certo il diluvio”, al contrario di quanto “Giuseppi” possa aver pensato.

Antonio Peragine

direttore@corrierepl.it

tags: conte, m5s, grillo

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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