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Un presidente ‘disarmato’ nel semestre bianco?

di Daniela Piesco

Su tutti i quotidiani rimbalza la notizia, dell’entrata di Mattarella nel cosiddetto semestre bianco, che andrebbe a profilare ipotesi di ‘disordini’ politici con un presidente disarmato .

La prospettiva ,paventata da molti è che tra ventiquattr’ore si apra al Quirinale un drastico vuoto di potere che farebbe del capo dello Stato un’autorità impotente

Ma non è proprio così. Cerchiamo di partire dal dettato dell’articolo 88 della Costituzione Italiana che si divide in due commi .

Primo comma,art 88 Cost

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse

La disposizione viene adottata dai costituenti nel 1947 tenuto conto della durata sfasata prevista per la Camera dei deputati (cinque anni) e per il Senato (sei anni).about:blank


La differenza della durata tra i due rami del Parlamento viene abolita con legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2 che modifica gli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione.

Di conseguenza anche Palazzo Madama da allora viene rieletto con cadenza quinquennale, in contemporanea con la Camera dei deputati.

Ciononostante l’articolo 88 della Costituzione non é mai stato modificato, né allora né successivamente.

Pertanto, benché nella storia dell’Italia repubblicana lo scioglimento anticipato di uno solo dei due rami del Parlamento non sia mai avvenuto, esso rimane un’ipotesi del tutto legittima.

Si tratta di una eventualità prevista dalla nostra Costituzione.

Davanti all’eventualità che il Governo non ottenga la fiducia alla Camera e invece confermi la maggioranza al Senato, Il Presidente della Repubblica ben potrebbe sciogliere la sola Camera dei deputati e chiamare gli elettori a votare solo per questo ramo del Parlamento.

Il problema è un altro: ammesso che si verifichino le condizioni per l’applicazione del citato art. 88, il Presidente della Repubblica si presterebbe mai a esercitare una simile prerogativa, davanti all’eventualità di cambiare interlocutore istituzionale?

Oppure semplicemente prenderebbe atto della crisi e attribuirebbe al
Presidente del Senato il classico mandato esplorativo per verificare l’esistenza di una maggioranza alternativa?

Domande legittime che però ,allo stato attuale,trovano difficili risposte.

Come dicevamo prima, nella storia della Repubblica Italiana non si è mai verificata l’ipotesi di due diverse maggioranze ,una al Senato e l’altra alla Camera .

La situazione dunque appare decisamente inedita.

Un Governo che non è sostenuto da uno dei due rami del Parlamento è un Governo castrato. Ben potrebbe sopravvivere sui singoli provvedimenti, ma chiaramente avrebbe vita durissima.

Perciò, logica e buon senso vorrebbe che con una sola gamba a disposizione, il Governo si dimettesse o il Presidente della Repubblica – preso atto della inesistenza di una maggioranza alla Camera – ne decretasse lo scioglimento.

Ma su quali presupposti il presidente della Repubblica può sciogliere una sola delle due Camere?

Il presupposto che genera lo scioglimento è l’impossibilità di funzionamento delle Camere, cioè nel caso che esse non fossero in grado di approvare le leggi e le altre deliberazioni. Ciò potrebbe essere determinato o da difficoltà di formare una maggioranza qualsiasi o da ripetuti atteggiamenti ostruzionistici. Tale situazione di paralisi potrebbe essere riscontrabile anche in una sola Camera. Non basta cioè che la maggioranza in quella Camera sia cambiata dal momento delle elezioni. Occorre, invece, che tale ingovernabilità ne paralizzi il funzionamento.

Una maggioranza che viene meno, obbliga il presidente della Repubblica allo scioglimento del Parlamento e al rinvio alle urne?

Il venir meno di una maggioranza in grado di appoggiare, il governo in carica può determinare una situazione di blocco funzionale del Parlamento. In questi casi il Capo dello Stato, che in materia di soluzioni delle crisi ministeriali ha amplissimi poteri discrezionali, potrebbe ricorrere come ultima soluzione allo scioglimento anticipato adottando tutte quelle forme di accertamento del quadro politico per verificare se sussista la possibilità di dar vita ad un nuovo governo in grado di funzionare. Questo accertamento che potrà svolgere o in sede di consultazioni, o avvalendosi di “incarichi esplorativi” conferiti ad alte personalità, coinvolgerà anche i partiti proprio al fine di conoscere direttamente le loro proposte per uno sbocco positivo della crisi ministeriale in corso

Veniamo al semestre bianco :lo introduce il secondo comma dell’articolo 88 e da domani ci dovrà fare i conti Sergio Mattarella

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.”

