Diritti & Lavoro

Poesia. ‘Pane e …Quotidiano

Gentili amici della poesia, vi comunichiamo che nei mesi estivi la rubrica Pane e Quotidiano avrà cadenza settimanale.

L’appuntamento è ogni mercoledì.

Augurandovi buona estate vi invitiamo a continuare a respirare poesia!

Maria Pia Latorre    –      Ezia Di Monte

La Redazione

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Il 27 luglio 1915 nasce a Luino, su lago Maggiore, Vittorio Sereni. Vive la sua adolescenza a Brescia poi, per esigenze lavorative del padre Enrico, funzionario di dogana, si trasferisce a Milano.

Durante il periodo universitario stringe legami con intellettuali quali Antonia Pozzi, e Enzo Paci. Si laurea nel 1936 con una tesi in Estetica, sulla poetica di Gozzano.

Nel 1937 comincia a dedicarsi all’insegnamento nelle scuole superiori. Nel 1938 diviene redattore della rivista «Corrente di Vita Giovanile» fondata da Ernesto Treccani. Viene chiamato alle armi nel 1940, dapprima sul fronte francese, successivamente destinato in Grecia per raggiungere l’Africa. Il 24 luglio 1943 è fatto prigioniero con il suo reparto dagli Alleati sbarcati in forze in Sicilia. Fino al 1945 trascorre il suo tempo in prigionia tra Algeria e Marocco francese.

Alla fine della guerra ha l’incarico della cattedra di italiano nel liceo “Carducci” di Milano. Nel 1952 lascia l’insegnamento per entrare alla direzione dell’ufficio stampa e propaganda della Pirelli, pubblicando un’importante rivista in cui le sezioni arte e letteratura sono affidate alle sue cure. Nel 1958 la Mondadori accoglie nel suo organico Sereni come direttore editoriale, lavoro che lo impegnerà fino al giorno della sua morte, nel 1983.

L’esordio poetico di Vittorio Sereni avviene nel 1941 con la raccolta Frontiera.

Nel 1965, insieme alla seconda edizione di Diario d’Algeria pubblicata da Mondadori, viene pubblicata da Einaudi la nuova raccolta lirica Strumenti umani. Seguiranno anni di “silenzio creativo”, prima di avere la nuova ed ultima raccolta Stella variabile. 

Le mani  da “Frontiera”

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Quei bambini che giocano

un giorno perdoneranno

se presto ci togliamo di mezzo.

Perdoneranno. Un giorno.

Ma la distorsione del tempo

il corso della vita deviato su false piste

l’emorragia dei giorni

dal varco del corrotto intendimento:

questo no, non lo perdoneranno.

Non si perdona a una donna un amore bugiardo,

l’ameno paesaggio d’acque e foglie

che si squarcia svelando

radici putrefatte, melma nera.

“D’amore non esistono peccati,

s’infuriava un poeta ai tardi anni,

esistono soltanto peccati contro l’amore”.

E questi no, non li perdoneranno.

 

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