Negli ultimi sei mesi del suo mandato, che dura sette anni, il presidente della Repubblica non può sciogliere anticipatamente le Camere. Lo stabilisce l’articolo 88 della nostra Carta fondamentale.Dal 3 agosto comincia per Sergio Mattarella il semestre bianco.

Negli ultimi sei mesi del suo mandato, che dura sette anni, il presidente della Repubblica non può sciogliere anticipatamente le Camere.

I padri costituenti temevano infatti, all’inizio dell’era repubblicana e subito dopo la fine del ventennio fascista, che un Presidente autoritario avrebbe potuto sciogliere le Camere per farne eleggere di più compiacenti e sperare in un secondo mandato.

Nel 1991, per evitare quello che fu definito un “ingorgo istituzionale” per la coincidenza della fine della legislatura con la fine del mandato presidenziale di Francesco Cossiga, si modificò l’articolo 88, aggiungendo all’ultima frase le parole “salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”.

Mattarella: meglio la non rieleggibilità del capo dello Stato che il semestre bianco

Per il nostro presidente il semestre bianco può “alterare” l’equilibrio tra poteri dello Stato in un momento politico difficile.

Egli infatti sostiene di più l’opportunità di introdurre in Costituzione la non rieleggibilità del Capo dello Stato.

Questa modifica, infatti, avrebbe potuto “eliminare qualunque, sia pure ingiusto, sospetto che qualche atto del Capo dello Stato sia compiuto al fine di favorirne la rielezione“.

Di qui, ancora Mattarella, “l’affermazione che ‘una volta disposta la non rieleggibilità del Presidente, si potrà anche abrogare la disposizione dell’art.88 comma 2 della Costituzione, che toglie al Presidente il potere di sciogliere il Parlamento negli ultimi mesi del suo mandatò”. “Una disposizione che “altera il difficile e delicato equilibrio tra poteri dello Stato e può far scattare la sospensione del potere di scioglimento delle Camere in un momento politico tale da determinare gravi effetti“.

Il «semestre bianco» ha ancora senso?

Giovanni Maria Flick, emerito della Consulta, considera il semestre bianco «superato e contraddetto dai fatti»Inoltre sostiene che “Di preoccupante, per lui, c’è semmai la prospettiva che adesso scatti nei partiti una logica da liberi tutti con rincorsa a litigare, a costo di rompere l’alleanza di governo, nella poco responsabile convinzione che tanto Mattarella non può fare niente”

Non è così. Non del tutto, almeno

A Mattarella restano intatti i poteri di nomina, di firma, di rinvio delle leggi, di inviare messaggi al Paese, oltre alla prerogativa di usare la moral suasion, ormai entrata nella Costituzione materiale.

Certo, se i partiti più inquieti, pur di lucrare consensi o di preservare i voti mantenuti nonostante le fratture interne (come Lega e M5S) determinassero una crisi senza rimedio, tutto si complicherebbe per il Quirinale.

Al quale resterebbero due opzioni fondamentali

La prima: mantenere l’esecutivo dimissionario in carica per l’ordinaria amministrazione, e la storia della Prima Repubblica ci consegna esempi di premier sfiduciati che, tra verifiche e negoziati, tirarono a campare per più di 200 giorni (senza trascurare i precedenti di Belgio e Austria, dove si traccheggiò per più di un anno).

La seconda opzione: consapevole di trovarsi davanti a una crisi ingestibile, che diventa di sistema, Mattarella la fa precipitare dimettendosi e da quel passaggio lo scioglimento delle Camere dipenderebbe dal suo successore.

A tal proposito George Orwell parlava di una politica ancora molto pensante:”I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango”. .

Ma oggi ? Oggi trionfa la disillusione.

Daniela Piesco vice Direttore Radici

Membro comitato Direttivo Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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